Nella seconda edizione delle “Lezioni di Storia Festival“, Domenico Conte, professore di Storia della Filosofia all’università Federico II, ci accompagna alla scoperta di un’Europa che, dinanzi al tramonto dell’Occidente, è invitata a risorgere dalle proprie ceneri attraverso un nuovo “umanesimo“.

Il festival, ideato e progettato da Editori Laterza con la Regione Campania ed organizzato dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini“, si è sviluppato in quarantanove incontri tenutisi dal 27 febbraio al 1 marzo.

In tempi di quarantena che, tra le altre cose, implica la chiusura di musei e teatri, #laculturanonsiferma, come dimostra la decisione della Scabec di caricare sui propri canali YouTube e Facebook i video degli incontri. La scelta della lezione da pubblicare avviene ogni giorno attraverso una votazione pubblica su Telegram: https://t.me/scabec.

Al “Museo Archeologico Nazionale di Napoli” è stata registrata la sesta video-lezione, caricata dalla Scabec. “Tra Napoli e Lubecca. L’idea di Europa di Benedetto Croce e Thomas Mann” è spiegata dal professore.

Inizia la narrazione con “Le considerazioni di un impolitico” che Thomas Mann pubblicò nel 1920. Conte lo presenta come un libro conservatore e antitaliano, fatto di “pagine scritte a forza per non poter fare altrimenti come accaduto a qualcun altro“. Cioè, allo stesso Croce, che nel 2019 con “Le pagine sulla guerra” si schiera contro l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, o, al più, a favore di un intervento al fianco della Germania, ritenuta da entrambi l’unica nazione che avesse dato prova di maturità. Il primo incontro tra i due studiosi, dunque, avviene nel nome della Germania.

Poco dopo, chiarisce il professore, entrambi dialogheranno su un’Europa non più germanica. Nel mezzo, accade però che il filosofo partenopeo si oppone alla concezione naturalistica della Storia, secondo cui quest’ultima si compone di civiltà, ognuna delle quali è un organismo e, in quanto tale, nasce, matura e muore. I “concordi pensieri” tra i due studiosi, testimoniati da una lettera del filosofo allo scrittore, nascono dalla comune consapevolezza che la Storia non può essere accantonata in favore di uno sguardo diretto esclusivamente sul futuro, da cui trae origine la visione “futuristica“, secondo la quale occorreva rinunciare anche all’Europa, ricca com’è di Storia.

Croce e Mann si incontrano nel 1931, l’anno successivo il filosofo pubblica la “Storia d’Europa“. ritrovano i quelli che definiscono i “tempi bui” del nazionalsocialismo tedesco, “rischiarati dalla presenza di spiriti ben disposti verso la vita“. Sono questi a indurli a delle “autocorrezioni” con cui superano le loro visioni germanocentriche di un Vecchio Continente stretto nella morsa della “barbarie tecnica“, causa della “finis Europae” sotto il segno dell’instabilità.

Non la Germania deve diventare Europea, ma l’Europa deve diventare tedesca“. Il professore ricorda una delle frasi più celebri dello scrittore di Lubecca, che accusò il nazionalsocialismo di “islamismo da strapazzo“. Certamente la “fortezza europea” del “Doctor Faustus” di Mann si trasforma in un “manicomio” sotto la follia demoniaca del nazismo. Il professore, allora, si pone delle domande. Il nuovo secolo sarà americano, nippo-cinese o sino-indiano? Bisogna dire addio all’Europa? La risposta di Mann alla crisi passerebbe da un nuovo “umanesimo notturno“, che solo può sconfiggere le massificazioni e la materializzazioni del mondo globalizzato.

Buona riflessione!