Due racconti dell'”Officina delle parole”, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano presso la libreria Iocisto, sulla parola desiderio. Due modi diversi di interpretarla.

Oltre ogni immaginazione

Paola Simeoni

Era ancora una bambina quando lo aveva visto per  la prima volta al di là di quel vetro. Aveva provato un’insolita sensazione che non avrebbe saputo descrivere, se qualcuno le avesse chiesto di farlo.

Solo anni dopo, quando aveva ormai raggiunto la piena consapevolezza di sé e delle sue percezioni, le capitò di rivederlo. Non aveva memoria del loro primo incontro, ma aveva avvertito subito l’appannamento dei sensi di fronte a quella apparizione.

Tipi così non si vedono tutti i giorni, non li vendono al supermercato, pensò in estasi.

Dietro quel bancone, tra la schiera di suoi simili, l’oggetto del suo desiderio faceva bella mostra di sè, quasi godendo dello sguardo dei passanti che gli indirizzavano sguardi vogliosi. E fu allora che lei capì cosa fosse il desiderio. Un pensiero che non ti abbandona, la necessità di possesso al di là di ogni ragionevolezza.

Quando per la prima volta lo aveva portato di nascosto nel buio della sua camera, aveva capito subito che ciò che stava facendo poteva essere giudicato condannabile, ma questo pensiero non le aveva impedito di godere di quell’incontro clandestino.

E così erano andati avanti per mesi. Gli incontri erano diventati quasi quotidiani, fino a quando ai suoi genitori non era apparso chiaro il suo cambiamento. Le forme di adolescente acerba avevano lasciato il posto alle rotondità di donna matura. Eppure nei piatti rimanevano buona parte dei succulenti manicaretti che la mamma preparava. Neanche più la lasagna le impediva di trattenersi solo qualche minuto a tavola e di schizzare nella sua camera, dove, quasi ogni giorno, la aspettava ‘lui’.

Il sospetto di un segreto inconfessabile, pensarono i genitori, andava confermato. Prima di una decisione drastica, bisognava effettuare le opportune verifiche.

Cominciarono a seguirla. Ogni giorno, dopo scuola, percorreva la stessa strada. Da sola. Bello o brutto tempo, con un sorriso radioso e con passo svelto si incamminava verso una strada secondaria, che raddoppiava il percorso verso casa. Fino a quella piazza, una bellissima piazza. Lì gruppi di studenti si incontravano ogni giorno per chiacchierare, fumare una sigaretta, o semplicemente a scambiare qualche effusione con l’amorino di turno. Ma lei no, lei procedeva con passo spedito, ignorando i suoi coetanei e l’allegria che produceva il loro vociare. Alla fine entrava in quel negozio e lo trovava lì, insieme agli altri. L’insegna, esternamente, svelava il suo segreto:‘Il regno del babà’.

Paola Simeoni lettrice seriale a partire da quest’anno frequenta il corso di scrittura di Enza Alfano. Non sa ancora se è in grado di scrivere, ma le piace la tensione creativa che avverte quando lo fa. Il suo primo obiettivo è vincere il senso di pudore che prova quando legge in pubblico ciò che scrive.

Un desiderio da condividere

Maria Carolina Carpio

Daniela aveva quindici anni ed aveva già vissuto tanto per la sua età. La sua famiglia l’aveva educata a quei valori che oggi purtroppo sono rari. Era una perla  Daniela; aveva delle attenzioni, dei sentimenti e una sensibilità molto spiccate per la sua età, sensibilità che nessuno si aspetta da una ragazzina adolescente e piena di vita che pensa ai ragazzi e al divertimento.

Era bella: alta, castana, occhi marroni, labbra carnose, fisico slanciato da modella.

Daniela era molto pudica nei suoi sentimenti tanto da non mostrare mai veramente quello che era, quello che desiderava realmente essere, quello che voleva essere.

Era molto schiva e diffidente Daniela ma dentro di lei nascondeva un pozzo enorme di sensibilità, di affetto, di altruismo che aveva paura di mostrare.

Un giorno, all’uscita di scuola, conobbe Renato, il fratello della sua compagna di banco.

Era un ragazzo alto, biondo, occhi azzurri, due zigomi sporgenti che a Daniela facevano impressione.

S’incamminarono tutti e tre verso casa parlando, come avviene di solito fra chi non ha estrema confidenza, del più e del meno e Daniela sentì per la prima volta, all’improvviso, la fiducia di potersi confidare completamente con qualcuno: fu cosi che le si spalancò un mondo.

Renato incominciò: “ Sai cosa pensavo? Noi ragazzi di oggi non amiamo sporcarci le mani per il prossimo ma pensiamo solo ad andare ad aperitivi di beneficenza, a vestirci in giacca e cravatta e quando si tratta di dare una mano concreta siamo pronti a scappare. Le difficoltà ci spaventano e non le affrontiamo. Sapete? Fare volontariato a me piace tanto; stare accanto alle persone bisognose, ai cosiddetti invisibili è l’esperienza più bella che una persona possa fare. Per questo motivo ho deciso di iscrivermi a medicina e di dedicare al prossimo tutta la mia vita. E poi sapete cosa penso? Noi medici, oltre che curare il corpo, curiamo anche lo spirito dei nostri pazienti ed è questo che rende la nostra una missione molto delicata. Curare lo spirito è difficilissimo: è per questo che abbiamo tante anime smarrite e poi manca completamente la cura dell’altro. Ecco perchè  ho incominciato a frequentare la nostra parrocchia, Non abbiamo più fiducia nei nostri sogni, non abbiamo il coraggio di sognare e di trasformare il sogno in un obiettivo!

Daniela si sentì confortata: aveva capito che quella poteva essere anche la sua strada.

Fu così che per i tre amici iniziò una splendida avventura a servizio degli ultimi. Una missione  per tutta la vita e fra Daniela e Renato sarebbe nato qualcosa di più di una semplice amicizia: il progetto di una vita insieme con tanti figli da educare agli stessi valori.

Maria Carolina Carpio è nata a Napoli. Questo è il suo primo racconto su un giornale online ma ha già pubblicato in numerose antologie: “Napoli in cento parole” e “Napoli a tavola in cento parole” (Giulio Perrone Editore), “Treni persi, treni dimenticati” (Giulio Perrone Editore), Agenda Orlando (Giulio Perrone Editore).