Un indicatore del livello di difficoltà che le imprese e le famiglie campane e meridionali hanno patito negli ultimi anni è rappresentato dal livello delle sofferenze bancarie. Tecnicamente, i presiti bancari in status di sofferenza o, più semplicemente, le sofferenze bancarie sono quei prestiti concessi dalle banche ad imprese, enti o famiglie per i quali è accertata l’impossibilità della restituzione integrale da parte del cliente; sono cioè crediti irrecuperabili.  Secondo la relazione dello scorso gennaio le regioni meridionali presentano una percentuale più elevata di sofferenze bancarie; il Molise è la prima regione italiana (20,7%) seguita dalla Basilicata (19,9%) ma in generale il Mezzogiorno ha un rapporto sofferenze/prestiti bancari assestato al 16,1%: ciò significa che mediamente  per ogni 100 euro date in prestito dalle banche 16 euro sono irrecuperabili. Il dato è quasi il doppio rispetto all’incidenza delle sofferenze rilevate al Centro (9,3%) ed al Nord- Ovest (9,6%) e molto superiore al Nord-Est (11,8%). Il valore medio in Italia è 11%. Le regioni con i minori valori sono tutte localizzate, ad eccezione del Lazio, nel Nord del paese.

Il problema delle sofferenze bancarie non riguarda solo i conti economici delle banche che subiscono i danni delle insolvenze ma ha impatti economici per l’intero sistema meridionale; se i prestiti non vengono restituiti le banche sono restie a concederne di nuovi oppure sono disposte ad erogare nuovi crediti solo a tassi di interesse e con commissioni molto più alti per far fronte ai rischi di insolvenza. In assenza di credito bancario e considerati i recenti tagli da parte del Governo centrale ed enti locali della spesa pubblica in investimenti (nel Mezzogiorno -30% dal 2011, riduzione molto più consistente rispetto ai tagli effettuati per il Centro-Nord) e il limitato utilizzo dei fondi comunitari, è inevitabile l’arresto dell’intera economia nel Mezzogiorno.

La più elevata percentuale di sofferenze al Sud è significativa dello stato di difficoltà che in particolare le imprese meridionali hanno sperimentato negli anni della crisi durante i quali le insolvenze si sono accumulate in modo esponenziale.  La crisi economica, ci dicono in modo convergente numerosi studi e ricerche, ha colpito in modo più violento le economie strutturalmente più fragili, tra cui il Mezzogiorno d’Italia. In particolare, i tagli nella spesa pubblica attuato dal 2011 in poi effettuati anche nel nostro paese su sollecitazione europea hanno portato ad una contrazione della domanda di bene e servizi prodotti dalle imprese determinando il crollo dei loro fatturati e ciò ha reso impossibile per le stesse rientrare dei presiti ottenuti.

Se, quindi la caduta della domanda interna, per effetto delle politiche europee e della recessione economica in corso, è la causa di fondo della crescita delle sofferenze nel Mezzogiorno la domanda che ci poniamo è che utilità potranno ancora avere le misure monetarie espansive adottate dalla BCE consistenti nell’offrire altro denaro a tassi sempre più bassi per stimolare il credito? Sappiamo che alcuni giorni è stato annunciato un ulteriore taglio del costo del denaro da parte della Banca Centrale Europea.  Detto in altri termini, se la domanda di beni non cresce, che senso ha fornire ulteriore liquidità a tassi sempre più bassi alle imprese se queste sanno che se non vendono i loro prodotti non potranno rimborsare neanche il capitale? A nostro avviso, il contenimento delle sofferenze bancarie, la ripresa del credito nel Mezzogiorno e il rilancio dell’economia meridionale passa per un programma pubblico che sostenga la domanda di beni e servizi prodotti dalle imprese.

Quali settori andrebbero sostenuti attraverso questo programma di sostegno pubblico? A nostro avviso due sono le aree primarie di intervento: un piano di riequilibro delle infrastrutture ferroviarie, portuali, stradali e delle reti informatiche (banda larga) nel Mezzogiorno che oltre a rilanciare gli investimenti e l’occupazione hanno anche effetti sulla crescita della produttività dell’intera area ed in secondo luogo, misure di aiuti verso lavoratori e pensionati meridionali che sono stati maggiormente danneggiati dagli anni delle crisi attraverso la riduzione della pressione fiscale, la detassazione dei premi di produttività, aiuti alle famiglie monoreddito con figli.  In assenza di tale programma pubblico, che presuppone una preventiva contrattazione con Bruxelles per l’allentamento dei vincoli sulla spesa, dubitiamo fortemente che continuare ad offrire prestiti a basso costo sia di aiuto per la ripresa dell’economia nel Mezzogiorno e, quindi, dell’intero Paese.

Vincenzo Di Vita

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