“One is for sorrow, two is for joy…” – una per il dolore due per la gioia –  sono i primi versi di un’antica filastrocca inglese per bambini, dedicata alle gazze ladre. La gazza è infatti un uccello molto comune in Gran Bretagna, ma forse non tutti sanno che questo simpatico ed intelligente volatile è strettamente legato anche alla storia di Napoli, ed in particolare alla storia di una parte molto antica della città: la Pignasecca.

Via Porta Medina, meglio conosciuta da tutti come Pignasecca, deve il suo nome a proprio questi dispettosi uccelli, che un tempo erano molto comuni anche nella città partenopea. Le gazze erano tipici ladruncoli dei vicoli napoletani.
Attirate da tutto ciò che brillava, come è loro natura, i simpatici uccelli, rubavano e poi depositavano su un di pino dell’orto dei Pignatelli, oggetti preziosi presi nelle case dove si consumavano amori clandestini. Vari e futili furono i tentativi da parte delle autorità e delle forze civili di scovarle e catturarle, ogni volta le gazze si dileguavano nel nulla.

Un giorno, sul soprannominato “pino della vergogna” fu ritrovato un anello sacro appartenente a qualche alto prelato, così cominciò a girar voce che le gazze avevano rubato quell’anello a qualche uomo potente di chiesa mentre era in dolce compagnia, e si insinuò che si trattasse addirittura dell’arcivescovo.
Questi decise prontamente di scomunicare le gazze. Il decreto emanato fu affisso sul pino che per una bizzarra coincidenza si seccò repentinamente, dando così il nome alla zona della Pignasecca.
Le gazze, colpite dalla scomunica furono condannate alla pena eterna. Il fatto è che nessuno ha ancora comunicato alle gazze della condanna, e tutt’oggi, ignare della scomunica che pende sulla loro testolina nera, continuano imperterrite a rubare in tutto il mondo oggetti preziosi e non, ma sicuramente luccicanti.