In finanza indichiamo con materie prime le risorse naturali che servono per produrre altre cose e che non sono intercambiabili tra di loro.

Esistono due tipi di materie prime: quelle rinnovabili e quelle non rinnovabili.

Le materie prime rinnovabili (soft commodities) sono di natura vegetale e animale e si rigenerano periodicamente come ad esempio il legno, i prodotti agricoli (caffè, mais e frumento) e le energie rinnovabili (solare, eolica, geotermica)

Le materie prime non rinnovabili (hard commodities) sono quelle che la natura ci offre in misura finita e quindi tendono all’esaurimento come ferro, rame, oro, argento, gas e petrolio.

I prezzi delle materie prime hanno un impatto importante sull’economia reale.

Pensate al prezzo del petrolio nel 2014. 140 dollari al barile si tradussero in un prezzo alla pompa intorno ai 2 euro al litro. Inoltre divenne più caro trasportare tutti i prodotti che viaggiavano su gomma aereo e nave con un aggravio del prezzo finale di molti prodotti di consumo.

La particolarità di questa asset class è l’elevata volatilità dei prezzi. Cioè hanno dei movimenti di prezzo molto ampi sia al ribasso che al rialzo, anche se sul lungo periodo (dai 10 anni in poi) i rendimenti si allineano a quelli delle normali azioni. Infatti a lungo termine vengono utilizzate per coprirsi dai rischi di inflazione e in determinate condizioni di mercato per mitigare eventuali discese cicliche di mercato.

Per come vengono utilizzate, per esempio, le materie prime quali petrolio, gas, rame e palladio sono adatte a fasi di mercato legate alla crescita della produzione, mentre oro e argento si utilizzano con inflazione prevista a rialzo e come beni rifugio.

I principali fattori che le influenzano, sono:

  • le condizioni climatiche, per le soft commodities
  • le incertezze geopolitiche, per le hard commodities come il petrolio e i materiali di produzione che impattano sull’import/export.

Investire in materie prime è possibile come per ogni altra asset class del mercato (azioni e obbligazioni)e si può fare a pronti e a termine direttamente sulla materia prima in sé, oppure acquistare azioni di aziende che le producono o estraggono.

La negoziazione a pronti significa acquistare la materia al prezzo corrente, ossia, quel prezzo a cui quello che acquisto posso rivenderlo subito. Come per la normale negoziazione dei titoli azionari e obbligazionari.

La negoziazione a termine, invece, mi fa acquistare la materia prima al prezzo che secondo me avrà ad una data futura in cui dovrò rivenderlo. Questo tipo di negoziazione viene utilizzata o per coprirsi dal rischio di un eventuale rialzo o ribasso del prezzo della materia prima se sono un produttore/estrattore, o per speculare.

Esempio: sono un azienda che estrae petrolio e penso che il prezzo del petrolio scenderà tra sei mesi, quindi acquisto un contratto che mi dà diritto a rivendere il petrolio ad un prezzo più alto tra sei mesi.

Entrambi i tipi di investimento precedenti si basano quindi sul prezzo della materia prima in se, ma non creano valore nel tempo e sono soggetti come dicevamo a brusche variazioni in periodi brevi.

Creare valore da questi elementi è invece compito delle aziende che le estraggono/producono, quindi possiamo investire in azioni di queste aziende per poter beneficiare della loro gestione della materia prima e dei dividendi che esse stesse producono.

Questa immagine ci fa vedere come le aziende estrattrici di oro abbiano prodotto più rendimenti di quanto il prezzo dell’oro non sia salito in vari periodi e particolarmente nel 2020.

Investire in materie prime, una porzione del proprio portafoglio, fa parte di una corretta diversificazione, ma bisogna appunto tenere conto della loro aleatorietà di prezzo nel breve termine.

Marianna Genovese – Consulente Finanziario certificato EFPA

mariannagenov@gmail.com

Per consultare gli altri articoli del corso di educazione finanziaria clicca qui