«Assurdo, umiliante che a difendere gli interessi del Mezzogiorno sia Bruxelles e non il governo italiano». Con queste parole l’eurodeputato Aldo Patriciello ha commentato le dichiarazioni del dg per la Politica regionale della Commissione Ue, Marc Lemaitre, che ha bacchettato l’Italia ‘rea’ di «non mantenere un adeguato livello di investimenti pubblici nel Mezzogiorno».

L’Eurodeputato Aldo Patriciello

Roma viene accusata dunque di fare il gioco delle tre carte con i soldi destinati al Sud e Lemaitre ha bacchettato il governo centrale per aver violato le regole sugli investimenti nel Mezzogiorno. “Non conosco nessun altro Paese che ha una situazione così debole – ha detto Lemaitre -. Gli sforzi europei fatti attraverso il bilancio comunitario sono stati neutralizzati dai tagli agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno”. la Commissione sottolinea l’importanza del principio di addizionalità, per cui i fondi strutturali impattano sull’economia solo se non vanno a sostituire la spesa pubblica, ma rimangono un “valore aggiunto”.

“Il fatto che la Commissione europea – ha poi spiegato Patriciello abbia messo nero su bianco di aver trovato il livello di investimenti pubblici al Sud più basso di sempre e di non conoscere nessun altro Paese che ha una situazione così debole, la dice lunga sulla gravità della situazione. Riaffermando, tra l’altro, un principio fondamentale, e cioè che i fondi europei per il Sud non autorizzano il Governo italiano a spendere di meno nel Mezzogiorno ma, anzi, devono essere aggiuntivi e non sostitutivi. Da noi, invece, per troppi anni è avvenuto il contrario – ha spiegato Patriciello -, con il risultato che gli sforzi europei per accorciare il divario tra Nord e Sud sono stati neutralizzati dai tagli del Governo al Mezzogiorno. In altre parole Roma ha concentrato gran parte degli investimenti al Nord, abbandonando il Sud al suo destino”.

Nel dettaglio, l’accordo tra Italia e Bruxelles prevedeva, per il periodo 2014-2016, un investimento al Sud di risorse pubbliche pari allo 0,47% del Pil del Mezzogiorno, obiettivo non raggiunto come indicano i dati fermi allo 0,40%. Quella differenza, equivale a circa il 20% in meno di risorse pubbliche spese sul territorio, con una tendenza che innesca molte perplessità sullo sviluppo del sud. Nel trienno 2014-2017, il tasso d’investimenti è sceso allo 0,38%, mentre Roma aveva garantito un livello di spesa pubblica al Sud pari allo 0,43% del Pil del Mezzogiorno per il 2014-2020. I fondi europei non devono creare valore aggiunto. I tagli agli investimenti effettuati del governo centrale, avrebbero così di fatto alterato l’equilibrio degli investimenti con il rischio che l’Ue decida di ridurre gli stanziamenti per rientrare nel parametro.