Il Centro Antico di Napoli presenta un gran numero di edifici religiosi legati  alla nuova cultura artistica affermatasi fra gli anni 70-80 del Cinquecento, ossia dopo il Concilio di Trento.

Il Concili di Trento ebbe inizio nel 1545 per volontà del papa Paolo III ( di cui nel Museo Capodimonte abbiamo diversi ritratti del Tiziano) e fu finalizzato per mettere ordine morale nella Chiesa di Roma, ribadire le dottrine del catechismo cattolico e affrontare l’eresie protestanti.

La forte mondanizzazione della Chiesa fu una delle cause della Riforma protestante, la grande crisi religiosa che investì l’Europa nel XVI secolo e  portò alla formazione di chiesi protestanti.

Protagonista della Riforma fu Martin Lutero, il quale oltre che mettere in discussione alcuni principi della fede cattolica , mise in dubbio il diritto canonico e l’autorità del Papa. La reazione di Lutero, ex monaco agostiniano, ebbe inizio nel 1517 quando si schierò contro la politica delle indulgenze concesse da papa Leone X per la costruzione della Basilica di San Pietro.

Lasciti, donazioni, somme di denaro offerte dai fedeli agli ordini religiosi, per avere in cambio la riduzione delle pene e  del tempo da trascorrere in Purgatorio per i peccati commessi, servirono alla Chiesa per finanziare importanti committenze artistiche.

La Controriforma fu la risposta della Chiesa cattolica alla Riforma protestante.

IL Concilio di Trento non fissò norme specifiche per l’arte,  ma introdusse la necessità del controllo delle opere da parte delle autorità religiose locali che devono verificarne il decoro, la chiarezza espositiva, l’aderenza alle verità dottrinali.

Si insistette sul ruolo didattico delle opere volte all’insegnamento dei principi cattolici, mentre l’aspetto estetico passò in secondo piano rispetto ai temi della fede che dovevano giungere ai fedeli in maniera comprensibile.

Nacque pertanto il problema di un’arte in difesa dell’ortodossia cattolica: le opere potevano essere modificate o distrutte in base alla loro correttezza devozionale.

Vennero rivalorizzate le immagini dei santi il cui ruolo era stato messo in discussione dalla dottrina protestante della predestinazione, secondo la quale ci si salvava per la sola fede e non per le opere di carità.

In risposta a ciò, nacque non solo una nuova iconografia dove i santi sono affiancati con gli attributi legati alle loro virtù, ma anche venne favorito il culto delle reliquie. Ogni convento, infatti, doveva avere un ambiente per il culto delle reliquie.

Nella Certosa di San Martino si posso ammirare le teche in ebano e oro che custodivano le reliquie di santi, trasferite successivamente altrove in seguito alla musealizzazione del luogo.

Anche nel transetto sinistro della Chiesa del Gesù vi sono due bellissimi reliquari. Essi sono due grandi rettangoli scompartiti da cornici di legno intagliato e dorato e accolgono , come in un teatrino popolare, ben sessantotto busti -reliquiari  in legno policromo. Sono figure scolpite di santi  che presentono nei volti e nella movenze, un’accentuata espressione pietistica, oggetto di una forte devozione popolare.

Accanto all’iconografia dei santi si moltiplicarono le immagini della Vergine , il cui ruolo era stato sminuito dai protestanti.

Si diffusero le immagini della Madonna del Rosario, dell’Immacolata Concezione in conferma del dogma cattolico, mentre vennero messe da parte le immagini più popolari della Madonna del latte, della Madonna dell’Umiltà o quelle più profane raffigurate nel periodo precedente.

madonna di f. santafede

La pittura controriformata è pertanto una pittura devozionale, di facile lettura, di grande coinvolgimento emotivo. In cui ogni particolare è attentamente studiato, una pittura ben consona di quelle che erano la esigenze della chiesa.

Il soffitto cassettonato della chiesa di Santa Maria la Nova rappresenta  uno dei più interessanti esempi di pittura controriformata presenti in città. Esso è costituito da quarantasei tavole di diverse dimensioni  con Storie della Vergine, dipinte dai più virtuosi pittori di questa corrente: Francesco Curia, Girolamo Imperato, Fabrizio Santafede.

soffitto santa maria la nova

Riguardo l’architettura, l’impianto tipico della chiesa controriformata è a unica navata con cappelle laterali e abside a terminazione piatta. L’unica navata, in effetti, consentiva di accogliere la massa dei fedeli il cui sguardo, secondo una prospettiva lineare, convogliava direttamente sull‘altare maggiore che si presentava isolato e monumentale.

In tal modo si ribadiva l’ importanza del banchetto eucaristico, sminuito nella sua efficacia sacramentale dai protestanti.

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Pii Monti e Congregazioni laiche sorsero numerose nel corso del Seicento; queste furono tipiche espressioni dell’ideologia controriformata che promuoveva  opere caritatevole finalizzate a soccorrere i più deboli ed emarginati. Tali attività benefiche  furono favorite non solo  per la mancanza di un intervento statale in campo assistenziale,  ma anche per controbattere (come per l’immagine dei santi) l’eresia protestante che sosteneva che ci si salva per la sola fede e non in virtù anche delle opere.

Summa visiva delle varie attività caritatevole è indubbiamente la famosa telaLe sette opere di Misericordia” del Caravaggio presente nella chiesa del Pio Monte, istituzione sorta per iniziativa di alcuni nobili mossi da intenti filantropici.

Manforte alla Chiesa di Roma la diedero i nuovi ordini religiosi che iniziarono a giungere a Napoli alla fine del Cinquecento i quali vennero  ben accolti dal governo spagnolo.

I primi ad arrivare furono i Teatini, seguiti poi da Gesuiti e Oratoriani. Essi cominciarono a costruire complessi conventuali nel cuore della città, dove maggiormente potevano ad essere a contatto con la popolazione e avere una maggiore ingerenza su di essa.

Vecchi e nuovi conventi dovettero tutti adeguarsi ai dettami controriformati, perfino i monasteri francescani con la loro semplicità pauperistica furono costretti a cambiar veste.

Da un censimento fatto in città nel 1585,  pochi anni dopo la chiusura del Concilio di Trento, risulta che in città c’erano ben 92 conventi, 400 chiese, 33 conservatori e 3500 religiosi!

Insomma la Napoli vicereale assunse l’aspetto di una città conventuale in cui sorgevano più  edifici sacri che civili.

Annamaria Pucino