Quando le cose accadono a caso , bisogna coglierle, ecco perchè oggi vi propongo questo scritto, una sorta di lettera a se stessa, di una ballerina, la sua “Voce” ha preso corpo prima di tutto per sé, ed io ho voluto coglierla e condividerla con voi, con chi non balla ancora e con i ballerini provetti, allora ve la propongo nella sua interezza così come è sgorgata dal suo cuore, perchè la conosco ed è una donna di cuore, nulla ho modificato … una riflessione, intima e pensata… e credo a  lungo….

Edwige

la “voce di una ballerina”

🙂

abbracci

“Vivere una passione é predisporre tutto il nostro essere verso quelle sensazioni fisico-emotive che ci coinvolgono ed investono totalmente. Ma quanto le emozioni dipendono da noi e quanto prendono forma da ciò che ci circonda? Vivo la passione per il tango da anni, una danza sociale che, dalle sue origini fino ad oggi, ha coinvolto sentimenti ribelli ed animi romantici in maniera sempre più intensa e profonda. Chi per intuizione, chi per risposta al proprio stato d’animo, ognuno di noi vi ha intravisto un modo per riconoscersi e riconoscere nuovi traguardi. Il tango é una danza che riconosce una cultura, che si riconosce ormai in uno status, prima solo accennato, oggi espresso in maniera tanto intensa di farci sentire tutti parte dello stesso “spazio”. Ci identifica nell’espressione delle stesse sensazioni e nello stesso modo di esprimerle, grazie alla sua importante valenza emotiva e sociale. Il tango ci ha resi parte di un tutto, nella conquista di un tutto come parte di noi. Ha limitato i confini dei piccoli e grandi spazi fisici, tra persone e Stati, per amplificare quelli dell’intimità, attribuendo riconoscibilità individuale ed entità personale attraverso i suoi movimenti che divenuti una forma d’arte. Il tango, come altre passioni, nasce da un richiamo interiore, la cui risposta si proietta nella nostra vita di relazione in maniera così amplificata da misurare quasi tutto, forse troppo, in sua funzione. Per citare l’espressione “spazi fisici e spazi interiori” della Dott.ssa Caprioglio, riscontro nel tango una riconoscibilità reciproca dei due ambiti in cui l’interiorità possa corrispondere alla ricerca di uno spazio fisico specifico e viceversa ogni spazio rilegga la nostra intimità. La risposta al nostro stato d’animo è la ricerca di “spazi morbidi”, piccoli e grandi, come luoghi dello stare bene. Il tango è uno spazio in cui il vivere uno stato interiore non prescinde dallo spazio fisico in ci si esprime e dalla qualità dello stesso, perché il nostro essere si predisponga al meglio. Dietro ad un’affinata tecnica che ci dice come muoverci nel rispetto di noi e degli altri, per gestire lo spazio in cui siamo, c’è tutta una serie di condizioni che prescindono dalla tecnica e che rientrano nella sfera del sentire e del vivere lo spazio intorno a noi, la cui percezione è differente per ognuno. Questo modo di sentirci “dentro” ed “intorno” a qualcuno o qualcosa crea una dimensione singolare, unica, che diventa patrimonio intimo di ognuno. Ci muoviamo danzando liberamente solo se ci sentiamo in armonia all’interno dello spazio che ricaviamo per noi. La dinamica di ognuno diventa un po’ il luogo di tutti, in cui tutti si muovono all’unisono ed in cui ognuno tenta di riconoscere la propria spazialità, vicina o lontana, che dimensiona il movimento: il senso di appropriazione dello spazio in un tempo in cui sia possibile riconoscersi. E’ la conquista del territorio, una presa di posizione di un luogo per la consapevolezza di sé e la conferma delle intime emozioni. Emotività ed intorno entrano così in una stretta relazione di dare ed avere che si rigenera continuamente. Quali spazi sono quelli giusti e quali quelli che ci corrispondono? Dove stare durante e dopo un piacevole abbraccio, un’armonia di corpi che ballano, un gradevole scambio di poche parole tra un tango e l’altro? Magari preferirei continuare a cercare nuovi piccoli spazi in cui c’è poco per muoversi ma tanto per provare. Oppure vorrei stare comodamente seduta, per decantare la mia soddisfazione ed ampliare le mie sensazioni. O rimanere in piedi per caricare la mia eccitazione. Oppure potrei desiderare un bancone di un bar, che sia vicino e comodo da raggiungere, dove continuare a scambiare altre parole poco prima accennate. O altrimenti vorrei poter sostare in uno spazio vuoto al chiuso, o pieno all’aperto, in un angolo o ancora meglio intorno ad un tavolo in compagnia di altri. In ogni caso cerco uno spazio adatto a me e lo conformo al mio essere. Che spazio riconosco adatto per esprimere le mie emozioni e condividerle con l’altro? Una pista ampia, luminosa, viva, per il mio modo di vivere il tango in maniera fluida, scorrevole, dai molteplici scambi dinamici. Oppure una pista raccolta, meno illuminata in cui si spengono i pensieri e si accendono le emozioni, solo quelle, più veloci dei passi, che parlano ad occhi chiusi ed in cui tutto il mio “spazio interiore” è qui e non là. Più ci rifletto e più mi convinco che vivere gli spazi legati alle nostre passioni sia come vivere gli spazi della casa, i luoghi in cui stai bene perché ti ci riconosci. Quegli spazi della sicurezza in cui trasferisci il tuo essere e che ti restituiscono la loro calda e confortevole essenza. Lo spazio dell’intimità, denso e ricco di aspettative, anche pieno di contrasti e stadi emotivi. La “dimensione” dello spazio interiore ci permette di rileggere il nostro star bene fisico e allo stesso tempo il luogo, la sua armonia e garbatezza corrispondono al nostro stato d’animo, diventano condizione imprescindibile per riconoscersi. Per esempio, ballare in uno spazio che si proporzioni correttamente con le nostre dimensioni corporee, né alto e né basso, né “magro” e né “grasso”, a misura d’uomo, mi fa sentire in armonia con esso e con l’altro. Il mio attacco a terra è gradevole allo stesso modo come quello al cielo, non ci sono elementi visivi e luminosi che mi disturbano e distolgono dal “noi” per percepire “dell’altro”. La relazione visiva con l’intorno dev’essere discreta, in una sorta di coinvolgimento emotivo delicato che accresce le mie sensazioni in quello stato di armonioso reciproco compiacimento. Lo spazio si relaziona con noi e si conforma in un luogo libero, in cui nessun elemento ostacola la mia concentrazione. Lo spazio ideale è uno spazio fatto di poche cose ma giustamente collocate, in cui il solo gioco possibile, oltre alla danza, é quello dei suoni e delle luci, in una morbida delicatezza di colori. Lo spazio dedicato alla danza è uno spazio caldo, ma semplice, oggettivato solo da pochi elementi di riferimento. Così è lo spazio teatrale, vuoto ma pieno di emozione, in cui pochi elementi parlano del tutto. Così sono anche alcuni spazi della casa, quelli in cui ci si raccoglie con l’essenziale: una vista, una comoda seduta, una luce riflessa e ciò che ci alletta l’animo e la mente. Lo spazio della libera espressione emotiva non ha bisogno di altro. Poi ci sono gli spazi del dopo, quelli in cui ti fermi per un pò. Meglio un tavolo circolare a bordo pista, che stare in piedi. Uno spazio in cui scambiare socialità in quella luce soffusa che lascia rileggere le labbra senza troppa confusione, adeguata a riconoscerci per la scelta dell’altro. Meglio le linee curve in armonie della natura, gli angoli raccolgono le asprezze degli spigoli. E’ come raccogliersi intorno ad un fuoco acceso in uno spazio esterno o intorno ad un focolare domestico al centro della casa per condividere emozioni e momenti anche in silenzio. Preferisco la comodità al sostare in piedi nei pressi degli ingressi, un po’ dentro e un po’ fuori, né qui e né lì! Poi c’è il momento del ristoro, in cui lo spazio del bancone del bar diventa l’altro conforto. E’ un po’ come stare al centro delle cucine di un tempo, si sta lì per un convivio a decantare le sensazioni. Uno spazio a cui non rinuncio durante la serata. Lo stesso rapporto che instauro con la lo spazio della cucina quando trascorro del tempo in casa, ogni tanto vado lì in una sorta di costante soddisfacimento del palato. I movimenti del nostro corpo, insomma, non sono altro che i movimenti del nostro spirito e sono sempre in stretta relazione con lo spazio che ci circonda, lo uniformiamo ai nostri bisogni. E’ quello che io chiamo “spazio morbido”, uno spazio fluido e dinamico che ci soddisfa e ci fa stare bene, nel quale riconoscersi e svelare il nostro sentire. Anche nei luoghi delle passioni, come in quelli di tutti i giorni, esistono legami e relazioni tra noi ed i nostri spazi intimi, tra essi e quelli di tutti: quegli spazi che ci circondano e nei quali riconosciamo il nostro agire e soprattutto il nostro emozionarci. Quelli in cui vogliamo stare proprio per questa ragione. Sono i luoghi della nostra memoria emotiva che riconoscono e conservano gli stati d’animo legati ai ricordi e li rinnovano ogni volta in un nuovo sentire. La mia riflessione sulle strette relazioni tra “lo spazio interiore e lo spazio fisico”, se vogliamo fantasiosa e sentimentale, è frutto di un modo personale di vivere il tango, che potrebbe accomunare tanti e che comunque non preclude una corrispondenza al tema più concreto della qualità degli spazi, ad alla loro corretta ed adeguata gestione. In tal senso, vi consiglio i leggere una concreta risposta alle esigenze legate all’aspetto della “qualità”, tema ampiamente analizzato da un professionista del tango, Michele Mollica. Nel suo libro, un testo statistico, “ Il tango in Italia – Viaggio alla ricerca della qualità”, affronta il tema degli spazi in termini di efficienza qualitativa e di prestazioni al fine di definire quali possano essere gli strumenti funzionali “alla costruzione di un ‘circuito della qualità’ nel tango”. Un risposta statistica ed una restituzione concreta ad elementi raccolti da un sondaggio realizzato su ciò che ognuno possa intendere come “qualità” nel tango e su ciò che possa desiderare per ottenere tale qualità.”

27 luglio 2015

Alessandra Fani

una ballerina