Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…

MUNASTERIO ‘E SANTA CHIARA

Il sofferto tema dell’EMIGRAZIONE ritorna in questa canzone partenopea, composta nel 1945 da Alberto Barbera (musica) e Michele Galdueri ( parole), MUNASTERIO ‘E SANTA CHIARA.
Il brano, che esprime i controversi sentimenti di un emigrante napoletano, che desidera tornare a Napoli dopo la Seconda Guerra Mondiale , ma teme di trovare una città distrutta, e’ ispirato al tragico bombardamento americano del 4 agosto 1943 , che colpì parte del Monastero di Santa Chiara, lasciando, per fortuna, intatti i muri perimetrali.
La Chiesa, dedicata a Santa Chiara d’Assisi, fondatrice dell’ordine delle Clarisse, fu fatta edificare dagli ANGIOINI di Napoli e accolse le tombe della dinastia angioina.
La Basilica, con l’adiacente complesso monastico , entrambi conosciuti soprattutto come il “Monastero di Santa Chiara”, fu realizzata tra poco l 1310 e il 1340, nello stile dell’epoca,il gotico – provenzale .
La Chiesa, a croce greca, contiene numerose opere d’arte e uno splendido chiostro, realizzato nel ‘700. durante una fase di profonda ristrutturazione di tutto il complesso. L’incendio, causato dal bombardamento alleato del 1943, distrusse pressoché interamente l’interno della basilica.
Solo nel 1953 si provvide ai lavori di restauro: “i massicci e discussi lavori di ristrutturazione, come riferisce Alessandro Altieri in un suo Blog, riportarono la basilica all’aspetto originario trecentesco, ma non ripristinarono le belle aggiunte settecentesche”.
Dopo le opere di restauro, la Basilica di Santa Chiara diventò la “chiesa dei Nobili, per eccellenza” e qui “vengono celebrate quasi tutte le cerimonie commemorative “, che riguardano la nobiltà partenopea.
In una recensione sul “Complesso Museale di Santa Chiara, pubblicato nel Sito Tripadovision.it, si riferisce che “la Chiesa, definita dal PETRARCA una delle meraviglie di Napoli”, tra le numerose opere d’arte, contiene il “monumento in marmo bianco di Roberto d’Angiò “, solo parzialmente rovinato dai bombardamenti , situato dietro l’altare maggiore , sulla cui base si legge la dedica del Petrarca al re Robertod’Angiò, che dice “Cernite Robertum Regem , virtutem refertum” (vedete il re Roberto , ricordato per le sue virtù ).
Secondo le notizie riportate in questo sito , anche GIOTTO fu presente a Napoli in epoca angioina e pare che abbia affrescato “l’aspetto originario dell’opera”, ma purtroppo non rimane di lui nessuna testimonianza artistica.

Secondo quanto riferisce Alessandro Altieri, “con ogni probabilità la canzone MUNASTERIO ‘E SANTA CHIARA è stata originata proprio da quel luttuoso evento del 1943 “. Essa risale infatti al 1945 quando GIACOMO RONDINELLA la propose per la prima volta nella rivista di Galdueri
( autore dei versi ) “Imputato alziamoci” con Totò , Anna Magnani , Alberto Sordi e Peppino De Filippo .
La melodia ebbe un immediato successo ed entrò di diritto nella Top Ten di tutte le migliori canzoni del periodo “confermandosi a tutt’oggi fra le maggiori sempreverdi del repertorio partenopeo.
La presentiamo qui nella versione cantata da Giacomo Rondinella, che esprime, in tutta la sua “Napolitanità” , non solo il dolore per la lontananza dalla sua città , ma per i gravi avvenimenti che hanno colpito Napoli durante il conflitto mondiale.
Il protagonista “canta del bruciante desiderio di tornare a Napoli , l’amata città da cui si è allontanato, per via della guerra, ma, nel contempo, del timore di trovarla profondamente cambiata, non solo nell’aspetto esteriore “.
Non soltanto manifesta il suo dolore per “ι palazzi crollati, le strade ingombre di macerie , i monumenti distrutti ” , ma soprattutto per la “devastazione che teme di trovare nel cuore delle persone, nei costumi e nell’animo ” di una Napoli che forse non esiste più.

Fernanda Zuppini