Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…

LACREME NAPULITANE

Il fenomeno dell’EMIGRAZIONE assunse, tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, i caratteri di un vero esodo che nell’arco di un secolo, dal 1876 al 1976, fece perdere al nostro paese quasi 27 milioni di persone, come si legge nel Blog “Il tema dell’emigrazione nelle canzoni napoletane”, di Maurizio Targa .
Una prima ondata migratoria riguardò soprattutto gli abitanti del Nord, ” che stagionalmente si spostavano nei paesi frontalieri ” ( costituita da braccianti stagionali, boscaioli, carbonai, minatori e durò fino alla fine del 1800, mentre la seconda fase, più massiccia, definita la “Grande Emigrazione” investi milioni di cittadini, coinvolgendo le masse meridionali , assumendo un carattere assai diverso
I motivi ricorrenti nei canti popolari degli emigranti erano per lo più il dolore per la partenza dal paese e per l’abbandono della casa e spesso della famiglia , il sentimento di rimpianto per gli affetti lasciati dietro di sè, l’addio sempre molto sofferto , il timore per il lungo viaggio affrontato su Bastimenti che impiegavano anche un mese di mare ,
la paura dell’impatto con la nuova realtà che li attendeva; e infine “la nostalgia struggente per le persone e i luoghi cari abbandonati”.
“L’emotività del nostro popolo, come scrive Maurizio Targa, dette a questo fenomeno un carattere melodrammatico, l’emigrante diventò l’eroe di un saga popolare intrisa di pianto , che enfatizzava la condizione del meridionale , come di un popolo reietto.
Nella canzone di Libero Bovio, LACREME NAPULITANE, come in molti altri brani della tradizione partenopea, e’ simboleggiata, con una certa retorica , l’epopea dell’emigrante che
resta “…a faticà pe’ tuttu quante.
I’, ch’aggio perzo patria, casa e onore ,
I’ sò carne da macello. Sò emigrante !
Questa canzone, in cui più forte emerge il “pessimismo” di Bovio, insieme a ‘Trenta giorni di
nave a vapore” e’ uno dei brani musicali che meglio esprime l’angoscia dell’addio alla propria terra: “E ce ne costa ‘e LACREME st’ Ammerica
a nui NAPULITANE
Pe’ nui ca ce chiagnimmo ‘o cielo ‘e Napule
comm’è ammaro ‘stu ppane.”
Ma l’emigrante, come afferma Maurizio Targa, “non è solo napoletano “, anche se “la componente partenopea, o comunque meridionale , è ovviamente preponderante ”
Una canzone popolare genovese, “Ma se ghe penso”, esprime la forte nostalgia per la Genova lontana, al cui ricordo ” s’astrenze o cheu ” ( il cuore si stringe ) , canzone ripresa in epoche successive da Bruno Lauzi, Gino Paoli e Mina.
Molti canti sul tema dell’emigrazione, come questo, che presentiamo nella accorata versione di Massimo Ranieri , costituiscono la testimonianza di come gli emigranti vivevano il distacco dalla terra natìa e l’incertezza per il futuro.

Spesso, sostiene poi Maurizio Targa, “si attribuiscono superficialmente le cause ” dell’emigrazione al “sovraffollamento del nostro meridione ” ma , da una attenta analisi statistica , risulterebbe che “il tasso di crescita demografica nel nostro paese nel decennio
1870-80 fu dell’1 per cento … In linea con la media europea”. Le cause del fenomeno migratorio, secondo l’autore dell’articolo, vanno pertanto ” cercate altrove”, per esempio nel richiamo che il continente americano aveva esercitato con il suo travolgente sviluppo
industriale”. che spinse gli abitanti delle aree più depresse a rispondere alla crescente richiesta di manodopera da parte degli Stati americani, USA, Brasile, Argentina.
In LACREME NAPULITANE, canzone scritta nel 1925 da Libero Bovio e musicata da Francesco Buongiovanni , si esprime, come sostiene la critica , tutto il talento di Bovio non solo come “scrittore di testi di canzoni napoletane malinconiche e ricche di disinganno”, ma anche come grande poeta di “stampo crepuscolare “.
Libero Bovio fu anche direttore di Case Edutrici musicali come “La Canzonettaz” dal 1917 al 1923 e , dall’anno seguente, fu direttore alla Santa Lucia.
Da LACREME NAPULITANE fu tratto nel 1981 il film omonimo , diretto da Ciro Ippolito e interpretato da Mario Merola e Angela Luce, la classica “sceneggiata napoletana ” tanto amata dal popolo e …poco considerata dai critici.

Fernanda Zuppini