Le parole non dette di uno sguardo possono essere più intense, incisive e penetranti di qualsiasi parola profferita o scritta. E possono cambiarti la vita. Questo pensò mentre vagava senza meta, incurante della pioggia che gli scivolava via dall’impermeabile e dai pensieri, ancora completamente immersi nello sguardo della dolce creatura con cui aveva passato l’ultima ora, o forse le ultime ore; non riusciva a quantificare quel tempo, per lui ancora sospeso in un limbo, in un mondo che non aveva suoni, non aveva voci, non aveva rumori. Nel caos cittadino dell’ora di punta serale, i suoi occhi e i suoi pensieri erano ancora persi in quel dolce sorriso e in quello sguardo intenso che nulla al mondo avrebbe cancellato dalla sua mente. Camminando lentamente sotto la pioggia scrosciante, senza una meta e come unica direzione quella dei suoi ricordi recenti, lentamente li fece scorrere al contrario, per ripercorrere quegli istanti infiniti nel vano tentativo di ricostruire quanto aveva vissuto e dare a quei pensieri, avvolti in ciò che aveva le sembianze di un sogno, una parvenza di realtà. Ripercorse il tempo passato e si ritrovò alla stazione, appena sceso dal treno che sembrava essere stato fermato dal forte temporale piuttosto che dall’arrivo in stazione. Rivide se stesso entrare in libreria col suo zainetto, avendo come unico scopo attendere che passasse il temporale e, magari, trovare un libro interessante da leggere. Fu in quel momento, mentre si aggirava tra i libri esposti, che vide lei. Un’immagine molto più femminile di quante ne avesse viste in vita sua, di spalle, coi capelli bagnati nonostante un ombrello nella mano sinistra. La seguì con lo sguardo mentre, passando da uno scaffale ad un altro, sfogliava le pagine di vari libri avendo cura di non bagnarli. Non sembrava essere alla ricerca di un libro in particolare, ma era evidente che i libri che sfogliava non erano presi a caso. Li guardava tutti, poi i suoi occhi si soffermavano su un libro guardandolo come per parlargli, solo allora lo prendeva tra le mani e ne sfogliava le pagine con le sue dita lunghe e raffinate. Gli occhi di lui non si distolsero dalla sua figura neanche per un attimo, rapiti da qualcosa che non sapeva spiegarsi. Il suo portamento elegante, leggiadro, così femminile, le conferiva uno stile unico e decisamente affascinante, ma non era quello, o almeno non solo quello, ciò che lo attraeva irresistibilmente verso di lei; era spinto da una forza innaturale e irrazionale di cui non pensò neppure per un attimo di cercarne l’origine. Dopo averla inseguita tra i tanti scaffali, sempre attento a non farsi notare sebbene lei non sembrasse osservare altro che i libri, qualcosa gli disse che stava per andare via. Anche se lei non fece nulla per dare questa impressione, lui sentiva che il tempo stava per scadere, e si portò rapidamente verso di lei. Aveva un libro nella mano destra, lo voltò per leggerne la trama, lui si avvicinò, quel richiamo che fin dal primo istante lo aveva spinto verso di lei, diventò improvvisamente una forza irresistibile, di puro istinto, che lo spingeva sempre più forte di fianco a lei per guardarla negli occhi. Si avvicinò in maniera talmente delicata che perfino lui non riuscì a percepire i suoi stessi passi, e quando le fu accanto, prima ancora del suo viso, guardò il libro che lei aveva tra le mani, poi voltò lo sguardo e i loro occhi, sfiorandosi, fermarono il tempo, rimasero sospesi nel nulla per un attimo infinito, comprendendosi come se si fossero conosciuti da sempre, rapendosi come se si cercassero da sempre. Solo in quell’istante lui capì perché quella forza invisibile lo aveva costretto a cercare lo sguardo di quella donna. Lei ebbe un impercettibile sussulto e lui capì che quel breve istante le era bastato per comprendere il motivo di quell’attrazione irrazionale che lo aveva catturato nel momento stesso in cui i suoi occhi la videro. Solo in quel momento, quando tutto gli apparve improvvisamente avere un senso, delicatamente le prese il libro dalla mano, gli gettò uno sguardo fugace, ne aprì la copertina e fece scivolare qualcosa dentro, poi lo rimise tra le sue mani e le disse: “Non ti farà mai del male, potrà solo accompagnarti per il resto della tua vita…se vorrai.” Lei rispose: “ne sono certa”, e ne prese un’altra copia stringendo la sua a se, ne aprì la prima di copertina e scrisse qualcosa sulla pagina bianca, poi gliela porse con un gesto talmente etereo che a lui sembrò quasi sacrale riceverlo tra le sue mani. Entrambi si portarono alla cassa con i due libri, lei mise le mani nella borsa ma lui la fermò, pagò entrambi i libri e insieme si portarono verso l’uscita. Il tempo per loro era finito. Entrambi lo sapevano. Ma sapevano anche che sarebbe tornato, che quel tempo sospeso nell’infinito dove avevano vissuto l’istante in cui i loro sguardi si erano dolcemente sfiorati, non era finito lì. All’uscita lui si fermò come se avesse avuto un muro davanti, mentre lei si allontanò lentamente andando verso un’auto dove qualcuno la attendeva. Non era stata lei a fargli capire di non andare oltre, eppure era sicura che lui non lo avrebbe fatto, e si allontanò come fosse uscita da sola dalla libreria, senza voltarsi mai. Lui l’accompagnò con gli occhi fino all’auto, lei chiuse l’ombrello e gettò un ultimo sguardo verso di lui che, chissà come, riuscì a guardarla negli occhi come se le fosse stata davanti. Guardò l’auto allontanarsi e le sue luci perdersi tra le migliaia di altre luci del traffico cittadino, poi si allontanò senza nessun’altra meta se non i suoi pensieri che continuavano a perdersi nello sguardo etereo di lei, scivolando via sotto la pioggia, in quel tempo che non era mai iniziato eppure era finito… per ora!

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