Anche se i musei e i luoghi d’arte sono chiusi fino al 3 aprile per contrastare la diffusione del Coronavirus, la cultura non si ferma.

Una delle iniziative proposte dalle istituzioni campane passa dalla pubblicazione delle “Lezioni di Storia“, che si sono tenute dal 27 febbraio al 1 marzo in alcuni dei più bei luoghi di Napoli. Fanno parte della seconda edizione del festival, incentrata quest’anno sul binomio “Noi e loro“.

L’evento è ideato dall’editore Laterza con la Regione Campania, è organizzato dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini“, in collaborazione con la “Società Campana Beni Culturali spa“.

Il nemico siamo noi” è la prima delle video lezioni caricate sul canale YouTube del festival. E’ stata pubblicata il 13 marzo. Fu registrata al “Teatro Bellini” lo scorso 27 febbraio. Amedeo Feniello e Alessandro Vanoli mettono in scena un dialogo in due parti, intervallate dagli interventi musicali di Carlo Mascilli Migliorini, che accompagna le canzoni di Dolores Melodia.

Ma non c’era il Coronavirus stasera?“, chiede Vanoli al compagno di palco. “Ma che ne so, han detto che non c’era nessuno“, risponde Feniello. Neppure oggi, a quattordici giorni di distanza, è facile riconoscere il Covid-19, però si può dire che si è insinuato tra le pagine della storia umana, macchiandola.

Il nemico è il personaggio, sempre presente nella Storia della nostra penisola, su cui i due storici indagano. Capirne la storia vuol dire sapere chi siamo e cosa siamo diventati. Per questo motivo, lo spettacolo che va in scena ruota attorno a Lui per capire Noi.

Feniello e Vanoli partono dalla gente di Neapolis e della Magna Grecia, che abita la penisola italica, al tempo in cui la minaccia viene dai Romani, la cui scure si abbatte sulle province conquistate attraverso il giogo della schiavitù. Fino alla Battaglia di Canne, quando i Latini, abituati alla guerra, scoprono la poesia greca e con essa la filosofia e l’amore. Seguono secoli di contaminazioni culturali, fino al 212 d.C., anno in cui l’imperatore Caracalla rende “cittadini di Roma” tutti coloro che vivono nell’Impero. Il nemico, ora, è al di là del Reno e non fa paura: sono i barbari.

Il profilo del barbaro cambia di secolo in secolo. I goti, i bizantini, le pestilenze, le morti e la natura che s’impossessa di luoghi da cui l’uomo è arretrato. Nel VI secolo, il suo profilo assume l’aspetto di uomini dalle “lunghe barbe“: i Longobardi. Tutto sembra avere un nuovo inizio, ma dalla vita si finisce nella guerra. E allora arriva Carlo Magno in qualità di legittimo erede dell’Impero Romano. In quanto tale distrugge il potere dei Longobardi. E la Storia ricomincia daccapo con le navi da cui sbarcano i Saraceni, che due secoli dopo si scontreranno con il nuovo nemico che scende dal continente: i Normanni. A loro succedono gli Svevi, preceduti dai Turchi ma seguiti nel Cinquecento da francesi, spagnoli e austriaci, che ci conducono al Settecento, quando il nemico dal nome collettivo è sostituito da quello dal nome proprio: Napoleone. Scende dalle Alpi e viene accolto dagli abitanti della penisola come il portatore del cambiamento in una storia incancrenita da secoli di dominazioni. Ma il caos rivoluzionario non piace al popolo italico, neppure quello dei giacobini. Così, la speranza ritorna coi Piemontesi che ci unificano nel 1861. Per poi essere spazzata via dal nemico comune, quello di cui, secondo i due storici, una nazione ha bisogno per esistere, al pari di un passato, una tradizione, una legge, una lingua, una cultura comune. Il profilo del barbaro assume i tratti degli Austriaci fino alla Grande Guerra. La barbarie tedesca nel Secondo Conflitto Mondiale viene spazzata via dallo sbarco degli americani, portatori di una ricchezza che ai nostri occhi fa apparire il nemico un alleato, tanto da spingerci all’adesione alla sua cultura. La stessa che disegna il profilo dell’Italia attuale.