Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…
SANTA LUCIA LUNTANA

“Partono ‘e bastimente pe’ terre assaje luntane : / Cantano a buordo: so’ Napulitane!:
erano gli emigranti napoletani che partivano dal porto di Napoli alla volta di terre lontane ( quasi sempre alla volta delle Americhe ).
Sono i primi versi sella canzone SANTA LUCIA LUNTANA, composta nel 1919 da
E.A. Mario, inserita da Lorenzo Pescini nel Sito “Armonie Emozionali” tra le “15 canzoni napoletane più belle di tutti i tempi”.
Le parole di questa canzone, dice Pescini, “sono ispirate ai sentimenti che questi
( emigranti ) provavano allontanandosi dalla terra ferma, fissando il panorama del borgo di Santa Lucia, ultimo scorcio della loro terra che riuscivano a vedere, sempre più piccolo, all’orizzonte”.


Il borgo di Santa Lucia era, infatti, come si legge nel Sito “Canzoni contro la guerra”, l’ultimo lembo d’Italia che che si scorgeva dai bastimenti in rotta verso le Americhe.
La “struggente Santa Lucia luntana ebbe subito un successo enorme”: fu inclusa nell’omonimo film americano del 1931, uno dei primi film col sonoro sincronizzato e fece da colonna sonora al documentario “Napoli che canta” del 1926, diretto dal padre di Sergio Leone. All’apparenza “solo un tributo alla canzone partenopea”, questo film “nel suo procedere (mostrava) immagini sempre più struggenti fino a diventare strazianti nella sequenza finale dove una donna con un bambino in braccio guarda dalla spiaggia una nave che si allontana”. Il film, in realtà, non mostrava una “Napoli da cartolina”, ma costituiva una “denuncia della miseria. nell’Italia dell’epoca, cosa insopportabile per Mussolini, che bandì la pellicola”.
Sempre nel sito “Canzoni contro la guerra,” il commentatore, in risposta a chi aveva definito questa canzone “invero assai bigotta e conservatrice, eppure sicuramente contro i disastri della guerra e dei loro eserciti, occupanti tedeschi, o liberatori americani che fossero” , replica che Santa Lucia luntana ” è una “splendida canzone di emigrazione e di nostalgia” , molto amata e cantate dai napoletani d’oltre oceano.
La canzone, divenuta immediatamente un successo, non solo popolare, ebbe molta importanza a livello sociale, perché “portava alla luce la realtà dell’EMIGRAZIONE , fenomeno fino ad allora misconosciuto dalla cultura ufficiale”.
Fu “piuttosto invisa al regime fascista” in quanto “metteva l’accento su di una delle piaghe di allora , la necessità per molti, specie al Sud, di andare a cercare miglior fortuna oltre oceano, per scampare alla miseria”.

Il brano fu inserito anche , come informa Wikipedia, nell’opera teatrale “Carosello Napoletano” del 1950 e nell’omonima versione cinematografica del 1953.
È presente anche nel film di Pasquale Festa Campanile “L’Emigrante” del 1973, interpretato da .Adriano Celentano.
Nel 2004 Giuni Russo “ne fece una eccellente interpretazione”, che fu inserita all’interno della suite musicale del film muto “Napoli che canta’ e pubblicata poi nell’album omonimo.
Ma, soprattutto, la canzone Santa Lucia luntana diventò famosa grazie alle innumerevoli versioni che ne fecero i più grandi cantanti lirici e non del secolo scorso.

Il tema della “separazione”, non solo dalle persone care, ma anche dalla città di Napoli è molto ricorrente nella tradizione della canzone napoletana e costituisce la trama di altri famosi brani, di cui tratteremo in seguito, come MUNASTERIO ‘E SANTA CHIARA e O SOLE MIO , conosciute e cantate in ogni parte del modo, soprattutto dagli italiani all’estero.

Vi presentiamo qui SANTA LUCIA LUNTANA nella bella versione di ANDREA BOCELLI, che ne ha fatto uno dei pezzi forti del suo repertorio personale.

Fernanda Zuppini