Chi fa l’agenda della storia?“. A tentare di dare una risposta a questa domanda sono stati Alessandro Barbero, accademico e storico, Giovanni Carletti, editore di Laterza, Simonetta Fiori, inviata de “La Repubblica“, Titti Marrone, giornalista de “Il Mattino“, coordinati dallo scrittore Paolo Di Paolo. E’ avvenuto al Teatro Bellini in un incontro calendarizzato all’interno delle “Lezioni di storia festival“, andate in scena dal 27 febbraio al 1 marzo.

E’ ideato e progettato da Editori Laterza con la Regione Campania ed organizzato dall’associazione “A voce alta” e dalla “Fondazione Teatro Bellini“. Ogni giorno, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook, la “Società Campana dei Beni Culturali”, che cura la promozione e la comunicazione del festival, pubblica una lezione dopo una votazione pubblica effettuata il giorno prima su Telegram: https://t.me/scabec.

Nella decima videolezione c’è il confronto andato in scena lo scorso 28 febbraio sul palco del Teatro Bellini, dove si è tracciato il quadro del contesto attuale. L’agenda storica la leggiamo sui giornali attraverso le pagine dell’attualità politica e della cronaca, che danno un volto all’Italia in cui viviamo. Leggere i quotidiani vuol dire riconoscere i tratti del mondo, tenendo presente che le azioni di tutti noi creano una storia che, stando al dibattito storiografico degli anni Novanta, è da intendersi come “bene comune“. E’ il modo con cui viene narrata a decretarne la natura. Ad esempio, con l’avvento di internet e dei social network, si ha un racconto più snello della realtà. Ne deriva una semplificazione del discorso pubblico che ha posto dei nuovi interrogativi su come far continuare il dibattito, elemento tipico della carta stampata e propedeutico proprio alla ricerca del bene comune.

Allora, l‘agenda dipende anche da chi stabilisce i temi su cui far ricerca e dal rapporto tra l’interesse pubblico e la passione dello storico. Dove a governare sono regimi liberticidi l’interesse della fazione che è al governo ridimensiona la passione che dovrebbe guidare l’intellettuale. Nulla dovrebbe condizionare lo storico nella scelta del tema su cui fare ricerca. Senza parlare delle ricadute, anche imprevedibili, che uno studio storiografico può avere nell’immediato o nel tempo. “Chi avrebbe mai detto che essere uno specialista delle epidemie di età medievale fosse di notevole interesse giornalistico e televisivo oggi?“, conclude Barbero.

Ma il dibattito pubblico trova minor gradimento di un tempo tra l’opinione pubblica anche perché nella saggistica, da anni, si usa una narrazione poco fluida a causa di tecnicismi, che andrebbero lasciati al mondo accademico. E quando l’indagine non è avvincente, il grande pubblico si allontana, preferendo prodotti più facili da consumare, come i film. Con buona pace della parola scritta, sopraffatta da un’empatia che porta ad una semplificazione che fa rima con banalizzazione.

Buona visione!