“Il nuovo cemento porta il titolo della «Rigenerazione urbana». Così si costruiscono le metropoli dell’esclusione, dove i poveri non hanno più cittadinanza” recita il prologo di Un gioco di società, la prima inchiesta giornalistica interamente su Instagram, vincitrice della categoria sperimentale del premio Roberto Morrione 2019. L’inchiesta, a cura di Maurizio Franco, Matteo Garavoglia e Ruggero Scotti, con la partecipazione di Lorenzo Fargnoli (ideatore del progetto social), Marco Mastrandrea (riprese, foto e montaggio) e Stefano Sbrulli (grafiche e illustrazioni) accende i riflettori sul tema turistificazione, con particolare attenzione per Napoli, Roma e Milano.
Quello che emerge è il tessuto di interessi economici che avvolge i centri storici delle città italiane più frequentate da visitatori: lo spazio pubblico viene privatizzato e ceduto ai migliori offerenti, nell’ottica di una “valorizzazione” che piega al profitto le scelte urbanistiche, cancellando ogni traccia di pianificazione pubblica. Il tutto a scapito degli abitanti e delle attività tradizionali. I contenuti di questa brillante inchiesta sono organizzati in tre pagine Instagram, una per città: chiunque può accedervi e, dopo aver letto il “prologo” nelle storie in evidenza, consultare i “blocchi” numerati di materiale sottostante, consistente in immagini, video e testimonianze dirette, il tutto articolato in livelli, quasi come se si trattasse di un vero gioco: Napoli è il primo livello, Roma il secondo, Milano il terzo, con tanto di frecce e percorso sulle copertine di ciascun blocco. Ma il vero gioco di cui si parla è un altro e la posta è elevata: quello disputato tra interesse pubblico e privato, che ha come prima conseguenza l’espulsione dei cittadini meno abbienti. Il titolo della sezione dedicata a Napoli è “L’invasione”: negli ultimi due anni il numero di turisti in città è cresciuto del 91%, gli annunci di case, appartamenti e stanze in affitto sono ad oggi oltre 7mila, la piattaforma dominante è Airbnb e nel solo 2016 le richieste di sgombero sono state 6270. Airbnb, tuttavia, non fornisce alcun dato ufficiale, né agli enti di ricerca, né alle istituzioni: chi mette in commercio una casa vacanze continua a pagare la cedolare secca, tassazione del 21%, come se si trattasse di un contratto di affitto residenziale e questo induce numerosi proprietari a sfrattare i propri inquilini per riadattare la casa a struttura vacanziera. Il vicesindaco di Napoli Enrico Panini informa che il comune è intervenuto per quanto possibile prendendo accordi con alcune grandi piattaforme e assicurandosi che ai turisti fosse sempre imposta la tassa di soggiorno, ma questo non è sufficiente: continua a non essere comunicato chi soggiorna in città e “come lo fa un albergatore dovrebbe farlo anche una piattaforma”. Anche Bruno Discepolo, assessore all’Urbanistica della regione Campania esprime la propria preoccupazione per questo incontrollabile fenomeno di “ricettività informale” non dichiarata, che toglie vani ai cittadini e che ha delle ripercussioni sui piani urbanistici. Intanto, il 92,4% degli annunci su Airbnb offre agli ospiti una disponibilità superiore ai tre mesi; i bnb sono disponibili per un numero medio di 70,5% giorni all’anno e nel cuore del centro cittadino sono stati espulsi i titolari di attività storiche per lasciare spazio alla distribuzione di cibo da asporto e souvenir. Ascoltiamo i timori di Giuseppe Manna, liutaio di via San Sebastiano, e la rassegnazione di Rosa Spagnuolo, sfrattata dopo venticinque anni di affitto regolarmente versato. La situazione non è migliore a Roma (“Il campo di battaglia”), dove gli studenti fuorisede non hanno la possibilità di accedere ad alloggi nei pressi dell’università per i costi eccessivi e nel quartiere San Lorenzo è in programma l’apertura, per niente risolutiva, di uno studentato di lusso in collaborazione con una società olandese; né a Milano (“L’impero colpisce ancora”) dove il progetto Milan Innovation District intende, tra l’altro, trasferire alcune facoltà universitarie in un nuovo campus sui terreni dell’ex Expo, lasciando vuoti nello storico Centro Studi, senza alcun progetto di valorizzazione futura.

Siria Moschella