Gomorra è una fiction che affronta un problema, ma solo attraverso uno dei possibili punti di vista, vedendo un aspetto di una situazione complessa. Non è un western né un poliziesco“.

Con queste parole, Gianni Parisi, alias don Gerlando Levante, chiarisce cosa sia la serie che, in un sondaggio de “Il Corriere della Sera“, risulta essere tra le italiane quella più popolare all’estero, soprattutto in Francia, Gran Bretagna e Russia. Questo risultato è stato conseguito in uno studio di Parrots Analytics dall’intreccio di quanto andato in onda, scaricato o cercato dal web o dai social networks.

In occasione del premio assegnatogli dalla giuria della IX edizione del Social World Film Festival di Vico Equense, Gianni Parisi risponde generosamente alle domande sul fenomeno televisivo internazionale venduto in centottanta paesi del mondo. Più che spiegare, la serie Sky può denunciare, partendo dal testo di Roberto Saviano, a cui il prodotto televisivo si ispira liberamente.

Di pari passo, deve esserci l’informazione e l’educazione a ciò che si vede nella fiction, perché va spiegato ciò che si vede. Questo ruolo lo dovrebbe avere la famiglia, la scuola e, si può pensare, anche la produzione del film“, attraverso momenti di riflessione al di fuori dello stesso. “In Gomorra, c’è un contenuto culturale, che non si riscontra in altri prodotti televisivi che restano di natura commerciale. Quando hai un contenuto, anche se violento, drammatico o duro, hai un prodotto educativo“, chiarisce poco dopo. Passando, poi, a ricordare come la diseducazione televisiva è la volgarità, che va condannata. Anche se ne è intrisa la gran parte delle trasmissioni. A questo punto, il paragone con il teatro è immediato per un uomo cresciuto davanti e dietro le quinte.

Negli anni Sessanta e Settanta avevamo straordinari sceneggiati con grandi attori e il venerdì sera c’era il teatro, ora non è più così, perché con l’avvento della televisione commerciale è prevalsa l’idea che dovesse essere tutto più veloce e immediato. Questo ha portato al disinteresse verso il teatro“.

Il pensiero critico, che è alla base del processo educativo, si è dunque affievolito con l’avvento della tv generalista, che riconosce una sola voce e scarso approfondimento culturale. Questo lento ma progressivo passaggio ha annacquato la natura corrosiva dell’opera di denuncia, togliendo alla rappresentazione teatrale la funzione catartica. Ciò è accaduto ogni volta che si è scelto di evitare di prendere di mira il potere o il lato oscuro dell’animo umano, ridotto a debolezza di cui ridere e da sdoganare col tempo.

Lo sfottò fa male alla cultura e al teatro, come diceva il grande Dario Fo, ma fa bene al potere, perché si trasforma in pubblicità. Basti pensare a chi era in prima fila, al teatro Margherita durante Il Bagaglino: c’erano i politici imitati sul palco ed erano i primi a ridere. La satira è ben altro, perché educa. E’ la somma di un percorso teatrale, che è un percorso di intelligenze, che giungono comicamente a denunciare qualcosa “.