L’Immacolata Concezione è fortemente venerata in tutto il Sud Italia ed è stata la patrona del Regno delle due Sicilie dal 1816 fino alla sua dissoluzione nel 1860. Il dogma della Chiesa Cristiana Cattolica, stabilisce che la Vergine Maria è stata concepita senza peccato originale, cioè non è macchiata da quella colpa commessa da Adamo ed Eva, che disubbidirono a Dio e furono perciò allontanati dal Paradiso Terrestre, e sostiene, inoltre, che la Madonna visse senza commettere alcun peccato. Tale dogma proclamato da Pio IX l’8 dicembre 1854, rese così l’Immacolata oggetto di venerazione da parte di tutti i cattolici, e nel 1858 apparì a Bernadette, a Lourdes, dicendo: “Io sono l’Immacolata Concezione”.

 Pio IX, decretò il dogma con la bolla Ineffabilis Deus, dopo aver trascorso un periodo nel Regno delle Due Sicilie, nel 1848 infatti fu costretto a scappare da Roma che era stata presa dai rivoluzionari, durante i moti repubblicani, e soggiornò prima a Gaeta e poi alla Reggia Portici, visitando Napoli, le Officine di Pietrarsa e viaggiando sulla prima strada ferrata d’Italia, la Portici-Napoli-Nocera. Durante questo soggiorno toccò con mano quanto fosse forte in tutto il Mezzogiorno il culto dell’Immacolata, ed avendo stretto un forte rapporto di amicizia con il re Ferdinando II si convinse a “trasformare” una semplice devozione in un dogma. Così il re borbonico donò allo Stato Pontificio la colonna dell’Immacolata Concezione che si trova in Piazza di Spagna, che costituisce una sorta di gemella di quella dell’Immacolata eretta in Piazza del Gesù Nuovo a Napoli, da Carlo di Borbone già più di un secolo prima, tra il 1747 e il 1750.

Ma da dove viene questa forte devozione: per comprendere le origini di questa adorazione per l’Immacolata in particolare e più in generale verso la figura della Madonna, si deve andare ancora più a ritroso nel tempo. Questa molto probabilmente scaturisce dal culto della “Dea Madre”.  La venerazione della “Dea Madre” era molto diffusa nell’antico Mediterraneo, cambiando nome da un posto all’altro:  Artemide-Diana ad Efeso, Afrodite-Venere a Cipro, Demetra ad Eleusi  a Roma, per citarne solo alcune. Ma l’esempio più eclatante, e che ci permette di comprenderne le origini, è quello della “Dea Iside” di origine egiziana. Gli egiziani essendo conoscitori delle stelle, avevano tratto la maggior parte delle loro credenze religiose proprio dal “culto degli astri”. L’adorazione della Dea Madre probabilmente è scaturita dalla venerazione della Costellazione della Vergine.

Iside era la madre di Horus. Detta anche “Isis” è stata venerata fin dal IV millennio a.C. era il simbolo della moglie e madre ideale e divinità protettrice della natura e della magia, come tale simbolo della fertilità e della purezza. Suo figlio Horus, detto anche “Dio Sole” nacque il 25 dicembre, ed era il figlio di Dio, veniva considerato un “messia” e nella sua vita terrena aveva compiuto molti miracoli. Con l’avvento della dinastia tolemaica (323 a.C.) il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo e nel secondo secolo d.C. Roma divenne il centro della religione di Iside. I romani avevano attribuito alla Dea vari nomi, tra cui; madre di Dio, regina del cielo, madre misericordiosa, grande vergine e molti altri.

Il culto della divinità si sviluppò soprattutto in Campania, attraverso i grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis, grazie soprattutto alla numerosa presenza di mercanti alessandrini. I contatti tra Campania ed Egitto sono molto antichi e risalgono già IX sec. a. C. Tracce del culto di Iside si possono trovare a Napoli dove c’era una vera e propria comunità egiziana che si era stabilita nella Regio Nilensis, nei dintorni di piazzetta Nilo, cioè tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai, dove oggi si trova la famosa statua del Nilo, li giacciono anche le fondamenta di un tempio a lei dedicato,  oppure a Pompei, dove è conservato un tempio dedicato alla Dea Iside.

Il culto di Iside verrà praticato fino al 305 d.C. raggiungendo il suo zenith sotto il dominio di Diocelziano, per poi sparire definitivamente con l’editto di Costantino nel 312 d.C. E’ plausibile quindi che vi sia un’affinità tra la vergine Iside e la concezione che noi oggi abbiamo della Vergine Maria, anche considerando che l’arte paleocristiana si è ispirata proprio alle immagini ed alla simbologia della Dea egiziana.  Infatti, proprio come la nostra vergine, Iside veniva rappresentata seduta mentre allattava Horus, molto simile a quella della Madonna Nera di origine paleocristiana, oppure in tunica ed con il capo ornato dal disco solare, immagine che verrà ripresa proprio per l’iconografia dell’Immacolata Concezione.

Simona Caruso