Il Vedutismo a Napoli ha una lunga tradizione che risale fin dal Seicento a pittori quali Salvator Rosa e Micco Spadaro. Nelle loro tele la Natura assume una propria autonomia e dignità, indipendentemente dalla presenza umana.

Nel Settecento segue la veduta topografica,a volo di uccello di Gaspar van Wittel (padre del non meno noto Luigi Vanvitelli) e quella scenografica di Fillip Hachert, artisti stranieri presenti nella Napoli Capitale.

Riviera di Chiaia Gaspar van Wittel

Su questi filoni per molti decenni si formarono i pittori napoletani, dando vita ormai ad immagini stereotipate della città e della sua veduta.

Ai pittori della Scuola di Posillipo, sorta intorno al terzo decennio dell‘Ottocento, va il merito di aver rinnovato la pittura di paesaggio, superando il descrittivismo della pittura precedente e dando vita a un’interpretazione soggettiva, lirica del paesaggio.

I migliori rappresentanti di questa Scuola sono l’olandese Anton Sminck van Pitloo e il napoletano Giacinto Gigante. Per molto tempo c’è stata un’aperta diatriba sulla precedenza tra i due pittori riguardo a tali novità figurative. In realtà ormai si è d’accordo nel attribuire il ruolo di capofila, di maestro a Pitloo; conferma di ciò è che, in seguito alla sua prematura morte, avvenuta nel 1837 a causa di un’epidemia di colera, i suoi allievi si dispersero sebbene Gigante si fosse stabilito nella casa del defunto pittore, per prendere le redini della Scuola.

veduta turner

Con Pitloo e i suoi seguaci abbiamo un paesaggio nuovo, visto con una sensibilità romantica, interpretato attraversi il filtro degli stati d’animo. Indubbiamente alla maturazione di questo linguaggio contribuì la presenza in città di artisti nordici quali Camille Corot e William Turner, iniziatori del rivoluzionario paesaggio romantico in cui la natura maestosa, sublime era raffigurata allo stato selvaggio e come specchio delle emozioni umane.

Pitloo inaugurò un nuovo metodo didattico, antiaccademico, ossia basato sull’esercitazione diretta dal vero, il metodo d’osservazione “en plein air”,  lo stesso successivamente applicato dai pittori impressionisti.

La meta preferita dove dipingere all’aria aperta, sicuramente fu la collina di Posillipo sulla quale, oltre a cogliere particolari scorci della veduta cittadina, facilmente si potevano incontrare stranieri, forestieri a cui vendere quelle che divennero una sorta di cartoline dell’epoca.

Per esigenze di mercato, infatti, i quadri della Scuola di Posillipo si distinguevano per il piccolo formato, a “pagina di libro”, essi erano un vero e proprio souvenir portato via dai viaggiatori del Grand Tour, ricordi accattivanti di luoghi suggestivi.

boscetto di Francavilla

Con la tela “Il boschetto di Francavilla al Chiatamone”,  Pitloo vinse nel 1824 il concorso per la cattedra di Paesaggio all’Accademia di Belle Arti di Napoli che mantenne fino alla morte. Tale opera supera gli schemi convenzionali, presenta un’insolita inquadratura, con una resa pittorica sintetica e abbreviata in cui il colore diventa preponderante sul disegno, sulle forme, sul chiaroscuro, affoga di luce la tela, crea preziosità atmosferiche.

Sicuramente non inferiore per capacità artistiche fu Giacinto Gigante che, come molti altri artisti del paesaggismo ottocentesco, riprodusse nelle proprie tele luoghi inediti, mai prima di allora raffigurati: dalla penisola sorrentina alla zona flegrea furono “fotografati” meandri, grotte, rovine di grande interesse anche documentario.

Giacinto Gigante superando la Veduta ad olio, analitica e lenticolare, approda a un paesaggio trasfigurato dalla luce, da un cromatismo virtuosistico, solare, mediterraneo ottenuto sperimentando un’originale tecnica ad  acquarello “rialzato a tempera con tocchi di biacca”.

Certo molto tempo è passato dalla prima veduta cittadina, rappresentata nella famosa quattrocentesca Tavola Strozzi, alle piccole tele della Scuola di Posillipo, alle più recenti cartoline, eredi del paesaggismo ottocentesco napoletano.

Come ricordo di Napoli ai nostri giorni si porta via, più velocemente ed economicamente,  un bel selfie con sfondo il golfo partenopeo su cui domina l’imponente Vesuvio, realtà anch’essa, ahimè, mutabile del paesaggio partenopeo.

Annamaria Pucino