Le più belle canzoni napoletane, scelte e commentate da un’amica piemontese…

Te voglio bene assaje 

Considerata “la madre di tutte le canzoni napoletane “, questa pièce musicale rappresenta, secondo la critica, “il passaggio dalla musica popolare alla canzone d’autore “.
Presentata il 7 settembre 1839, in occasione della Natività di Maria, Te voglio bene assaje fu il primo brano musicale a partecipare alla Festa di Piedigrotta nell’ambito di una gara canora.
Il ritornello di questa canzone era però conosciuto prima del 1839, come testimonia il fatto che, intorno a questa data, “era già cantato dalle massaie napoletane“.
Sull’origine del testo esistono numerose ipotesi, ma la più accreditata è quella che lo attribuisce a Raffaele Sacco, un “occhialaro” (ottico), frequentatore dei salotti partenopei , che l’avrebbe dedicato ad una avvenente signora, con la quale avrebbe avuto una relazione.
Secondo altri, il ritornello farebbe invece parte della “solida tradizione orale della musica napoletana” ed era già cantato negli ambienti popolari molto prima di venire inserito nella composizione di Sacco.
Nel Sito Matdid, diretto da Roberto Tartaglione, leggiamo che questa canzone ebbe un “successo travolgente” e che furono vendute, subito dopo la sua presentazione, 180.000 “copielle” (i fogli con il testo e la musica).
La fortuna di Te voglio bene assaje fu tale che, intorno a essa, nacquero numerose leggende.
Per quanto riguarda le parole, l’autore sarebbe senz’altro Raffaele Sacco, “un raffinato rimatore che faceva la professione di occhialaro”, anche se potrebbe aver inserito nel testo dei versi presi dalla tradizione popolare.
Per quanto riguarda la musica, una parte della critica dell’epoca l’aveva assegnata addirittura a Gaetano Donizetti, il celebre operista bergamasco, ma si è poi accertato che si tratta di un amico di Raffaele Sacco, il musicista Francesco Campanella.
La leggenda intorno a Donizetti si spiegherebbe con il fatto che la canzone napoletana “cominciava a godere ormai di un grande prestigio, simile a quello della musica operistica”.
Tra le varie dicerie sulla canzone si disse anche che il paroliere Sacco sarebbe stato rimproverato da un Cardinale per il “contenuto pagano” e che l’autore avesse scritto poi una versione “più ecclesiale“.
Benché l’origine della canzone sia ancora oggetto di discussione, il suo successo fu enorme e per molte edizioni della festa di Piedigrotta, fu eseguita come un “inno ufficiale della musica napoletana“.
Il giornalista Raffaele Tommasi, sul settimanale letterario “Omnibus” del 6 agosto 1940 scrisse che avrebbe sfidato chiunque dei suoi lettori ad andare in qualsiasi luogo “dove il suo orecchio non fosse ferito da na canzone che da non molto da noi introdotta, trovasi sulle bocche di tutti”.
Un successo così clamoroso suscitò anche commenti invidiosi e poco favorevoli, “per l’ossessionante ubiquità della melodia cantata in tutta la città” e fece nascere la leggenda secondo cui “qualcuno sarebbe addirittura scappato da Napoli per togliersela dalle orecchie e dal cuore ”
Questa canzone resta, comunque, come si legge nel Sito Napolitanità.it , “la prima e più famosa canzone che fu cantata a Piedigrotta”.
“La musica piacevole e i versi accattivanti” fecero di questo brano una “vera ossessione per i napoletani”. La si cantò per anni “dappertutto e in qualsiasi momento”.
Questa canzone fece anche nascere “rivalità tali che alcuni autori tentarono, invano, di sminuirla pubblicamente “per mezzo di altri componimenti, come nel caso della poesia del barone Zecca del 1840, i cui versi dicono, in senso di spregio, “mattina, juorno e sera, / prima stà tiritera…/
tutte li maramè / che sente addò tu vuole? / che sente addò tu vaje? / Te voglio bene assaje/
e tu nun pienze a me”.

Il tema musicale della canzone “fu ampiamente utilizzato dal compositore norvegese Johan Svendsen” per una composizione del 1874 dal titolo “Norsk Kunstnerkarneval for orkester
(Carnevale degli artisti norvegesi Op. 14).
La canzone Te Voglio Bene Assaje si diffuse e raggiunse il successo in tutta Italia soprattutto con la trasmissione radiofonica della Rai dal titolo “Sorella Radio“, dove fu trasmessa in diretta nazionale nell’esecuzione di Rino Loddo con l’orchestra di Pippo Barzizza il 25 agosto 1956.
Mi sia permessa un’osservazione sui modi e i tempi di diffusione di un brano musicale in un secolo di Storia della Canzone, paragonati alla rapidità con cui una canzone raggiunge la fama oggi e dopo pochissimo tempo viene dimenticata e sostituita con altri brani di altrettanto breve successo…
Te voglio bene assaje, canzone senza tempo, fu eseguita per oltre un secolo dai più grandi interpreti napoletani e fornì l’ispirazione a Lucio Dalla per il suo splendido brano del 1986 dedicato a Caruso, il cui ritornello fu tratto da un’altra famosa canzone della tradizione partenopea, Dicitencello Vuje, di cui tratteremo in un altro articolo di questa sezione dedicata “alle più belle canzoni napoletane”.

Vi proponiamo qui Te voglio bene assaje nella versione di Massimo Ranieri, uno dei maggiori esecutori delle canzoni napoletane classiche

Fernanda Zuppini