C’è anche una giovane napoletano, Lorenzo Brunetti, fra i cinque migliori scienziati italiani in Nord America.
Fra i premiati c’è chi studia come sconfiggere tumori e leucemie, chi collabora allo sviluppo del futuro dell’informatica, ovvero il «computer quantistico», chi ha scoperto per la prima volta una sorgente di neutrini cosmici ad alta energia, chi cerca di arrivare a valvole cardiache perfettamente adattabili al corpo umano.
I loro nomi sono Sara Buson, Antonio D’Amore, Ricardo Manenti, Lorenzo Brunetti e Roberta Zappasodi, ovvero i 5 migliori scienziati italiani in Nord America, premiati a Washington da ISSNAF, nell’evento annuale – gli ISSNAF Awards – della Fondazione degli uomini e donne di scienza italiani in Usa e Canada.

Classe 1983, nato a Napoli, Lorenzo Brunetti è un borsista post-dottorato al Baylor College of Medicine di Houston. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina all’Università Federico II di Napoli si è trasferito a Perugia, dove ha completato la sua formazione clinica in ematologia e il dottorato in Medicina molecolare presso l’Università di Perugia.

Negli Stati Uniti Brunetti ha perfezionato un protocollo per modificare in modo efficiente il DNA di cellule del sangue normali e maligne e la sua attuale ricerca si concentra sull’applicazione di questa tecnica per scoprire nuovi meccanismi molecolari che causano la leucemia. I risultati del suo lavoro sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Cancer Cell.

«Lavoro ancora in collaborazione con il laboratorio di Perugia – racconta – ed è lì che vorrei tornare a fare ricerca e attività clinica dopo questa esperienza negli Stati Uniti. Qui faccio solo ricerca, mentre in Italia ho svolto prevalentemente attività clinica; vorrei provare a unire accademia e clinica, magari proprio a Perugia».

Con il team della professoressa Margaret (Peggy) Goodell, Brunetti ha fatto luce sull’importanza della mutazione del gene NPM1 nella leucemia acuta mieloide: «Nonostante la mutazione di cui ci occupiamo, quella del gene NPM1, sia tra le più frequenti, non si sa come porti alla leucemia e se sia davvero necessaria per la sopravvivenza delle cellule leucemiche. Normalmente la proteina NPM1 si trova nel nucleo, ma nelle cellule leucemiche con questa mutazione la proteina si trova nel citoplasma. Con la nostra tecnica di editing e con un farmaco specifico abbiamo dimostrato che riposizionando la proteina mutata nel nucleo le cellule leucemiche smettono di crescere».Per quanto riguarda gli aspetti terapeutici: «Esiste un farmaco, già in fase di sperimentazione clinica, che è in grado di ristabilire la normale localizzazione della proteina NPM1 nelle cellule leucemiche. Il prossimo passo sarà quello di testarlo in pazienti affetti da leucemia con questa mutazione, che rappresentano il 30% dei pazienti con leucemia acuta mieloide».