Fenesta vascia. Canzoni napoletane tra strade e salotti” è il titolo della “lezione spettacolo” con cui Napoli, “una città che canta“, è stata raccontata da Pasquale Scialò, compositore e musicologo, e da Marco Rovinello e Francesca Seller, accademico e ricercatrice, durante la seconda edizione delle “Lezioni di Storia Festival.

L’evento, ideato e progettato da Editori Laterza e dalla Regione Campania, è organizzato dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini” assieme alla “Società Campana Beni Culturali spa“, che ne cura pure la promozione e la comunicazione. Poiché #laculturanonsiferma neppure ai tempi della quarantena indotta dal Coronavirus, la Scabec ha deciso di caricare sui propri canali YouTube e Facebook i video degli incontri, scelti ogni giorno attraverso una votazione pubblica su Telegram: https://t.me/scabec.

La narrazione è la risposta a una domanda: “Cosa succede a gente che può vivere senza appartenere a una nazione e verso la quale gli Stati hanno difficoltà a identificare un’appartenenza nazionale?“.

I “giochi identitari” spiegano la strumentalizzazione delle appartenenze, trasformate in mezzi utilitaristici di contrattazione in situazioni avverse. E’ questa la risposta di Rovinello, che introduce i “cittadini senza nazione“, coloro che creeranno la canzone preclassica, che precede quella d’autore, nel secolo di costruzione dell’identità nazionale. Per comprendere quanto sia fluido il confine che distinguere i napoletani dai francesi, i nazionali dagli stranieri, il professore narra le vicissitudini di una famiglia franco-napoletana, i Cottrau. I suoi membri, francesi di origine, acquisiscono la cittadinanza partenopea con un decreto regio del 1815. Sono gli anni in cui la dinastia dei Borbone succede al dominio francese e instaura il Regno delle Due Sicilie. Ai Cottrau è concessa la naturalizzazione, perché il capofamiglia è stato ritenuto tra coloro che avrebbero potuto “rendere importanti servizi” oppure “talenti, invenzioni o industrie utili allo Stato“. E così sarà. Il figlio Guglielmo, editore e compositore, musica “Fenestra vascia“, dopo aver trasformato “ariette contadine” in canzoni da salotto, aristocratico prima e borghese poi. Il figlio Teodoro ne continua l’opera. Tra i brani eseguiti ce ne sono di molto noti, come “Te vojo bene assaje“, “La palummella” e “Santa Lucia“, ma anche delle rarità come la “Canzone al principe di Napoli“, composta per la nascita del primogenito della regina Margherita di Savoia, presentata da Scialò come mediatrice tra le classi sociali e protettrice delle arti e della cultura. La parte musicale è stata curata da Romeo Barbaro, cantore, Nunzia De Falco, soprano e Antonio Siano, tenore, accompagnati da Franco Parenti al pianoforte.

Buon ascolto!