Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese: “Fenesta ca lucive”

Questa famosa romanza della metà dell’Ottocento, di autore anonimo, è stata il cavallo di battaglia dei più grandi tenori, da Caruso a Pavarotti.
Pubblicata nel 1842, si presume che il testo originale sia anteriore alla musica e databile alla metà del Seicento, ma esistono numerose varianti che rispecchiano le evoluzioni della lingua.
Il tema della giovane morta di dolore durante la lontananza del suo promesso sposo, molto caro alla tradizione letteraria popolare, riflette in questa versione un certo gusto del macabro, tipico della cultura seicentesca, anche se il testo, secondo le fonti più accreditate, dovrebbe appartenere più o meno alla stessa epoca della musica.
Poiché molti ritengono che la musica sia stata composta da Vincenzo Bellini durante il suo soggiorno napoletano, intorno al 1824, si pensa che anche le parole siano state scritte intorno a questa data anche se, dalle notizie riportate su Wikipedia, non esistono conferme.
Numerose sono le ipotesi che riguardano le origini di questo testo appartenente alla tradizione orale che viene ascritto da alcuni a una canzone napoletana dell’epoca di Masaniello, da altre fonti fatto risalire a una poesia siciliana del ‘500 ispirata alla storia della baronessa di Carini.
Inserita da Pasolini nel film I racconti di Canterbury, e prima ancora in Accattone, questa antica canzone conservò attraverso il tempo tutta la sua notorietà, anche per merito delle numerose interpretazioni dei più grandi cantanti lirici e tradizionali.
La propongo qui in una bellissima versione di Roberto Murolo, accompagnata dalla chitarra.

Fernanda Zuppini