Di lettera in lettera, parola dopo parola, abbiamo costruito un percorso. Eccolo, raccontato dai nostri scrittori dell'”Officina delle parole” di Vincenza Alfano presso Iocisto, #lalibreriaditutti

Buona lettura!

Un percorso verso gli altri

Maria Carolina Carpio

Luca era un ragazzo come tanti: aveva tanti amici, aveva l’hobby della scrittura, amava la lettura.

Ma c’era in lui qualcosa in più: il suo entusiasmo per la vita, il suo essere dedito al prossimo più di ogni altra persona.

Lo rendeva particolarmente felice la sua attività di volontario.

Era una ragione di vita, un punto di riferimento importante senza il quale si sentiva vuoto.

Nel suo cuore immenso c’era spazio per tutti ed era sempre pronto a dedicarsi agli altri con amore. Senza risparmiarsi, pronto a rinunciare al vantaggio personale, ad accettare qualche perdita.

Si rivolgevano tutti a lui, amici e parenti.

Per i suoi fratelli più piccoli, due sorelle e un maschio, era il gigante buono delle favole e non avrebbero potuto trovare un modo migliore per definirlo.

Fin da bambino sognava di diventare medico per aiutare le persone più bisognose e che non avevano i soldi per le cure e che quindi erano destinate alla fine peggiore.

La figura del medico napoletano santo, Giuseppe Moscati, era il suo modello:  la spinta a iscriversi alla facoltà di medicina gliela aveva data lui.

Essere utile agli invisibili era il suo obiettivo non solo professionale ma di vita.

C’erano state tante tappe in questo percorso attentamente pianificato e voluto: l’esperienza negli scout, da adolescente, l’associazionismo religioso e il volontariato verso i disabili.

Poi fu la volta nell’Unitalsi come servizio civile.

Dietro di lui suo padre, uomo retto, onesto, altruista. Gli aveva indicato la strada, accompagnandolo nel suo cammino.

Grazie a lui aveva scoperto quel mondo affascinante per la sua serenità, dove aiutare gli altri diventava l’unico modo possibile di sentirsi felici. Il senso di questa gioia profonda non era paragonabile a nessun’altra esperienza.  Scoprirsi migliori, conoscersi e riconoscersi nei gesti e nei volti. Capire che il mondo  può essere trasformato anche da una sola parola.

 

Percorsi paralleli

Maria Grazia Gugliotti

Ci siamo conosciute perché abitavamo nello stesso palazzo.

Stavamo insieme ogni pomeriggio sulla terrazza.

Le sere d’estate una folla di amiche ma Marcella per me era unica.

Simpaticissima, irrequieta, uno spirito libero.

Incredibilmente brava con la musica, qualsiasi strumento avesse tra le mani, riusciva a suonarlo: sax, fisarmonica, una volta anche l’ukulele.

Al contrario di lei, io non sapevo nemmeno dove fosse il do centrale sul pianoforte, ogni tanto strimpellavo qualcosa, ma non sapevo leggere gli spartiti.

Ero affascinata da quel suo talento, ma ciò che mi attraeva più di ogni altra cosa era quella sua capacità di iniziare una storia d’amore nello stesso momento in cui cambiava strumento musicale.

Percorsi paralleli. Era incredibile!

A 14 anni prese una sbandata per un biondino di 16 anni, in quel periodo Marcella suonava la chitarra e fino ai 16 ne cambiò ben tre…di chitarre, di corde saltate non so quante!

A 17 fu la volta del pianoforte che apprese con più dedizione, e s’innamorò di Davide.

M’incuriosiva quella sua arte di calamitare qualsiasi ragazzo le piacesse.

E ci riusciva ogni volta!

C’era sempre bisogno di uno strumentista nei gruppi rock e per questo la consideravano. Era questo il polo d’attrazione per tutte le sue storie d’amore.

Io dedita allo studio, di tanto in tanto mi lasciavo coinvolgere nelle sue feste di musica assordante che organizzava con i suoi amici rocchettari.

Purtroppo ogni sua storia finiva sempre alla stessa maniera, litigavano per disaccordi musicali e il fidanzatino di turno si allontanava.

Più volte le ho consigliato di non essere precipitosa e di valutare prima, ma lei, niente.

Ascoltava il consiglio, poi puntualmente faceva di testa sua.

Marcella però non ci stava poi così male, sfogava la sua momentanea solitudine nella musica.

S’immergeva totalmente nelle note, che nemmeno ti ascoltava se provavi a dirle qualcosa.

Ora abbiamo entrambe 40 anni, mi sono appena lasciata col mio compagno, lei solo da qualche mese ha iniziato una nuova storia e… sembra essersi appassionata al mandolino… per il quale stravede.

L’acquistammo insieme, mi disse che le portavo fortuna.

Da ieri si è trasferita a Milano, per seguire il suo “mandolinista”.

Mi manca.

Quanti percorsi interiori abbiamo vissuto insieme.

Nel salutarmi prima di partire, mi ha lasciato il suo affezionato mandolino.

Mi sono commossa.

Le ho detto: << ma non lo so suonare>>

<<Imparerai.>> mi ha risposto.

Inizia per me un nuovo percorso.