Nella seconda edizione delle “Lezioni di Storia Festival“, Sergio Brancato, docente di sociologia presso l’università Federico II e sceneggiatore, è intervenuto per raccontare le vicissitudini sociali dell’eroe di massa nell’incontro dal titolo: “Da Superman a Watchmen. La rinascita del supereroe“.

Il festival, ideato e progettato da Editori Laterza con la Regione Campania ed organizzato dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini“, ha animato la routine napoletana con incontri tenutisi dal 27 febbraio al 1 marzo. Ogni giorno, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook, la “Società Campana dei Beni Culturali”, che cura la promozione e la comunicazione del festival, pubblica una lezione dopo una votazione pubblica effettuata il giorno prima su Telegram: https://t.me/scabec.

Il professore parte dalla constatazione che l’eroe è la figura che serve a definire il senso di appartenenza di una comunità, per poi centrare tutta la lezione sulla teoria dell’immagine che ha creato un dispositivo con cui si narra, in modo elementare, un’ideologia. Questo “campione” non è l’alterità, cioè qualcosa di lontano da noi, ma è la proiezione di noi stessi, chiarisce. Quindi, è l’identità storica dell’Uomo moderno, che va oltre l’archetipo idealtipico dell’antichità grazie al “sapere” prodotto dall’industria culturale, definita da Brancato “iattura e privilegio” dell’umanità.

Nel 1938 dalle menti di due ebrei nasce il prototipo del supereroe moderno, Superman, la cui storia ha le radici nel mito, “la più antica cultura della specie“. Secondo il professore, riecheggia il destino di Mosè, che, dopo essere stato salvato e adottato dalla famiglia del faraone, crescendo scopre di avere una missione: confermare nelle regole, dare stabilità e chiarezza alla vita. Mosè-Superman è, quindi, il difensore di un mondo costituito perché è il paladino di un sistema di valori. Unisce il “noi“, che racchiude il cittadino occidentale, con il “loro“, il clandestino che viene da un altro pianeta. Il successivo conflitto culturale della modernità trova espressione nella figura di “Tarzan“, l’eroe degli anni venti del secolo scorso in bilico tra la civilizzazione e la bestialità. Ne è erede il giustiziere “Phantom“, protagonista degli anni precedenti alla morte e alla rinascita di Superman, le quali sono funzionali a una elaborazione collettiva dei conflitti interni della società di massa, che nel 1942 produce “Wonderwoman“, eroina a lungo censurata, e “Capitan America“, maschera della propaganda antihitleriana.

Di decennio in decennio ci vengono presentate le nuove figure emerse dai vari conflitti sociali. E, così, la narrazione passa dalla rivoluzione che il dispositivo novecentesco del Supereroe vive negli anni Sessanta con i “Fantastici Quattro“, “L’uomo ragno” e “Daredevil“, il primo supereroe disabile, alla contestazione delle culture giovanili che si riconoscono in “Silver Surfer“, eroe nomade e reietto. Fino all’ambiguità ideologica di “Watchmen“, che sovverte l’ordine dei valori, elevando a mito un sociopatico, un individuo smarrito che vive in una società senza legami sociali ma immersa in una finanza che non sana il conflitto, che di conseguenza conduce verso un mondo nuovo quanto sconosciuto.

Buona riflessione!