Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Correr rischi scrivendo

Oggi ricorre un anniversario: è un anno che ho perso un amico. No, niente di tragico! È vivo vivo, almeno suppongo… ma si sa, le brutte notizie sono fulminee, quindi se fosse passato nel regno dei cieli, lo avrei saputo.

Intendo, invece, che è esattamente un anno che non lo sento più. Non che prima ci sentissimo spesso, anzi. Ormai eravamo arrivati giusto al Buon Natale e felice anno nuovo, senza dimenticare mai Buona Pasqua. Ecco che quindi, forse, definirlo amico è anche un eccesso.

Fatto sta che un anno fa, per l’appunto, mi telefona per augurarmi buone vacanze e visto che non chiacchieravamo da tanto, vien fuori la notizia che avevo pubblicato un romanzo, il primo della mia vita!

Meraviglia, gioia, tripudio, complimenti, incredulità, compiacimento, tanta curiosità e soprattutto impazienza… «Prima di rincasare lo acquisto e inizio a leggerlo… Non vedo l’ora!»

Se ricollegate questa sua dichiarazione con l’incipit del pezzullo, dedurrete che, evidentemente, dopo la lettura del mio libro, tale lui in questione si sia completamente nebulizzato.

Sarà che non gli è piaciuto? Può darsi…

Sarà che era imbarazzato nel darmi il suo riscontro? Possibile…

Sarà che non l’ha mai acquistato e non ha avuto il coraggio di confessarmelo… poco probabile, conoscendone l’onnivoracità come lettore e soprattutto la smisurata incontenibile curiosità.

Vuoi vedere che si è riconosciuto in uno dei personaggi? Ma non nel senso che si sia immedesimato, quanto nel senso che ha scoperto di essere lui proprio, in quelle pagine, tra quelle righe, nella storia di uno di quelli che benissimo non ne escono…?

Quando ho deciso di pubblicare, sapevo che potevo correre un rischio come questo.

Ma la scrittura per me è, anche, riscatto, quadratura del cerchio del mio vissuto, alleggerimento di un dolore che rimpasto e libero al mondo.

Le parole scritte attraversano i fatti, scoprono l’anima, mettono ordine per proseguire, sono catartiche… col rischio che qualcuno si trovi materializzato lì nel mio romanzo, non si piaccia, e non mi telefoni più!

Luciana Pennino

“Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.” (Ennio Flaiano)