Per riggiola napoletana si intente la mattonella in cotto maiolicata ossia rivestita da smalto stannifero e successivamente decorata con colori minerali: l’ossido di cobalto per gli azzurri ed i blu, l’ossido di cromo o di rame per i verdi, l’ossido di ferro per i gialli e i rossi.

chiostro santa chiara

Il temine riggiola si fa  risalire al 1450  anno in cui Alfonso il Magnanimo, primo re della dinastia aragonese , importò a Napoli dalla Spagna l’antica arte della ceramica. Il termine catalano rajola, infatti,  appare scritto nelle cedole aragonesi per indicare le mattonelle delle fabbriche valenzane di cultura araba largamente importate in città.

In realtà l’etimologia della parola riggiola si presta a diverse interpretazioni; secondo alcuni studiosi deriva dal latino rubeola ossia rossiccio in riferimento al tipico colore della terracotta, materiale con cui si costruivano le originarie piastrelle.

Nella seconda metà del Quattrocento Castelnuovo divenne una grande fucina in cui lavorarono non solo notevoli scultori, pittori ma anche abili ceramisti.

La produzione napoletana in parte supera il tradizionale repertorio ispano-moresco caratterizzato da motivi stilizzati, geometrici, anaconici, dando vita a soggetti umanizzati, a motivi figurativi desunti dalla scultura e medaglistica rinascimentale.

Nel corso del XV e XVI secolo le superficii pavimentali delle cappelle private delle chiese napoletane sono tutte ricoperte e impreziosite da brillanti coltri maiolicate che riproducono la sontuosità dei tappeti orientali ; infatti il piano di calpestio delle cappelle di patronato nobiliare, è decorato con suggestivi immagini contenute in singole piastrelle e che complessivamente simulano la trama di ricchi tessuti bizantini, di sfarzosi tappeti persiani.

Stemmi gentilizi, simboli araldici, ritratti di profilo sono dipinti nel tozzetto, nella parte centrale, della mattonella.

pavimento caracciolo del sole

Lo straordinario pavimento della cappella Caracciolo del Sole nella Basilica di San Giovanni a Carbonara, risalente al terzo decennio del XV secolo, risulta l’esempio più antico di tale produzione, esso è opera di una  manifattura locale ma con forti influenze valenzane.

Il repertorio ornamentale è costituito da temi vegetali e zoomorfi di gusto tipicamente ispanico( melograne, foglie di malvarosa stilizzata, uccelli esotici) , motivi araldici( emblema del Sole), iscrizioni e profili maschili e femminili di sapore già rinascimentale.

Dell’iconografia tradizionale partenopea persistono i motivi  antichi del ” cantaro “ (calice a due manici) e del ” nodo di Salomone “.

Il pavimento composto da seimila mattonelle si articola in cellule ottagonali, secondo lo schema di gusto classico detto alessandrino e diffuso a Napoli in seguito alle riggiole importate da Valencia per decorare Castelnuovo.

Le mattonelle ordinate da Alfonso d’Aragona per pavimentare Castelnuovo, con stemma centrale della dinastia,  sono tra l’altro visibile nella famosa tavola “San Francesco che consegna la Regola”,  opera eseguita dal pittore fiammingo Colantonio oggi presente al Museo di Capodimonte.

Colantonio dipinto con San Francesco che dona la regolaTra gli esempi più interessanti di pavimentazione maiolicata rinascimentale in città, sicuramente vi è anche quello della famosa Cappella Pontano, cappella funebre che il noto umanista fece realizzare nel 1492 in memoria della moglie Adriana Sassone. In un semplice e rigoroso contesto architettonico classico spiccano le vivaci mattonelle con al centro motivi vegetali, animali  non che stemmi familiari: del Pontano un ponte a due arcate, della moglie  Ercole che abbatte il leone.

cappella pontanoNei secoli successivi nelle chiese, le riggiole maiolicate saranno soppiantate dai pavimenti in commesso marmoreo  secondo il gusto dettato da Cosimo Fanzago, famoso architetto e scultore della Napoli Barocca.

La maiolica continuerà a sopravvivere come decorazione soprattutto di ambienti esterni: nelle terrazze, nei chiostri nei giardini, nelle fontane.

Per gli elementi con cui è composta, la maiolica ben si presta per i rivestimenti esterni, è  resistente alle intemperie ambientali e  a contatto con l’acqua i colori smaltati  risultano più luminosi e cangianti.

cupola frà NuvoloMattonelle a spina di pesce andranno a ricoprire molte cupole di chiese napoletane ; tra queste si può ancora oggi ammirare( in quanto molte distrutte dai bombardamenti del ’43) la seicentesca cupola della Chiesa di Santa Maria alla Sanità, progettata dall’architetto domenicano Fra ‘  Nuvolo.

Da Largo di Palazzo(piazza Plebiscito) a Largo di Castello, Napoli si presentava come “città maiolicata”: ampi giardini lastricati di riggiole  che rivestivano anche scenografiche fontane.

Capolavoro della produzione ceramica settecentesca è indubbiamente il Chiostro maiolicato del Monastero di Santa Chiara.

sedile con scena mitologica santa chiara

I pilastri sono fasciati da un motivo ornamentale  a tralci di vite e glicine mentre i sedili che distanziano i pilastri, sono  decorati con scene di tema agreste, marinaro, mitologico, folcloristico, il tutto compreso in una ricca cornice di cartocci e volute; qui il Vaccaro sembra essersi ispirato ai motivi dei famosi arazzi Gobelins presenti nelle regge borboniche rifacendosi così,  come le  antiche maioliche dei pavimenti rinascimentali, ai decori di preziosi tappeti.

Annamaria Pucino