Il calvario della libertà religiosa in Italia (1929-1984)” è spiegata da Paolo Naso, professore presso l’università La Sapienza in un incontro tenutosi presso l’Accademia delle Belle Arti lo scorso 1 marzo, ultimo giorno di “Lezioni di storia festival“. La seconda edizione, intitolata “Noi e loro“, è partita il 27 febbraio su un progetto di Editori Laterza e Regione Campania, grazie all’impegno dell’associazione A voce alta e della Fondazione Teatro Bellini, attive su un progetto di Editori Laterza e Regione Campania. Nei giorni della quarantena causata dal coronavirus, #laculturanonsiferma, come dimostra la decisione della Società campana di beni culturali, ente promotore del festival, di caricare sui propri canali YouTube e Facebook i video degli incontri, da qualche giorno disponibili anche su Spotify: bit.ly/storiafestival20. La scelta della lezione da pubblicare avviene ogni giorno con una votazione su Telegram: https://t.me/scabec.

Nel febbraio 1848, ebrei e valdesi ottengono dal re Carlo Alberto la prima concessione delle libertà civili, che non si trasformano però in libertà religiosa. E’ il successivo Statuto Albertino a riconoscere, come religione di Stato, quella cattolica romana, esprimendo una certa tolleranza per le altre manifestazioni di fede, tanto che, nel seguente Stato liberale, alcune forze minoritarie tentano addirittura di dare un nuovo profilo al Paese. Dall’estero alcuni gruppi inviano finanziamenti ai membri delle proprie confessioni, perché mettano in atto una politica della “presenza quantitativa e qualitativa della rispettive chiese sul suolo italiano”. Tutto ciò si traduce in un sogno: la creazione di un’alleanza tra protestanti, ebrei, massoni, minoranze religiose, forze anti-clericali e social-liberali. Questo tentativo si trasforma in un’illusione che, nel febbraio 1929, lascia spazio a uno Stato “ricattolicizzato“, per riprendere l’aggettivo usato dallo storico nello spiegare la conciliazione col Vaticano secondo i Patti lateranensi. Prima di arrivare alla libertà confessionale sancita dalla Costituzione repubblicana, Naso mette in luce un documento del 1935: la circolare Buffarini Guidi, che giudica inammissibili nel Regno le associazioni che di fatto praticano culti non-cattolici. Nell’agenda politica degli attori della Guerra Fredda, invece, il tema della libertà religiosa resta in secondo piano, mentre nei decenni successivi si susseguono delle intese tra Stato e confessioni non-cattoliche, nelle quali oggi, stando ai dati del professore, non si riconosce il 90% di chi pratica nuovi culti: i loro rapporti con la Repubblica italiana non sarebbero regolati da specifiche intese.

Il pluralismo che si riscontra nella vita reale non è, quindi, riconosciuto giuridicamente e sociologicamente. E’ questo il monito dello storico, che parla di un “calvario” a cui la libertà religiosa continua ad essere sottoposta, nonostante il legislatore repubblicano abbia chiarito, nell’articolo 8 della Costituzione, che “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”.

Buon ascolto!