Nel new deal del festival della musica italiana c’è lo spazio del ricordo che è consegna all’eternità: Claudio Baglioni vuole ricordare il cantautore partenopeo a quattro anni dalla scomparsa e gli conferisce un premio alla carriera, sebbene Pino Daniele non abbia mai partecipato alla gara canora come concorrente e soltanto una volta come ospite.

È consolante pensare che un artista non viene mai dimenticato, l’opera d’arte sottrae il suo autore dai confini del tempo. E se il tempo stesso è irrilevante per un artista, figuriamoci lo spazio. E così accade che lo scugnizzo più d.o.c. di tutti venga celebrato nel Festival che rappresenta l’Italia nello scenario internazionale.

Ne ha fatto di strada quel ragazzo che si dichiarava pazzo, quello che diceva, in uno slang misto di napoletano e lingua italiana – nun saccio parla’ ma saccio canta’! Quello slang che si è progressivamente contaminato con tutte le lingue e i tutti dialetti incontrati nel suo percorso umano e musicale. Pino, sempre aperto ad accogliere il diverso e il nuovo, proprio per questo è rimasto radicalmente fedele alla parte più autentica della “napoletanità: la capacità di accogliere, di integrare, di fondersi.

Un genio della musica: è stato riconosciuto da più parti, un grande amico di altri geni, uno dei più degni abitanti dell’empireo costruito dagli artisti illustri di Napoli dove sono collocati Toto’, Scarpetta, i suoi figli de Filippo, il grande Massimo Troisi e tanti altri che non nominiamo perché, al solo sentire i loro nomi, ci sentiamo orfani.

Ma fino a quando potremmo girare per le vie di Napoli e cantare le canzoni di Pino, del nostro Pinuccio, non lo avremo mai perso completamente perché, se è vero che chiunque può intendere la sua arte, solo un napoletano può intendere integralmente, in ogni sfumatura, l’anima di un altro napoletano.

Ascoltare il ricordo di Pino Daniele dal palco di Sanremo, nella sua città sarà un’altra cosa. Essere napoletani è un’altra cosa, come disse Toto’ e ribadì Sofia.

Concedeteci questo sano campanilismo che non è e non sarà mai discriminazione, nulla è più lontano dai valori partenopei che sentirsi distanti dagli altri popoli.

L’Africa abita da sempre la musica di Pino e, a quella offesa odiosa e reiterata a Napoli di essere la capitale del nord Africa, rispondiamo come fece Troisi: meglio essere la capitale dell’Africa del Nord che la capitale del Sud Africa”, riferendosi all’epoca del vigente regime dell’Apartheid.