Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…

‘Na sera ‘e maggio

L’ultima volta ci siamo lasciati sulle dolcissime note di Anema e Core, la canzone che segnò il passaggio della canzone napoletana classica verso la modernità.
Facciamo ora un passo indietro e torniamo al 1937, l’anno in cui fu composta ‘Na sera ‘e maggio, uno dei capolavori del repertorio classico napoletano.
Questa canzone ci racconta della fine di un amore: un uomo e una
donna si danno appuntamento al solito posto, di fronte al mare, dove si erano giurati di amarsi per sempre.
Ma lei è “distratta” e , se lui le parla, “nun rispunne” .
Mentre lui sostiene di continuare ad amarla e di averla sempre
dint’ ‘o core“, lei pensa a un altro e si sta scordando di lui.
Ripensando alla promessa di quel ““, fatta ” ‘na sera ‘e maggio”,
l’uomo si chiede disperato come sia possibile che lei ora possa avere ” ‘o curaggio ‘e mme lassà…”.
Con questi versi intensi e pieni di passione si rivolge a lei chiedendole come abbia potuto dirgli “voglio bene sulo a te” e giurarle “cu na mano
‘ncopp’ ‘o core” che non si può dimenticare il primo amore,mentre ora
si sta dimenticando di lui.
Vi presentiamo questa canzone che esprime tutto il dolore dell’innamorato che ha perso la sua amata nella particolare versione
di Mina, che ne dà una interpretazione molto personale.

Ciò che lascia perplessi è che questo brano, che appartiene alla tradizione partenopea più autentica, sia stato composto da due autori appartenenti al filone delle canzonette umoristiche, in genere snobbato dai cosiddetti “puristi” della tradizione.
La canzone è infatti stata composta da Egidio Pisano e Giuseppe Cioffi, conosciuti come autori di macchiette e canzoni ironiche o a doppio senso come Agata“, “Ciccio Formaggio”, “Dove sta Zazà“.
Bisogna tener presente che a Napoli, accanto al filone melodico-classico, si è sviluppato, a partire dalla fine dell’Ottocento, anche un
filone comico-umoristico.
Pare che questo genere di canzoni venissero però poco considerate dagli autori di canzoni melodiche, sia poeti che musicisti, che si ritenevano i “veri depositari della canzone napoletana“, come si legge in un blog di Mimmo Guarino “La canzone classica napoletana“.
A loro volta, i compositori di macchiette e canzoni umoristiche guardavano con una certa ironia quelli tradizionali.
Con questo bellissimo brano, Pisano e Cioffi si dimostrarono due autentici artisti, “sconfessando così la presunta superiorità degli autori più impegnati” .

Aggiungiamo a questo commento una piccola curiosità, che forse i tifosi del Napoli ricordano perché si riferisce a un evento storico:
Il versoTu mme diciste sì na sera ‘e maggio” fu ripreso dai tifosi napoletani per festeggiare il loro primo scudetto, la sera del 10 maggio
1987.
Dobbiamo osservare che vi sono stati molti casi in cui i tifosi hanno attinto al repertorio della canzone classica napoletana, per scrivere dediche alla propria squadra, come testimoniano alcune scritte del
tipo: Tu si ‘na cosa grande”, “Tenimmoce accussì … Anema e Core”,
“0je vita, oje vita mia”…

Fernanda Zuppini