La nuova variante più trasmissibile di SARS-CoV-2 trovata in Inghilterra è solo una delle tante varianti del virus rilevate in tutto il mondo. Per questo motivo l’Organizzazione mondiale della Sanità sta lavorando ad un sistema di monitoraggio globale con lo scopo di affrontare questo virus, che sarà con noi nel prossimo futuro. Allora viene spontaneo chiedersi se gli attuali vaccini funzionano contro queste versioni aggiornate del virus. Questa è la domanda principale che è nella mente di tutti.

Da quando è cominciata la pandemia sono state rilevate circa due mutazioni al mese: se si prende un campione oggi e lo si confronta con uno preso a Wuhan in Cina si rilevano più di 25 mutazioni. Così sembra che il coronavirus stia provando diverse combinazioni di mutazioni per infettare in maniera più completa gli esseri umani. Tuttavia le mutazioni fanno parte di quella che è la naturale programmazione dei virus. Anche se un virus mutato ci può sembrare istintivamente spaventoso, il più delle volte si tratta di una modifica poco importante o il virus si altera in modo tale che si indebolisce e quando ci infetta la nuova variante muore. Di tanto in tanto però si ha una nuova formula vincente, cioè il virus riesce a mutare in maniera tale da diffondersi più facilmente, causando più infezioni. Lo abbiamo già visto accadere prima con la nascita e il dominio globale di un’altra variante (G614) che è vista da molti come una versione migliorata per quanto riguarda la diffusione da parte del virus.

Una di queste nuove mutazioni sembra essere appunto la variante inglese. Questo virus  ha “un numero sorprendentemente elevato di mutazioni, più di quanto ci aspetteremmo, e alcune sembrano interessanti“, ha detto il prof Nick Loman del Consorzio Covid-19 Genomics UK (COG-UK). Ci sono due serie notevoli di mutazioni. Entrambi si trovano nella proteina “spike”, che è la chiave che il virus utilizza per sbloccare la porta per entrare nelle cellule del nostro corpo al fine di dirottarle. È probabile che qualsiasi modifica che renda più facile la penetrazione del virus gli darà un vantaggio. L’altra mutazione – H69 / V70 – è emersa diverse volte in precedenza, incluso nei visoni infetti. 

Secondo il BMJ (British Medical Journal) in un articolo dello scorso 18 gennaio, tra le varianti che destano l’attenzione dei ricercatori, oltre a quella inglese, c’è quella emersa dal Brasile, che è stata rilevata per la prima volta nei viaggiatori provenienti dal paese sudamericano arrivati ​​in Giappone nel gennaio 2021.  Questa presenta diverse mutazioni note per essere biologicamente importanti, tra cui E484K e N501Y. La mutazione N501Y, che è anche una caratteristica della variante inglese, è stata collegata a una maggiore infettività e virulenza. L’altra mutazione, E484K è associata alla fuga dagli anticorpi neutralizzanti prodotti dall’organismo contro la SARS. Questa mutazione è presente anche nella variante sudafricana.

Sempre secondo il BMJ la variante sudafricana è emersa più o meno nello stesso periodo di quella inglese e da allora è stata rilevata in almeno 20 paesi. I dati genomici del Sud Africa suggeriscono che la variante, nota come 501Y.V2, abbia rapidamente sostituito altri tipi circolanti nel paese in quanto sembra avere una carica virale più elevata ed è quindi più trasmissibile. Questa variante condivide somiglianze con le varianti inglese e brasiliana, in quanto contiene sia le mutazioni della proteina spike N501Y che E484K.

Gli attuali vaccini sono quindi efficaci contro le varianti brasiliana, inglese e sudafricana? I tre vaccini principali – Pfizer BioNTech, Moderna e Oxford AstraZeneca – prendono tutti di mira la proteina spike del virus, dove queste varianti presentano mutazioni.  I ricercatori sono ancora abbastanza fiduciosi, tuttavia, che i vaccini funzioneranno – sebbene non siano sicuri che l’efficacia possa essere ridotta – perché la proteina del picco è così grande che sarebbero necessarie molte mutazioni perchè questa possa sfuggire completamente alla protezione del vaccino. Sono, comunque, attualmente in corso studi per verificare l’efficacia dei vaccini contro queste nuove mutazioni.

Il vaccino stesso, tuttavia, può essere un altro fattore che contribuirà ad esercitare un diverso tipo di pressione sul virus. La vaccinazione di massa, lo potrà indurre a cambiare per infettare le persone che sono state immunizzate, in pratica Il virus, per assicurarsi la sua sopravvivenza, potrebbe mutare in maniera tale da sfuggire ai vaccini. Se questo guida l’evoluzione del virus, dovremo quindi aggiornare regolarmente i vaccini, come facciamo per l’influenza, per stare al passo.

In un’intervista con il BMJ, Andrew Pollard, che guida gli studi clinici sul vaccino di Oxford, ha affermato che il periodo cruciale sarà quando molte persone verranno vaccinate, poiché questo metterà il virus sotto forte pressione. Quando ciò accade, alcuni virus non possono competere con quell’immunità. Con questo coronavirus non sappiamo ancora la risposta a questa domanda, ed è per questo che la sorveglianza sarà fondamentale …”, ha detto Pollard, aggiungendo che i vaccini Pfizer, Moderna e Oxford sono “relativamente semplici da riprogettare per una nuova variante“. La preoccupazione primaria è che gli anticorpi del sangue dei sopravvissuti siano meno efficaci nell’attaccare nuove possibili varianti del virus. 

Tuttavia, il Prof. Ascierto dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale già distintosi nella lotta contro il covid per l’impiego del Tocilizumab, sta lavorando da marzo allo studio di un vaccino con lo INMI Spallanzani di Roma e l’Università degli Studi Bicocca di Milano. Si tratta di una ricerca di avanguardia che, a differenza degli altri vaccini, interviene non sullo spike, ma sulla sequenza genetica dell’uomo. Il vaccino è costituito da un pezzo di DNA plasmidico, cioè ha all’interno una piccola porzione di DNA del Coronavirus che codifica direttamente il recettore della proteina Spike impiegata dal virus per attaccare le cellule dell’uomo. Secondo il Prof. Ascierto i risultati degli studi preclinici sono molto promettenti, ed ha continuato dicendo che la fase 3 dello studio dovrebbe iniziare per luglio. 

Se il vaccino sintetizzato dall’oncologo del Pascale mantiene le sue promesse, allora forse ci potranno essere speranze per una soluzione più definitiva della pandemia.