Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Invenzioni impossibili

Ancora nella pancia della mamma, i genitori decisero di chiamarlo Leonardo. Infatti, quando nacque, con quel nome fu battezzato. E poiché nomen omen, come dicevano i latini, il piccolo aveva proprio tutte le caratteristiche di un inventore geniale.

Sin da subito, non doveva sforzarsi né applicarsi più di tanto, perché la creatività inventiva gli era connaturata e dunque, con estrema facilità, arrivava a delle realizzazioni innovative veramente strabilianti.

Imparò, per esempio, a costruire il vuoto che sta dentro ai palloni, quello necessario affinché le sfere rimangano ben tese. Poi costruì gli spazi tra le parole: esistono già per chi li usa ma è estremamente utile che li acquistino, invece, coloro che parlano molto in fretta e che attaccano le parole una dopo l’altra o le accavallano, senza far capire ciò che dicono.

All’età di quindici anni realizzò lo sguardo esterno, fondamentale per tutti, perché procura una visione obiettiva di se stessi e degli eventi in cui si è coinvolti. Di lì a poco, inventò dei fazzoletti speciali per asciugare le lacrime di coccodrillo, nonché l’ottava camicia da indossare dopo aver sudato le sette, poi l’estintore specifico per le tappe, quelle che si bruciano, e le mini mini calcolatrici, da usare senza nemmeno guardarle, per farsi i conti in tasca.

Leonardo ora ha ventidue anni e al suo attivo almeno 506 tra invenzioni, scoperte e costruzioni di cose che cambiano, in meglio, la vita di moltissime persone. È davvero un genio, confermando così la fama del grandissimo che veniva da Vinci e di cui porta fieramente il nome.

Qualche tempo fa, la madre, presa da terribili attacchi di ansia, iniziò a chiedergli in maniera ossessiva un’invenzione, per lei evidentemente di importanza immensa.

«Inventa un paio di occhiali, Leo tesoro mio, per cui papà mi veda sempre giovane e bella e sia sempre innamorato come la prima volta… perché appena mi vide, lui così dice, rimase stranito dalla mia avvenenza e gli si sciolsero le budella per l’amore che subito provò!»

Per la mamma, Leonardo avrebbe creato l’invenzione più fantasmagorica!

E così escogitò una sorta di sensori da applicare agli specchi di casa: non appena la mamma si fosse avvicinata per specchiarsi, si sarebbe attivata una voce forte dentro di sé, che con tono determinato avrebbe pronunciato frasi tipo: “certo che sono proprio una gran figa”, “ammapeta e che schianto”, “praticamente sono uno sballo”, “vedi un po’ che sventola”.

Leonardo fece centro! Dopo qualche settimana la mamma si dimenticò completamente degli occhiali per il marito e soprattutto… si dimenticò del tutto della sua ansia!

Luciana Pennino

“La fantasia dei poeti non conosce limiti e le loro invenzioni non rispettano nessuna verità.” (Ovidio)