I “Figli d’ ‘a Madonna” è la visita guidata teatralizzata che sarà presentata 6 gennaio ore 18 da NarteA e Teatro Insania. La rappresentazione farà conoscere la storia del Complesso dell’Annunziata, attraverso pièce teatrali, incentrate sull’antica usanza dell’abbandono dei neonati, pratica che ha influenzato anche la vita del grande sculture Vincenzo Gemito. I testi sono di Antimo Casertano, anche interprete insieme a Daniela Ioia e Antonio Agerola.  La visita guidata è curata dalla guida Matteo Borriello, che condurrà gli ospiti all’interno della Basilica SS. Annunziata Maggiore, negli spazi della chiesa, della sacrestia, nella cappella del tesoro e nell’antico cortile dell’ospedale. 

“Figlie d’ ‘a Madonna”

Domenica 6 gennaio ore 18

Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione ai numeri 339 7020849 o 333 3152415.

La rappresentazione teatrale si alterna alle spiegazioni della guida, si concentra sulla storia di uno dei migliori scultori ottocenteschi che il nostro paese abbia avuto: Vincenzo Gemito, ‘o scultore pazzo, anch’egli mortificato e abbandonato nella casa del quartiere Forcella. Le interpretazioni di Antimo Casertano, nella parte di Vincenzo Gemito e di Daniela Ioia nella parte della nutrice sono ricche di “patos”: Gemito è un animo puro, ma intriso di rabbia, forse per il suo destino, forse per il suo temperamento artistico, anche la nutrice, esprime un sentimento conflittuale tra l’amore dato a questi bambini e la frustrazione, data dal mancato riconoscimento dei suoi sentimenti, data dal fatto di non poter essere la loro vera madre e quindi, in ultima analisi,  di non poter essere contraccambiata in ciò che prova verso questi bambini. Notevole è anche l’interpretazione di Antonio Agerola, anch’egli figlio della madonna, che nella sua condizione di “femmeniello”, ricopre un ruolo ancora più basso nella società dell’epoca, essendo deriso e considerato quasi un fenomeno da baraccone. 

La storia della struttura  è complessa, ma affascinante, e rivela il profondo lato umano della città di Napoli. Fondata nel XIV secolo, insieme all’annessa istituzione assistenziale per la cura dell’infanzia abbandonata, la basilica fa parte di un vasto complesso monumentale costituito in origine, oltre che dalla chiesa, da un ospedale, un convento, un ospizio per i trovatelli ed un “conservatorio” per le esposte. I bambini abbandonati venivano introdotti nella famosa ruota, e raccolti all’interno. All’esterno, al di sopra della ruota, vi era un puttino di marmo con la scritta: “O padre e madre che qui ne gettate / Alle vostre limosine siamo raccomandati“. Gli ospiti dell’istituzione venivano chiamati “figli della Madonna“, “figli d’a Nunziata” o “esposti“.

Padre Luigi Calemme, parroco dell’Annunziata Maggiore, spiega – è parte attiva nel rinascimento e riconoscimento di questo grande e bellissimo complesso: i settecento anni dalla fondazione ci impongono di creare situazioni che mirino ad aprire le porte della basilica a chi non conosce ancora questo monumento maestoso che ha fatto la differenza nella nostra città quanto a spiritualità e carità. – Ha spiegato Padre Calemme. – La comunità parrocchiale ha maturato la consapevolezza di essere custode di tanta ricchezza, da qui la gioia di accogliere un evento teatrale per condividere questo spazio, con orgoglio e riconoscenza, nei confronti di chi, come l’Associazione culturale NarteA, anche con piccoli segni, ha contribuito a rendere questi secoli di storia davvero speciali – ha concluso il parroco.