Il 3 marzo 2012 un gruppo di attivisti No Tav bloccò la barriera al casello di Avigliana della A32 in direzione Torino e fece passare i veicoli, impedendo la riscossione del pedaggio. Tra di essi c’era anche Nicoletta Dosio, volto storico del movimento No Tav e insegnante in campo umanistico dal 1973 al 2006, che fu condannata ad un anno di detenzione per violenza privata ed interruzione di servizio pubblico. Lo scorso 30 dicembre la 73enne, scaduto il termine entro il quale avrebbe potuto fare richiesta di misure alternative alla detenzione, è stata arrestata ed è attualmente detenuta presso il carcere Le Vallette di Torino: “non mi sento vittima, io mi sento assolutamente consapevole di stare dalla parte giusta […] chiedere misure alternative avrebbe voluto dire, in un certo senso, ammettere il mio errore e chiedere pietà“, dichiara l’attivista, rivendicando con convinzione il forte gesto che le ha procurato la condanna.
A Palazzo San Giacomo si è tenuto un dibattito pubblico in proposito, per approfondire il tema degli spazi di dissenso nei sistemi democratici e chiarire il ruolo della giustizia penale davanti alle proteste collettive. Il sindaco Luigi De Magistris si è convintamente schierato dalla parte della Dosio, dichiarando di voler esprimere, con quest’iniziativa, solidarietà istituzionale e politica “alla militante arrestata a 73 anni per aver manifestato dissenso nei confronti di un’opera pubblica che secondo me e secondo tanti è dannosa, dal punto di vista ambientale, economico e finanziario. Una donna che difende in modo non violento l’ambiente, il territorio e i beni comuni in un paese normale riceverebbe medaglie“. Sono intervenuti inoltre, a sostegno della donna, oltre all’attivista No Tav Francesco Richetto, l’avvocato penale e presidente di Premio Napoli Domenico Cirozzi e l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Eleonora De Majo, l’avvocato parlando di una generale criminalizzazione dei movimenti di dissenso a partire dagli anni Novanta e la De Majo sottolineando l’iniquità della reclusione di una donna di 73 anni, la quale però, lo ricordiamo, ha scelto il carcere consapevolmente e rifiutando le alternative, per portare avanti con convinzione le ragioni della sua lotta e perché “in carcere avrò tempo per leggere, per pensare e per partecipare ad altri fronti di lotta, che ci sono anche al di là dei muri.