Destra e sinistra esistono ancora?“: nella seconda edizione delle “Lezioni di Storia Festival“, Alessandra Tarquini, docente di Storia contemporanea all’università “La Sapienza“, ha cercato di dare una risposta a questa domanda.

In una mescolanza d’identità, propria del mondo globalizzato nel quale siamo immersi, ha indagato l’attualità del rapporto tra “Noi e loro“, cui è dedicata la seconda edizione della manifestazione culturale, ideata e progettata da Editori Laterza con la Regione Campania. Organizzata dall’associazione A voce alta e dalla Fondazione Teatro Bellini si è sviluppata con incontri tenutisi dal 27 febbraio al 1 marzo. Nei giorni della quarantena causata dal coronavirus che, tra le altre cose, impone la chiusura di musei e teatri, #laculturanonsiferma, come dimostra la decisione della Società campana di beni culturali, ente promotore del festival, di caricare sui propri canali YouTube e Facebook i video degli incontri, da qualche giorno disponibili anche su Spotify: bit.ly/storiafestival20. La scelta della lezione da pubblicare avviene ogni giorno con una votazione su Telegram: https://t.me/scabec.

La narrazione della storica parte da un’assemblea politica del maggio 1789, in Francia. Sugli “stati generali“, che rappresentavano i ceti sociali esistenti nello Stato francese prima della Rivoluzione, emergono le categorie di destra e sinistra. Dal loro confronto continuo, a volte serrato, si è svolta la storia degli ultimi due secoli, fatti da chi difende ciò che non muta a partire dalle proprie radici, come François-René de Chateaubriand ed Edmund Burke, da chi usa le istituzioni per indebolire il potere a vantaggio di una maggiore autonomia degli individui come John Locke e i liberali, e da chi cerca di rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione dei diritti per una reale sovranità del popolo, come i democratici.

Esiste corrispondenza tra le classi sociali e le idee politiche?“. La dinamica partitica traduce in atti, a volte brutali, le possibili declinazioni dei sentimenti, come quelli di “nazione” o “classe“, a seconda delle idee che prevalgono in determinate fasi storiche. Richiamandosi al filosofo Karl Lowith, Tarquini spiega come nel corso della loro esistenza le famiglie politiche di socialisti, popolari e democratici si siano declinate in modi diversi. Nella prima metà del Novecento, sulla scena mondiale e nazionale le forze contrapposte sono il totalitarismo e il nazionalismo, descritti dalla storica come regimi monolitici che si ispirano alla destra e alla sinistra, a seconda del primato dato allo Stato o alla società. Nella seconda metà del Novecento, il bipolarismo della Guerra fredda è espressione di due superpotenze le cui diatribe travalicano le preferenze interne al Paese, quelle che portano al governo locale.

Cosa ci direbbe oggi lo storico?“. A tutti i livelli, l’ideologia e la filiazione con i vecchi partiti lasciano il posto alla contrapposizione tra i fascisti, epiteto con cui si etichetta il nemico più che l’avversario politico, e gli antifascisti, che si racchiudono in una categoria onnicomprensiva, quella dell’amico, con cui si può tentare di governare. Questa caccia alle streghe continua ad imperversare facendo leva anche su una Costituzione Repubblicana che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Ma ad oggi, avverte la docente, l’unica alternativa al totalitarismo è il rispetto per l’avversario, con cui si può avere poco o nulla in comune, ma rimane una figura ben diversa da quella del nemico.

Buona riflessione!