Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…
“Guapparia”

Proseguiamo la carrellata sulle più belle canzoni napoletane classiche, che hanno contribuito a rendere la città di Napoli ancora più famosa e amata, con un altro simbolo musicale, “Guapparia”, il brano composto dal genio poetico di Libero Bovio, l’autore che ci ha lasciato un gran numero di straordinarie composizioni, come “A canaria”, “Silenzio cantatore”, “Chiove”, “Tu ca non chiagne”, “Zappatore”, oltre quelle già presentate.
Sono numerose le canzoni dedicate alla “guapparia”, “la società di uomini d’onore di un tempo, che mascheravano arroganza e violenza con un discutibile senso dell’onore”, ma la più celebre ,come scritto sul Sito “I Filmati”, è quella “scaturita dalla penna immortale di Libero Bovio… che traccia un ritratto indimenticabile del Guappo, che vede tramontare il mondo pseudo-eroico che era teatro delle sue gesta”.
Questa “serenata – tammuriata” , musicata “in maniera perfetta da Rodolfo Falvo, contribuì a rendere il pezzo una specie di addio a una Napoli di maniera, in cui anche il gelido guappo sa riacquistare, per mezzo dei sentimenti, una nuova umanità adatta ai tempi che cambiano”.

Sul Sito a cura dell’Università di Napoli “Biblioteca digitale storica sulla Camorra”, diretta da Rita Duraccio, Guapparia viene classificata, per un certo verso, come una “canzone di giacca”, cioè “una canzone in cui la tematica riguarda la figura del guappo, che si presenta sempre con cravatta e giacca” ( il che spiega il perché di questo nome) .ma, mentre in molte di queste canzoni si manifesta “uno strano gusto per situazioni sanguinarie… come quella dell’innamorato respinto che uccide la donna che l’ha lasciato”, il guappo descritto da Bovio si discosta dal solito cliché di tanti autori che “guardano al modo del guappo con un pizzico di invidia reverenziale”.
Il protagonista di questa canzone è’ “un uomo offeso dalla sua donna, Margherita, ” ‘a femmina cchiù bella d’ ‘a ‘Nfrascata” che chiama a raccolta un gruppo di amici al grido “scetateve guaglione ‘e malavita ” , per andare a fare una “serenata”.
Margherita e’ stata infedele e il guappo si sente offeso per l’affronto subito e non si sente nemmeno degno di appartenere alla “guapparia”, ma, invece di vendicarsi da “uomo d’onore”, dopo aver tracannato “nu bicchiere ‘e vino”, raduna una piccola orchestra per fare un concertino sotto il balcone della donna.
Il “guappo” della canzone urla parole di disperazione contro Margherita, ma ha pure “il coraggio di dichiarare a tutti il suo grande affetto per la donna e la sua debolezza”. Egli ama Margherita ma, nello stesso tempo, la colpevolizza.
“La donna, come si afferma in questo Blog, è un simbolo del potere del guappo” e se la donna viene meno al suo ruolo, deve essere punita con la morte. Ma nella canzone il personaggio del guappo perde tutta la sua prosopopea e si lascia andare a un pianto liberatore , accompagnato dalla solidarietà degli amici , e alla fine “…chiagne tutt’ ‘o cuncertino,
addò ch’avess’ ‘a chiagnere sul’i’…

Chiagnono sti guagliune ‘e malavita!
È così si conclude, in un pianto generale , questa serenata-tammuriata “oggigiorno annoverata tra i classici napoletani divenuti immortali, celebri in tutto il mondo”.

Fernanda Zuppini