Le Galanterie: sfarzo e ostentazione nella Napoli Borbonica

Nel Settecento, secolo non dissimile al nostro, ossessionato dall’estetica e dal piacere ad ogni costo, assunsero gran rilievo le “galanterie” ossia gli accessori dell’abbigliamento alla moda, raffinati oggetti di lusso e di piacere.
Ventagli, pomi di bastone, orologi, tabacchiere, astucci dalle più svariate forme e destinazioni d’uso, venivano accuratamente abbinati all’abito ed utilizzati secondo un rigido codice di gesti e movenze.
Il diffondersi delle galanterie nel corso del Settecento è dovuto all’affermarsi, presso la ricca aristocrazia, dell’abitudine a partecipare a salottiere riunioni mondane, a sontuosi ricevimenti serali; tali oggetti, pertanto, venivano scelti a secondo delle ore del giorno e del relativo vestito.
Interessanti documenti visivi costituiscono i dipinti di “scene di genere” di Giuseppe Bonito e Filippo Falciatore, pittori della Napoli del Settecento che ci danno un affresco della vita fastosa e fatua del nobile dell’epoca, del vivere ozioso “di colui che da tutti è servito e a nulla serve” secondo la nota affermazione di Giuseppe Parini.
Nelle tele sia di Bonito che Falciatore e, in chiave più sarcastica in quelle di Gaspare Traversi, vediamo nobili e parvenus (persone di umili origini che, arricchitisi, aspirano a un rango superiore), tutti impegnati in varie occupazioni diurne tra lezioni di ballo e incipriatura, fra incontri galanti e svaghi all’aria aperta.
Nei ritratti del XVIII e XIX secolo non ci si sofferma tanto sulla personalità, sull’aspetto psicologico del soggetto, quanto piuttosto sull’accessorio, sul dettaglio prezioso, simbolo del ruolo sociale del personaggio effigiato.
Tra le galanterie più diffuse nella moda del costume settecentesco troviamo: Chantelain, raffinato gioiello da giorno a forma di scudo, in oro smaltato e posto a destra della cintura, dal quale pendevano serie di catenelle ai cui ganci erano appesi vari oggetti quali: orologio, chiavetta carica orologio, astuccio da toilette, boccetta porta profumo ossia ninnoli vari a secondo se ad indossarlo fosse un uomo o una donna.

Chantelain
Orologio da persona, orologio portatile dalla caratteristica forma “oignon” (a cipolla) in ottone o argento, con vetro convesso. La cassa era decorata con minuziose decorazioni in smalti e pietre preziose, spesso munita di una controcassa che la proteggeva dalla polvere che penetrava dal foro di carica; anche questa seconda cassa era in metallo e rivestita di cuoio lacca o tartaruga.

Orologio

Ventaglio, strumento di seduzione tutto femminile, veniva utilizzato secondo un complesso codice di gesti per far comprendere all’uomo se era ben accetto, se veniva respinto e quale era l’umore della sua dama.

ventaglio
Piume, paillettes, ricami o scene figurate sul tessuto, contribuivano a trasmettere questi muti messaggi.

Scatole per belletto, nate durante il periodo roccocò con l’uso di imbellettarsi il volto. Vi fu nel ‘700 un vero e proprio abuso di cipria e finti nei; quest’ultimi tramite il contrasto cromatico, facevano sembrare più bianca e porcellanata la pelle.
I nei erano di seta nera e, grazie a un retro gommato, si ponevano in punti più o meno provocanti e a secondo dove erano posti, suggerivano all’amante lo stato d’animo e la disponibilità ad un’avventura romantica.
Queste mosche, così come i nei venivano chiamati, assumevano secondo dove erano collocati nomi diversi:” la sfrondata “sul naso, “l’appassionata” sull’occhio, “la galante” sulle labbra, “la maestosa” sulla fronte.

Pomi di bastoni, di varie fogge e materiali, spesso fungevano anche da tabacchiere e al cui interno, non di rado, si custodivano anche essenze afrodisiache per incontri galanti.Le canne dei bastoni, più spesse e corte per le donne, più sottili e lunghe per gli uomini, erano tutte dotate di un foro che serviva a legare un nastro che cambiava colore a secondo
l’abito. Oltre una funzione estetica i bastoni avevano anche una funzione pratica: mantenere l’equilibrio compromesso dagli altissimi tacchi dell’epoca.

Tabacchiera, la scatola destinata a contenere tabacco, si diffuse già nel tardo ‘600 con l’abitudine di fiutare ciò che inizialmente venne chiamata “erba della regina” in riferimento alle forti emicranie di Caterina dei Medici che furono curate con la polvere di tabacco portata in Francia per la prima volta dall’ambasciatore Jean Nicot. Il tabacco poteva essere fiutato in polvere sottilissima secondo il gusto spagnolo, granuoloso secondo le preferenze italiane, con altre essenze aromatiche per ottenere vari effetti terapeutici.
Anche l’uso della tabacchiera prevedeva rigide regole di galateo, ben tredici movimenti prima di “presentare al naso” il tabacco.

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Non a caso Parini nel suo famoso poema satirico “Il Giorno”, riferendosi alla società della sua epoca, delinea un ceto ormai prigioniero di assurde manie, da gesti meccanici e ripetitivi, atteggiamenti non diversi da quelli adottati dalla società odierna alle prese con i vari smartphones.

Annamaria Pucino

A proposito dell'autore

Annamaria Pucino

I miei articoli sono un connubio delle mie due grandi passioni: la Scrittura e la Storia dell'Arte.

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