Nella seconda edizione delle “Lezioni di Storia Festival“, Daniela Caglioti, docente di Storia contemporanea all’Università Federico II, ha tenuto un incontro su “Il nemico interno. Stranieri civili in tempo di guerra. La manifestazione culturale, ideata e progettata da Editori Laterza con la Regione Campania e organizzata dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini“, ha animato la routine napoletana con incontri tenutisi dal 27 febbraio al 1 marzo. Nonostante la quarantena chiuda musei e teatri, #laculturanonsiferma, come dimostra la decisione della “Società campana di beni culturali“, ente promotore della manifestazione, di caricare sui propri canali YouTube e Facebook i video degli incontri, disponibili anche su Spotify: bit.ly/storiafestival20. La scelta della lezione da pubblicare avviene quotidianamente con una votazione su Telegram: https://t.me/scabec.

Dichiarazione dello Stato d’emergenza, chiusura dei confini, obbligo di registrazione dei sudditi di nazionalità nemica, sequestro dei loro beni e internamento, reazioni violente della folla contro gli stranieri, diffusione di notizie false e denunce. Segue queste tappe, che si alternano in vario modo, il modello individuato in tutti i Paesi che entrano nel primo conflitto mondiale. All’apice della globalizzazione dei primi del Novecento, nell’estate del 1914, improvvisamente, tanti europei si ritrovano ad essere stranieri in terra amica, mentre i confini diventano cortine invalicabili per evitare la diserzione dei propri soldati e per bloccare i cittadini stranieri, che se fossero tornati in patria sarebbero stati costretti all’arruolamento. Più che il confine è l’appartenenza nazionale a sancire chi rientra nella categoria del “noi” e chi in quella del “loro”, verso i quali tutti i regimi adottano politiche discriminatorie che, riducendo le libertà, rendono possibili in Italia il confino, in Russia la deportazione, nel resto del continente euroasiatico i campi di concentramento. Durante questa narrazione, la storica commenta episodi e fotogrammi di un passato che sembra non cambiare, se è vero che nei momenti di crisi emerge sempre la tentazione di attribuire un certo grado di pericolosità alle persone che sono considerate diverse e, per questo, vengono inserite in una categoria collettiva, da cui è difficile fuoriuscire, per dimostrare la propria correttezza o l’estraneità a fatti considerati delittuosi o insani dalla circostante cultura dominante.