Le “bugie” di Ulisse 4° Puntata

a cura di Giorgio Manusakis

“Musa, quell’uom di multiforme ingegno

Dimmi, che molto errò, poiché ebbe a terra

Gittate d’Ilion le sacre torri”

Achille si indignò molto nel sapere che il suo nome era stato usato, per di più a sua insaputa, per un inganno così meschino e che avrebbe significato la morte di una dolce fanciulla, ma per il resto della storia vi rimandiamo alle tragedie di EuripideIfigenia in Aulide” e “Ifigenia in Tauride”.

Ma facciamo un salto temporale e torniamo sotto le mura di Troia. Qui la battaglia infuriava con alterne fortune ma, dopo la morte di Achille, ai greci un po’ demoralizzati fu predetto dal “solito” oracolo che Troia non sarebbe mai caduta se, tra le altre cose, non fossero riusciti a rubare il Palladio di Atena dalla Cittadella di Troia. E qui il furbo Ulisse ne inventò un’altra delle sue: disse a Diomede di malmenarlo brutalmente e, ricoperto di sangue e stracci, chiese asilo a Troia dicendo di essere uno schiavo fuggiasco. Con questo stratagemma Ulisse riuscì ad ingannare tutti e a rubare il Palladio di Atena, almeno secondo alcuni. In realtà, in questa occasione, il nostro eroe fu anche piuttosto fortunato; il suo travestimento, infatti, non riuscì ad ingannare Elena ed Ecuba, ma entrambe giurarono di non svelare il segreto permettendo a Ulisse di tornare sano e salvo all’accampamento greco.

Sempre durante la guerra di Troia, Ulisse è protagonista di un altro inganno in cui coinvolge il figlio del celebre Achille, Neottolemo. Ma partiamo dall’inizio. Dopo la morte del loro campione, Achille, l’oracolo aveva predetto ai greci che non avrebbero espugnato Troia se non si fossero uniti a loro il figlio del grande Achille, Neottolemo, e Filottete con il suo arco e le sue frecce. Per spiegare meglio l’importanza dell’arco e delle frecce di Filottete, bisogna dire che gli erano stati dati in dono nientemeno che da Eracle, il quale in tal modo lo aveva ringraziato di aver acceso la sua pira funebre. Inizialmente Filottete partì per Troia insieme agli altri re greci con sette navi, ma fu abbandonato sull’isola di Lemno su consiglio di Ulisse in quanto una sua ferita, provocata da un serpente (secondo alcuni inviato da Era per punirlo di aver acceso la pira di Eracle) emanava un odore insopportabile. Filottete era comprensibilmente adirato con i suoi compagni, che lo avevano abbandonato su un’isola deserta, e in particolare con Ulisse. Eppure a chi, se non all’astuto Ulisse, potevano rivolgersi i greci per trovare il sistema di far tornare Filottete con il suo arco a combattere con loro ed espugnare Troia?…

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Fine 4° Puntata