La riduzione delle emissioni da combustibili fossili durante il lockdown ha determinato il calo del 40% dell’NO2 in Europa. La diretta conseguenza di questa riduzione dell’inquinamento è che 1490 persone sono state salvate nella sola Italia e 11.000 in tutta Europa, proprio grazie all’aria pulita di questi mesi. 

Sembra infatti un paradosso, ma migliaia di morti sono state evitate non solo nella nostra penisola, ma anche in altri paesi come la Cina dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, affermano gli scienziati. I lockdown hanno migliorato notevolmente la qualità dell’aria. In tutto il mondo sono state implementate misure per limitare le interazioni pubbliche, tra cui la chiusura di bar, scuole, ristoranti, teatri, la cancellazione di eventi e l’incoraggiamento a lavorare da casa. Fatto confermato dalle immagini satellitari dell’Agenzia spaziale europea e della NASA che mostrano che la drastica riduzione della quantità di emissioni nocive da combustibili fossili durante la quarantena, ha determinato il calo del 40% dell’NO2 in Europa.  

Il significativo calo delle concentrazioni di inquinanti atmosferici ha, nei fatti, salvato ben 11.000 vite in Europa, di cui 1.490 soltanto in  Italia. Un recente studio del Centro di ricerca per l’energia e l’aria pulita (CREA) mette in risalto gli effetti positivi della riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili legata alla quarantena con il conseguente miglioramento della qualità dell’aria nelle nostre città, e quindi della nostra salute.

La quarantena, ha determinato in Italia un decremento mediamente del 40-45% del biossido di azoto (NO2), un inquinante che proviene principalmente dai veicoli diesel,  l’esempio più eclatante di questo calo nei livelli d’inquinamento è la Lombardia, dove il lockdown ha determinato una diminuzione di almeno il 45% dell’NO2, come dimostrato dai ricercatori del centro aerospaziale tedesco (DLR), che hanno evidenziato l’indiscutibile legame tra il crollo dell’NO2 e la riduzione delle attività umane, in particolare del traffico durante i mesi di quarantena.

Il biossido di azoto è un gas molto dannoso per la salute umana, moltissimi gli studi che ne hanno ormai acclarato gli effetti sul sistema cardio circolatorio e polmonare, oltre che i problemi per lo sviluppo subiti da bambini esposti a questa sostanza durante la gravidanza e nei primi anni di vita. Il biossido di azoto viene emesso durante la combustione del carburante e rilasciato nell’aria da automobili, centrali elettriche e impianti industriali e si forma quando i combustibili fossili come carbone, gas o diesel vengono bruciati ad alte temperature causando una serie di effetti dannosi sui polmoni, tra cui un aumento dell’infiammazione delle vie aeree e un rischio maggiore di attacchi di asma.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente  evidenzia che, a livello europeo, il 7% della popolazione è esposta a concentrazioni di biossido di azoto oltre i limiti legali: purtroppo gran parte di questa quota di cittadini europei vive nel nostro paese, specialmente in Pianura padana e in altre città italiane come Roma e Napoli. L’Italia, con le sue 14.600 morti premature annuali, è il primo paese europeo per decessi causati dall’NO2.

Gli scienziati da tempo affermano che esiste un legame comprovato tra scarsa qualità dell’aria e morti premature legate alla respirazione di quell’aria. Secondo le ricerche una persona media perde circa tre anni della sua vita a causa dell’inquinamento atmosferico (simile all’impatto del fumo e superiore alla Malaria).  Con le cifre alla mano dopo soli due mesi di lockdown e di conseguente calo di livelli di inquinamento, si è registrata in Cina, per esempio, una riduzione di decessi di circa 4.000 bambini sotto i cinque anni e 73.000 adulti oltre i 70 anni per malattie e crisi respiratorie causate dalla povera qualità dell’aria, cifra superiore alle morti per Covid 19 in quel paese.

Il servizio di monitoraggio dell’atmosfera Copernicus (CAMS) ha, comunicato, inoltre, che ha osservato anche una diminuzione dell’inquinamento da atmosferico anche da PM2.5, per il mese di febbraio, tra il 20 e il 30 per cento, rispetto ai tre anni precedenti. Il PM2.5 è uno degli inquinanti atmosferici più dannosi per quanto riguarda gli impatti sulla salute secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. Il PM2.5 identifica una classificazione numerica data alle polveri sottili in base alle dimensioni medie delle loro particelle. Il metodo di misurazione è regolato nell’Unione Europea. Di massima più il numero è basso, più le polveri sono sottili e più sono pericolose per la salute di tutti gli esseri viventi. Infatti mentre il PM 10 raggiunge solo i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, il PM 2,5 è in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue. Nelle donne ci sono evidenze che il PM 2,5 venga ad accumularsi nel seno causando il cancro al seno. Si calcola che per una presenza di PM 2,5 superiore di 10 punti rispetto al massimo consentito vi sia un incremento della probabilità di contrarre il cancro pari al 7%.

Inoltre secondo Sara De Matteis, Professore associato di Medicina del lavoro e ambientale presso l’Università degli Studi di Cagliari, ridurre i livelli di inquinamento a lungo termine aiuterà a sua volta a ridurre il numero di decessi in una qualsiasi futura pandemia. In una intervista concessa al Guardian, la ricercatrice italiana ha spiegato che i pazienti con patologie polmonari e cardiache croniche causate o peggiorate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire.  Questo è probabilmente applicabile anche nel caso di Covid-19. Con la riduzione dei livelli di inquinamento atmosferico è possibile aiutare i più vulnerabili nella loro lotta contro questa e tutte le possibili pandemie future.

Per questo motivo, ed in completo accordo con quanto provato dai ricercatori e gli scienziati in tutto il mondo, l’associazione Cittadini per l’aria ha inviato nei giorni scorsi una lettera a molti sindaci invitandoli a cogliere questo momento per adottare misure che favoriscano la mobilità sostenibile. “Questa crisi rappresenta una cartolina dal futuro che indica chiaramente le azioni da mettere in campo. Gli amministratori hanno oggi la possibilità di cambiare davvero, dando strada alla mobilità sostenibile nelle nostre città e nelle aree metropolitane,  riducendo così l’inquinamento atmosferico e il danno alla salute dei cittadini. Spazio alle persone, alle bici, al trasporto pubblico efficiente, ai mezzi commerciali a emissioni zero. Più verde accessibile e diffuso nelle città. Serve inoltre affrontare al più presto il tema delle emissioni navali nelle città di porto. Queste azioni consentiranno di ridurre l’inquinamento nelle nostre città e risparmiare vite umane, ridurre l’impatto climatico delle aree urbane e costruire comunità più giuste. Ed è anche il modo di essere più forti di fronte a nuove ondate del virus, visto che sappiamo che il Covid19 colpisce con più aggressività coloro che hanno patologie ricollegabili alla cattiva qualità dell’aria” conclude Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria.