Il giorno 17 Giugno 2019 Francesco Totti dice addio alla Roma, si dimette dall’incarico di dirigente, esattamente diciotto anni dopo lo storico scudetto conquistato nel 2001.
“Non è una coincidenza voluta, non avrei mai pensato di arrivare a questo punto, sarebbe stato meglio morire”
“Ho fatto questa scelta perché non mi sono mai sentito coinvolto all’interno di un progetto e della dirigenza stessa. Le promesse fatte non sono state mantenute. Era inutile restassi. Mi hanno interpellato rarissime volte, per loro ero una presenza ingombrante. Nella società tutte le decisioni passavano da Londra e poi arrivavano da me, quando tutti i giochi era già fatti. Ero messo al margine”.

Francesco Totti, il Capitano, alcuni azzardano chiamandolo l’Ottavo Re di Roma: ”Nessuno mi ha tolto il mio popolo e nessuno me lo toglierà”.
Simboli, bandiere, appartenenza alla maglia e ai colori. Il calcio ci dà una lezione di vita in proposito ma il tempo, chissà forse, il Dio denaro prepotente soffia via questi elementi.
O forse è uno sbaglio pensare che non abbiano più importanza; bisogna forse imparare a distinguere la persona dal professionista: il lavoro è lavoro, ognuno nel proprio settore cerca, soprattutto per gratificazione personale, di alzare l’asticella di farsi valere, e allora cerca altrove.
Totti è consapevole che avrebbe potuto fare bene nel ruolo di direttore tecnico, se solo gli avessero dato maggiori opportunità di esprimersi. Conscio che la sua esperienza, per quell’incarico sarebbe stata utile. Ha ammesso che è una prospettiva diversa da cui guardare il calcio rispetto al campo da gioco, quindi indubbiamente avrebbe preso confidenza con il tempo, ma dalla sua sa perfettamente cosa significa romanità e poteva, e voleva, dare tanto in tal senso, non glielo hanno permesso. L’unico merito che gli riconoscono è di riuscire a portare Roma nel mondo ma è già ben noto a tutti.
Roma città e tifoseria sono deluse. Da poco tempo hanno vissuto anche l’addio di De Rossi, altra bandiera della Capitale. “Volevano mandare via i romani da Roma, ci sono riusciti”. E’ una triste verità.
Totti si è detto incapace di far male alla Roma.
Lui è il primo a volere che torni a volare in alto come è giusto, come ogni tifoso giallorosso ha sempre sperato. Sognato.

E i tifosi napoletani invece?

Avranno vissuto un’incubo nel sapere che Maurizio Sarri è ufficialmente il nuovo allenatore della Juventus.
“Devo tanto ai tifosi napoletani, dedico loro la vittoria dell’Europa League con il Chelsea. Adesso per la mia carriera valuterò. Juventus? La professione ti porta a fare delle scelte che non avresti mai creduto di fare”.
Chi lo avrebbe mai detto in effetti, il Comandante toscano cultore del gioco nella sua bellezza; un uomo semplice, fin troppo diretto ma soprattutto tifoso del Napoli da sempre è passato dalla parte del rivale numero uno di quest’ultima. Lui che sulla panchina azzurra frecciatine le ha mandate proprio agli Juventini, lui che ha portato il Napoli a 90 punti con dignità e orgoglio, nonostante non siano bastati per la vittoria dello scudetto.
Anche Lorenzo Insigne, uno dei simboli del Napoli lo aveva detto in tutta franchezza: ”Se dovesse succedere e i tifosi lo prendessero come un tradimento, dalla parte loro anche io lo penserei. Speriamo fino all’ultimo nel contrario”.
Perderemmo tempo a giudicarlo ed è troppo facile dargli dell’incoerente. Ancora una volta però riflettiamo su quanto valore si dia oggi, nel calcio, al senso di appartenenza. Ma soprattutto in quanti lo sentano ancora vibrare nel corpo e nell’anima, tanto da volerlo gridare al mondo.
Direte voi la sportività dove è finita? La parola al campo, alla gente.
Maurizio Sarri e il Sarrismo ora sono nella Torino bianconera e ancora una volta seppur in soli minimi dettagli ci sembrerà diverso da Londra, da Napoli, una città che adesso ha tutta l’aria di una donna innamorata e disillusa. Matura al punto tale da rispettare comunque questa volontà del mister… chissà se incline al perdono, semmai servirà.

Roberta Salvati