Lina Wertmuller ha ricevuto l’Oscar alla Carriera durante la novantunesima edizione della cerimonia che annualmente si tiene al Dolby Theatre di Los Angeles, venendo omaggiata da Sophia Loren e Isabella Rossellini. Lo ha dedicato a Enrico Job, suo compagno di vita e di lavoro, e alla loro figlia, Maria Zulima Job. A ringraziarla, complimentandosi per il riconoscimento ottenuto, è stato anche Giancarlo Giannini, che in un’intervista, tempo fa, dichiarò: “Se non ci fosse stata lei, io non sarei qui e non avrei mai fatto quello che ho fatto nella mia carriera. Per me è stata tutto“.

Paolo Merghetti definisce “cult” molti dei film dai titoli chilometrici, di questa regista che ha creato indimenticabili maschere e personaggi, per lo più maschili.

E’ stata la prima donna regista a concorrere alla Mostra del cinema di Cannes. Era il 1972 e vi portò la maschera di “Mimì Metallurgico“. E’ stata anche la prima donna a ricevere una nomination all’Oscar, nel 1977, con il personaggio di “Pasqualino Settebellezze“. Nel 1990 con “Io speriamo che me la cavo” racconta la storia di un maestro di scuola giunto dal Nord in un paesino del napoletano. Oggi si potrebbe dire che il personaggio di Sperelli è l’antesignano dei moderni “maestri di strada“.

…e Napoli canta!” sancisce l’esordio, avvenuto nel 1953, nel mondo del cinema e il legame con la città partenopea. Come Totò, Lina Wertmuller ha un’origine nobiliare a cui ha preferito quella partenopea, datale dal nonno, e il teatro, per il quale è stata regista e sceneggiatrice. Andando dietro la macchina da presa ha abbracciato il femminismo, a cui rende onore con l’ironia che l’ha portata, durante la cerimonia di premiazione degli Oscar, a chiedere una figura femminile, Anna, da affiancare alla celebre statuetta d’oro. Nel capoluogo campano ha girato molti film, tra cui “Complicato intrigo di donne“, “Ferdinando e Carolina“, “Mannaggia alla miseria“, “Francesca e Nunziata“.

Per aver dimostrato nella sua storia un legame fortissimo con Napoli, con la sua cultura e con il Sud di cui Napoli è capitale e anche perché ha espresso belle parole nei confronti della nostra città”, il sindaco Luigi De Magistris le conferì nel dicembre 2015 la cittadinanza onoraria, da lei richiesta poco prima. In quella cerimonia citò Luciano de Crescenzo, secondo il quale Gesù è nato in Palestina la prima volta ma tutte le altre è nato a Napoli, che dalle pagine del Corriere della Sera definì “una perla antica“, criticando l’associazione che l’allora ministro Rosy Bindi fece tra la città e la malavita: “Come si fa a dire che la camorra è un dato costitutivo di Napoli? Significa non conoscere la storia di questa città, vittima di continue dominazioni nei secoli. Il popolo minuto doveva difendersi da dominatori ogni volta diversi e nei suoi strati diciamo più distanti dalla Storia ha assunto atteggiamenti di un certo tipo, poi precipitati con la modernità. Ci sono, pertanto, anche tanti mascalzoni. Ma assumerlo a fatto costitutivo non si può“.

L’amore per Napoli lo ha tradotto in arte cinematografica impiegando al meglio la sua capacità di cogliere l’umano, anche nei suoi aspetti più grotteschi, rappresentandolo, con ironia e senza censura.