Chi non ha sentito parlare di Dafne e Apollo. Dafne fu il primo amore del dio Apollo. Sacerdotessa della Madre Terra, Dafne era una ninfa amante della propria libertà: ella conquistò il cuore di Apollo. Così il Dio greco, si dichiarò a Dafne, ma fu respinto. Il dio si mise all’inseguimento della fanciulla che era corsa via spaventata, e stava quasi per raggiungerla quando Dafne, invocato l’aiuto di Gea o del padre, si trasformò in un albero di alloro. Da allora fu l’albero preferito di Apollo, che ne porta i rami come una corona.

La mitologia ha spesso delle tracce di verità e l’importanza di questo mito giace proprio nella trasformazione di Dafne, che si trasformò in un albero, questo è proprio quello che stava succedendo a Patrizia, la 17enne figlia di un calzolaio, che venne portata al Regio Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, oggi l’Ospedale degli Incurabili, perché lentamente si stava trasformando in legno: la sua pelle e la sua lingua erano ruvide e secche proprio come la corteccia di un albero.

Venne immediatamente chiamato il dottor Carlo Curzio, un anziano medico, e noto per la sua esperienza con i casi più disperati. Tutto ciò che sappiamo infatti sulla storia della Donna Albero lo abbiamo appreso dai suoi appunti sul caso. Superato lo sbigottimento, Curzio analizzando la paziente, notò subito che solo la pelle e la lingua erano state toccate dalla trasformazione, gli organi interni non erano stati ancora colpiti. Iniziò così ad “investigare” il caso, raccogliendo tutte le  informazioni possibili: i genitori della ragazza dissero che la figlia non riusciva a sudare da moltissimo tempo, e che, addirittura, non aveva mai avuto le mestruazioni.

Il medico cercò ovunque casi simili, consultò libri e trattati antichi e moderni,  consultò altri colleghi anche nella farmacia dell’ospedale per avere pareri esterni, ma non riuscì a trovare alcun precedente. Curzio decise così di raccontare il caso anche a persone esterne all’ospedale e venne convocato il Principe di Sansevero Raimondo di Sangro, noto per la sua profonda conoscenza delle arti oscure ed alchimia.

Il medico riuscì, dopo aver ascoltato i pareri di questi esperti, ad avere una visione completa del fenomeno e capì che il reale problema della ragazza era l’idratazione: i suoi pori erano completamente bloccati di conseguenza il corpo non poteva traspirare, causando quella secchezza arborea della pelle. Intanto il tempo stava passando e le sue condizioni peggioravano dal momento che la lingua sempre più dura e secca soffocava la ragazza impedendole una respirazione normale: non c’era più un attimo da perdere.

 Il primo tentativo del medico fu quello immergere Patrizia in acqua dolce, leggermente riscaldata con qualche bicchiere di latte per fornire alla pelle sostanze nutritive. Non servì a nulla: la pelle arborea non ne assorbì nemmeno una goccia. Ma  Curzio non si rassegnò e provò ad idratarla con del vapore. L’acqua sublimata riuscì finalmente ad entrare nei pori e,  gradualmente, la corteccia iniziò a ritornare pelle umana.

Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, però, i progressi si fermarono poiché i pori si richiusero completamente. Così il Principe di Sangro con le sue conoscenze alchemiche intervenne per aiutare la povera ragazza. A Patrizia vennero date dosi massicce di mercurio. Il metallo era anticamente usato dagli alchimisti nella ricerca dell’immortalità, ma che era in realtà fortemente tossico per il corpo umano.

Il principe lo sapeva bene. Patrizia subì in poco tempo una violenta intossicazione da mercurio, il metallo, impossibile da assorbire del tutto dal nostro corpo, fuoriuscì per forza dai pori della pelle stappandoli definitivamente. Dopo un anno di cure, la ragazza, che si stava trasformando in albero tornò ad avere pelle umana, a parlare e camminare. Diversamente dalla ninfa Dafne, che si trasformò e rimase per suo volere un albero di alloro.  Il dottor Curzio, invece, diventerà famoso  come il medico che ha scoperto e curato per la prima volta la sclerodermia: una malattia rara, ma, ancor oggi, esistente.