Dalla prima “Giovinezza” all'”Inno ufficiale degli arditidannunziani fino alla partigiana “Bella ciao“, le gesta della gioventù alla sofferta ricerca della propria identità sono cantate con animo diverso da coloro che, di decade in decade, hanno cercato di dare un nuovo volto alla propria identità, individuale e collettiva. Sullo scontro generazionale, che contrappone i giovani al percorso indicato loro dalla società costruita e difesa dai padri, si innesta la lezione di Simona Colarizi, docente di Storia contemporanea all’università “La Sapienza“. Presso il Museo Madre lo scorso 28 febbraio si è tenuto l’incontro sui “Giovani contro. Conflitti tra generazioni nel Novecento“, programmato nella seconda giornata della manifestazione culturale, progettata da Editori Laterza insieme alla Regione Campania: “Lezioni di storia festival“. Conclusasi lo scorso 1 marzo, la seconda edizione si è svolta grazie all’impegno organizzativo dell’associazione “A voce alta” e della “Fondazione Teatro Bellini, mentre la comunicazione e la promozione è stata curata dalla “Società Campana Beni Culturali“. Poiché #laculturanonsiferma durante la quarantena causata dal coronavirus, i video degli incontri vengono caricati ogni sera sui canali YouTube e Facebook della Scabec, dopo una votazione che si svolge su Telegram: https://t.me/scabec. Dal 31 marzo tutte le videolezioni della seconda edizione sono disponibili anche su Spotify: bit.ly/storiafestival20.

Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Noi e loro“, un binomio che nell’incontro con la storica assume la forma della contrapposizione dei giovani ai propri padri, il trauma per la perdita dell’identificazione e le strategie utili a ricostruire la propria identità. La grande incertezza che accompagna le maggiori transizioni sociali incanala le ribellioni individuali e quelle politiche. La storica ci spiega come questo sia accaduto nelle tre rivolte generazionali del Novecento italiano: la Prima Guerra Mondiale, la Resistenza e il Sessantotto.

I cambiamenti nei linguaggi e nei riti passano per le piazze riempite dai figli delle classi dirigenti, che affiancano quella proletaria per chiedere il completamento del compito lasciato dai padri del Risorgimento, traditi dalla classe liberale al potere a cavallo tra Ottocento e Novecento: l’unità d’Italia. La Rivoluzione industriale porta, così, le masse operaie e il ceto medio a dar vita a una società di massa, i cui giovani confluiscono nel movimento interventista per la liberazione delle terre irredente. E’ spiegata, così, la rivoluzione di inizio Novecento, che, nella sua seconda metà, si traduce in una “lucida” contestazione al fascismo, colpevole di aver trasformato l’attesa rivoluzione, anticapitalistica e antisocialista, in una dittatura, retta dal patteggiamento con i vecchi ceti. La “pesante eredità fascista“, fatta di codici e di professionisti, scatena un antifascismo che si fa antiautoritarismo. Su questo si innesta la ribellione giovanile degli anni Sessanta contro le precedenti generazioni, ree di aver creato un equilibrio del terrore anche attraverso la mancata epurazione, che non ha consentito la tanto cercata rivoluzione sociale.

Buon ascolto!