Le “bugie” di Ulisse

a cura di Giorgio Manusakis

“Musa, quell’uom di multiforme ingegno

Dimmi, che molto errò, poiché ebbe a terra

Gittate d’Ilion le sacre torri;”

Sicuramente tutti i nostri affezionati lettori avranno riconosciuto questi versi e identificato immediatamente l’uomo dal “multiforme ingegno” in quel genio di astuzia e inganni che era Odisseo, ai latini meglio noto con il nome di Ulisse. Tutti, infatti, sanno che Ulisse è considerato la personificazione della furbizia, nonché il primo e il più grande dei bugiardi; sulle sue astuzie sono stati scritti testi di filosofia e psicologia, ma noi ci limiteremo a quanto di nostra più stretta pertinenza: il mito.

Ma quand’è che il nostro beneamato eroe, celebre per i suoi inganni, a partire dal famosissimo cavallo con cui ingannò i troiani e via via con tutte le altre astuzie grazie alle quali scampò alla morte nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, iniziò a dire le “bugie” che lo hanno poi reso il più furbo degli uomini? Sembrerebbe che abbia esordito giovanissimo, addirittura la sua stessa nascita nasconderebbe una menzogna. Infatti, sebbene tutti lo conoscano come figlio di Laerte, re di Itaca, e di Anticlea, figlia del famoso ladro Autolico, Ulisse era in realtà figlio di Sisifo e Anticlea. Il mito racconta che Autolico e Sisifo, i due ladri più furbi e famosi conosciuti a quel tempo, vivevano sul monte Parnaso. Autolico era, per così dire, “figlio d’arte” in quanto il padre era addirittura Hermes, dio protettore, tra gli altri, anche dei ladri. Un bel giorno Autolico volle dimostrare di essere più furbo di Sisifo e gli rubò alcuni capi di bestiame portandoli nelle terre di sua proprietà. Ma Sisifo, astutamente, aveva ferrato il suo bestiame in modo che lasciasse una traccia su cui era scritto: “mi ha rubato Autolico” e grazie a questa astuzia scoprì il furto. A questo punto, come spesso accade nel mito, le versioni sono due: una racconta che Autolico stesso abbia offerto la figlia Anticlea a Sisifo, in modo da unire il loro sangue “astuto” ed assicurarsi come discendenza diretta il più furbo degli uomini; l’altra invece sostiene che Autolico, per farsi perdonare il furto, ospitò Sisifo presso di lui per una notte e questi, non ancora soddisfatto, volle vendicarsi usando violenza alla figlia. Sta di fatto che Ulisse, tra i suoi antenati, può vantare un padre ed un nonno considerati tra i più furbi degli uomini e un bisnonno che era il più furbo degli dei: Hermes. Si racconta poi che Autolico sia giunto ad Itaca poco dopo la nascita di Ulisse e che, dopo un banchetto, lo abbia poggiato sulle sue ginocchia; a questo punto, sembra che Anticlea abbia detto: “Dagli un nome, o padre” e Autolico abbia risposto: “Nel corso della mia vita mi sono messo in urto con molti principi e chiamerò dunque mio nipote Odisseo, che significa Il Rabbioso, perché sarà la vittima delle mie antiche inimicizie. Tuttavia semmai salirà al monte Parnaso per rimproverarmi, gli cederò parte dei miei possedimenti e placherò la sua ira”. Ulisse effettivamente tentò, una volta raggiunta l’età matura, di far visita al nonno, ma durante una battuta di caccia fu ferito da un cinghiale e non riuscì a raggiungere Autolico; questi, comunque, si curò molto del nipote e gli diede i doni promessi, con i quali Ulisse fece ritorno a Itaca. In verità anche sull’origine del nome “Odisseo” ci sono diverse versioni, ma noi ci limitiamo a citare solo questa per tener fede alle parole di Autolico…..

Fine 1° Puntata

Per “Storie Mitologiche” clicca qui