Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…

‘O sole mio

Nell’itinerario alla riscoperta della musica che ha lasciato un segno nella tradizione culturale di Napoli, incontriamo ora il brano forse più conosciuto di tutti i tempi, diventato famoso in ogni parte del mondo e tradotto in un’infinità di lingue, dalle più diffuse europee (inglese, tedesco, francese, spagnolo), a quelle conosciute a livello locale ( lingue finniche, rumeno, turco, croato, serbo, macedone, greco), fino ad altre lingue parlate nel resto del mondo ( arabo, cinese, giapponese, coreano ) , come informa il sito LYRICS TRASLATE.
Pubblicata nel 1898, la canzone ‘O sole mio  fu composta da Giovanni Capurro, giornalista e redattore delle pagine culturali del quotidiano “Roma” di Napoli, autore dei versi, ed Eduardo Di Capua, appena diplomato al conservatorio, autore della musica.
Secondo le informazioni del Sito “Hit Parade Italia” , Di Capua, già compositore di melodie, come Maria Marì, I’ te vurria vasà, Torna Maggio, destinate a diventare dei classici, si trovava in quegli anni di fine ‘800 a Odessa con suo padre, violinista in una piccola orchestra . “Dai vetri della finestra dell’albergo il giovane musicista (fu) colpito dalla luce del sole sul Mar Nero e, in un impeto forse di nostalgia, compose le note centrali…sui versi che gli aveva consegnato…Capurro …prima della partenza “.
Tornato a Napoli, Di Capua rifinì il brano, con l’aiuto del giovane collega Alfredo Mazzucchi e “consegnò la composizione all’editore Bideri ritirando il compenso forfettario che le case musicali destinavano allora agli autori in cambio dell’utilizzo incondizionato del brano”.
I “diritti d’autore” saranno riconosciuti solo qualche anno più tardi.
A settembre del 1898 la canzone fu presentata, con i nomi di Capurro e Di Capua, al concorso musicale “Tavola Rotonda” dove si classificò seconda ( anche se sullo spartito fu poi scritto
“prima classificata”), ottenendo un premio in denaro, “l’unico compenso percepito in vita dei
due autori”. Di Capua, rimasto vedovo con due figli a 31 anni, fece il pianista nelle sale cinematografiche, accompagnando la proiezione dei primi film muti; morì nel 1917 e il suo pianoforte fu venduto per pagare i debiti. Capurro mori tre anni dopo in condizioni di indigenza, senza nessun riconoscimento per le sue doti poetiche.
Le “royalties”, come informa il sito HP, “che ancor oggi fruttano 150 mila euro all’anno , grazie alle nuove leggi sul diritto d’autore furono riconosciute dopo molti anni anche agli eredi di Capurro e Di Capua , ma solo nel 2002 una clamorosa sentenza del tribunale di Torino (stabilì ) che i diritti di O Sole Mio (spettassero) anche agli eredi del terzo coautore Mazzucchi , morto nel 1972, ( il quale aveva intentato nel 1969 una causa, durata oltre trent’anni ).

Il successo musicale e la grande diffusione di ‘O sole mio  , oltre alla suggestiva melodia e alle evocazioni poetiche del testo, paragonabile a un quadro impressionista , sono dovuti anche alle esecuzioni dei più grandi cantanti che hanno cantato e interpretato questo brano, con diversa sensibilità ,
Numerosissime sono le versioni “in tutti i generi musicali, in tutte le lingue ( impossibile enumerarle tutte), “dai cantanti lirici, ai jazzisti , dai depositari della tradizione melodica agli interpreti del pop e del rock, tutti possono vantare ‘O Sole Mio nel loro repertorio”.
Questo indiscusso capolavoro della tradizione partenopea è il brano più eseguito al mondo e la “la più grande interpretazione rimane probabilmente, a detta della maggior parte dei critici, quella di ENRICO CARUSO ” , ma “l’edizione che ha più venduto in termini di copie discografiche e’ “It’s now or never” di ELVIS PRESLEY.

Sempre sul Sito HP si fa cenno a “uno degli argomenti ricorrenti di certa stampa a caccia di inutili polemiche” come il “disamore degli italiani verso l’Inno di Mameli , proponendo di volta in volta la sostituzione con brani di Verdi, Modugno , Battisti, Puccini…”
Forse “il vero Inno Nazionale ” potrebbe essere , secondo l’autore dell’articolo , proprio ‘O sole mio “, in quanto “la sua semplice e bella melodia rispetta tutti i canoni della tradizione musicale e, se non altro, e’ il nostro motivo più conosciuto nel mondo”.
Nel Sito “Matdid”, diretto da Roberto Tartaglione, e’ narrato un curioso episodio che si riferisce all’uso della canzone come “una specie di inno nazionale italiano ” in sostituzione di quello ufficiale.
All’inaugurazione dei Giochi Olimpici del 1920 in Belgio , mentre gli atleti italiani sfilavano sul campo , la Banda Ufficiale, che doveva suonare gli inni nazionali delle Squadre partecipanti,
si accorse di non avere lo spartito della Marcia Reale italiana e, ” dopo un attimo di smarrimento , il maestro fa cenno ai suoi musicisti che attaccarono a suonare ‘O sole mio “.
La folla presente nello stadio si mise ad applaudire e a cantare “a gran voce i versi di questa che forse è una delle più popolari canzoni del XX secolo”.
Ancora dal Sito Matdid, apprendiamo che Eduardo .di Capua faceva di mestiere il “posteggiatore ” , cioè cantava e suonava “nei ristoranti e nei luoghi di ritrovo”; che la canzone fu venduta per 25 lire all’ Editore Bideri , il quale la presentò a PIEDIGROTTA , dove giunse seconda; infine che Capurro e Di Capua “continuarono la loro vita senza un soldo e morirono in povertà”, mentre O Sole Mio diventò “una delle più famose canzoni del mondo”.

Presentiamo due delle versioni più significative e diffuse, pur nella loro grane diversità stilistica , quella di LUCIANO PAVAROTTI e quella di ELVIS PRESLEY.

Fernanda Zuppini