Mariano Rigillo interpreta Re Lear di Shakespeare

nello spettacolo LEAR, la storia

in scena dal 20 aprile al 1 maggio al Teatro Mercadante

con la regia e l’adattamento di Giuseppe Dipasquale

nella traduzione di Masolino d’Amico

 Dopo il debutto allo Stabile di Catania – che lo produce insieme allo Stabile di Napoli –   lo spettacolo LEAR, la storia di William Shakespeare, su regia dello stesso Dipasquale, vede come protagonista, nel ruolo del grande personaggio shakespeariano, Mariano Rigillo, che dà un taglio ironico ed intelligente alla tragica maschera del bardo. Giuseppe Dipasquale ha diretto una triste versione nichilistica, particolarmente buia per l’antica storia di un padre invecchiato, la cui vanità e  dipendenza dalle lusinghe, sono la causa principale della sua caduta mentale e fisica e della morte della sua giovane ed amata figlia. Il risultato stilistico? Un’intelligente evocazione di declino intellettuale.  Intelligente perchè Dipasquale è riuscito a farci vedere una tragedia che non consiste solo nella caduta a spirale di Re Lear, ma anche nella perdita della nostra umanità, che viene meno quando ci preoccupiamo per la sua sorte più che della sorte degli altri personaggi, e partecipiamo al suo dolore, non vedendo quello che lui ha causato, dimenticando che Lear vittima non è se non di se stesso. Questa è la tragedia che circonda coloro che agiscono con furbizia ed egoismo, e Dipasquale è  riuscito a ritrarla con fedeltà.

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Tom/Edgar, Giorgio Musumeci, è di per sé una creatura affascinante. Condannato a vagare per la campagna fingendo di essere un pazzo, chiede l’elemosina, aspettando il momento di potersi riscattare e rivendicare i suoi diritti. Povero Tom, che osserva l’inesorabile declino di Lear nella follia. Tutto sporco di fango, coperto solo da un perizoma sporco anch’esso, rievoca la figura della vittima innocente, dell’agnello sacrificale.

Gloucester, Sebastiano Tringali, si trasforma in un eroe cieco che, troppo tardi, scopre la verità della fedeltà  di suo figlio. Tuttavia, questo Gloucester è sempre il prodotto della corte di Lear, e della sua decadenza, anch’egli accecato, inizialmente da vuota vanagloria. Cordelia, Silvia Siravo, la leale e sfortunata figlia di Lear, ha fatto bene a fuggire l’inevitabilità della distruzione del Regno, sposando il Re di Francia, Cesare Biondolillo. Purtroppo l’amore per suo padre la condanna: per salvarlo e ripristinare il suo diritto di nascita, finisce coll’essere uccisa per volere di un bastardo mediocre come Edmund (David Coco).

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Goneril, Roberto Pappalardo, e Regan, Luigi Tabita, sono tutte di pietra fin dall’inizio. La loro interpretazione traspira macchiavellismo e  capacità di manipolare, ma anche la vulnerabilità di figlie/vittime. Si percepisce questa loro gelida rigidità. Anch’esse mosche della ragnatela tessuta dal padre, fatta dei suoi ricatti emotivi e della loro avidità. Sono donne e quindi si sentono inferiori, non abbastanza per governare nel loro pieno diritto,  ma Goneril, in particolare, dimostra di saper essere più violenta di tutti gli uomini che la circondano. Interessante la scelta di usare due uomini per interpretare due parti femminili, scelta che ci riporta direttamente all’atmosfera dei tempi del Bardo.

Il matto di Anna Teresa Rossini è una creatura quasi da fiaba,  di malizia infantile, che ci fa presagire attraverso la sua buffoneria la fine del regno. Commovente  sono questi momenti in cui intravediamo le fortune di Lear, che sarà un perdente al gioco.

Questo Re Lear è una interpretazione intellettualmente impegnativa.  Mariano Rigillo presenta un Re vecchio, molto più vecchio della sua età, appesantito dai problemi di una nazione in rovina e un’eredità incerta. Un padre che compra e ricatta emotivamente le sue figlie per mantenere il potere, un potere che lui finge di non volere più, ma che in realtà vuole mantenere attraverso il controllo su di loro. Il suo piano fallisce, ma lui rimane un manipolatore esperto, a dispetto della sua caduta a spirale nella pazzia, perchè riesce a farci provare pietà per lui ed a farci stare dalla sua parte…

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Con: Anna Teresa Rossini (il Matto), Sebastiano Tringali (Gloucester), David Coco (Edmund), Filippo Brazzaventre (Kent), Silvia Siravo (Cordelia), Giorgio Musumeci (Edgar), Luigi Tabita (Regana), Cesare Biondolillo (Re di Francia/Oswald), Enzo Gambino (Curan), Roberto Pappalardo (Goneril).

Le scene dello spettacolo sono firmate da Giuseppe Dipasquale; le opere in scena sono di Angela Gallaro, che ha concepito anche i costumi; le musiche sono di Germano Mazzocchetti; i movimenti coreografici di Donatella Caprao; le luci di Franco Buzzanca.

Simona Caruso