Le “bugie” di Ulisse 10° ed ultima puntata

a cura di Giorgio Manusakis

“Musa, quell’uom di multiforme ingegno

Dimmi, che molto errò, poiché ebbe a terra

Gittate d’Ilion le sacre torri”

L’inganno di Ulisse durò fino al giorno seguente quando, alle pressanti richieste dei pretendenti al trono, Penelope, ispirata da Atena, rispose che il successore di Ulisse sarebbe stato colui il quale fosse riuscito a scagliare una freccia, con l’arco di Ulisse, facendola passare attraverso dodici anelli di asce messe in fila. Come molti di voi sicuramente sapranno, nessuno dei Proci riuscì neanche a tendere l’arco e tutti protestarono quando il “mendicante” chiese di poter provare anche lui; lo insultarono pesantemente, ma il “mendicante” non si tirò indietro e, ovviamente, riuscì nell’impresa, quindi rivelò a tutti la sua vera identità e, con l’aiuto del figlio Telemaco e dei due servi Eumeo e Filezio, si vendicò uccidendoli uno per uno. Ultimata la sua vendetta, Ulisse si ricongiunse con la sua famiglia e, finalmente, raccontò loro la vera e avventurosa storia del suo ritorno a Itaca.

Ma gli inganni di Ulisse non finiscono qui. Infatti, portata a termine la sua vendetta nei confronti dei Proci, Ulisse fece preparare una festa in modo da far credere agli abitanti di Itaca che Penelope avesse scelto il suo nuovo sposo. Il giorno dopo si recò, insieme a Telemaco, Eumeo e Filezio, dall’anziano padre, Laerte, ritiratosi nella sua casa di campagna; anche a lui Ulisse non rivelò la sua vera identità e si presentò come uno straniero che aveva ospitato Ulisse cinque anni prima. Ma la sua narrazione dei fatti disperò il vecchio Laerte al punto da farlo piangere; a ciò Ulisse non riuscì a resistere oltre e rivelò al padre la verità stringendolo in un forte abbraccio.

Come abbiamo visto, Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mentì a compagni, re e persino dei, come nel caso di Eolo e Atena. Usò la sua proverbiale capacità di ingannare per molteplici motivi: per vendicarsi come nel caso di Palamede, per difendersi come nel caso di Polifemo, per uno scopo individuale come nel caso di Eolo, o comune anche ai suoi compagni come nel caso del cavallo di Troia o di Filottete, o anche, come alcuni sostengono nel caso di Laerte, per il semplice piacere di mentire. Ma noi riteniamo che Ulisse sia riuscito in un ultimo, difficilissimo inganno. Il suo “multiforme ingegno” e le sue “bugie” sono state narrate per millenni, giungendo a noi e a chi verrà dopo di noi, permettendogli di entrare nell’immortalità del mito e perpetrare il più grande dei suoi inganni: quello ai danni della morte. Il suo mito, infatti, non morirà mai.

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Fine della storia