Uomini e caporali, la storia secondo Totò” è il titolo dell’incontro tenutosi al Teatro Bellini lo scorso 27 febbraio. A salire sul palco è stato Emilio Gentile, storico ed accademico noto al pubblico per gli studi sul fascismo. E’ stato uno dei relatori eccellenti del festival, andati in scena fino al 1 marzo, grazie all’impegno organizzativo dell’associazione “A voce alta” e della “Fondazione Teatro Bellini. Il festival è ideato e progettato da Editori Laterza e dalla Regione Campania. A curarne la comunicazione e la promozione è la “Società Campana Beni Culturali spa“. I video degli incontri vengono pubblicati ogni sera sui canali YouTube e Facebook della Scabec, dopo una votazione che sancisce quale dev’essere il video da pubblicare. Quest’ultima operazione avviene attraverso Telegram al seguente indirizzo mail: https://t.me/scabec

In questa video-lezione, il professore ci spiega come i potenti e i deboli, i cattivi e i buoni, i furbi e i fessi siano le categorie entro le quali l’uomo esprime se stesso nella storia, verso la quale Totò compie un’opera di dissacrazione lungo vent’anni di carriera, attraversata da novantotto film.

Non cominciamo con la storia!“. L’incipit della narrazione di Gentile parte da una citazione del “buffone Totò“, che il “principe Antonio de Curtis” disconosceva, quasi fosse una maschera offerta da altri inventori. In realtà, per indole e pensiero le due anime si sovrappongono al punto che la persona vive in simbiosi col personaggio. Per dimostrarlo, Gentile legge un’intervista nella quale il principe de Curtis riconobbe: “Io devo tutto a Totò e se non l’avessi incontrato un giorno per la strada e non l’avessi riconosciuto come il solo amico della mia vita, non avrei potuto fare niente. Tutto quello che so fare me lo ha insegnato Totò,  che sapeva l’arte di guardare da vicino la verità della strada. Forza Totò! Se nessuno farà il tifo per te, ci sarò io ad applaudirti“.

La vita e la storia sono la stessa realtà, di cui il principe fa una parodia perché sa ridere pienamente di se stesso e nell’autoconsapevolezza trova la forza di liberarsi di ogni maschera per far emergere la sua vera identità. “Caporali si nasce, non si diventa” e, a prescindere dall’autorità o dalla bravura, è la faccia a portarli al posto di comando, per questo di loro non ci si libererà mai, come la storia insegna. A partire dal fascismo, che sarà oggetto della sua satira, votata al pacifismo dell’uomo qualunque mandato al fronte a combattere “sotto la pioggia e senza l’ombrello” contro un nemico che è semplicemente uno sconosciuto. Di film in film, lo storico fa emergere lo sguardo critico dell’uomo infelice che non smette mai di polemizzare con i capi, pur non essendo un “qualunquista” a dispetto di come viene descritto per l’amicizia con Guglielmo Giannini, fondatore del “movimento qualunquista“, e per la visione totalmente negativa dei caporali, “coloro che provocano le guerre e portano disgrazie e distruzione“. Nei film di Totò, dai “caporali in divisa“, emblema del secondo conflitto mondiale, si passa a quelli “in borgese“, prototipo dei burocrati che vivono di un’omertà, che consente loro di vivere ai danni della povera gente. Gentile sottolinea come il messaggio che possiamo trarre dall’intera opera del “principe della risata” è che “essere onesti” vuol dire restare uomini, non diventare caporali. E, a dimostrazione di ciò, rievoca un’intervista che, nel 1963, il principe concesse ad Oriana Fallaci, alla quale disse: “Il mondo lo divido così e più vado avanti e più scopro che di caporali ce ne sono tanti, di uomini pochissimi“. Per questo, spiega l professore, la Storia è il caporale massimo, verso cui anche un “comico tragico” può ribellarsi per far portare all’uomo qualunque la risata che può destare dalla propria condizione servile.

Buona visione!