Camion provenienti dal sud Italia, pieni di cani e gatti varcano con regolarità il confine con la Svizzera la Germania, l’Austria, ed altri paesi del nord e dell’est Europeo, ma dove vanno? La ragione ufficiale è che nei paesi del nord Europa questi animali trovano adozione più facilmente. Un’altra storia è che i canili del nord Europa fanno pagare per l’adozione di un loro animale, quindi prendono i nostri randagi e li rivendono alle famiglie che li vogliono adottare, e fino a qui non ci sarebbe niente di male, ma la verità purtroppo sembra sia un’altra.

Secondo l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente  – Italiambiente) la tratta dei cani verso il nord Europa, considerata da molti una favola o una leggenda metropolitana, nasconde motivi ben più sinistri. Sfortunatamente non è affatto una leggenda metropolitana, si tratta purtroppo di un fatto notorio che risale
addirittura al 1993 quando il governo di allora lanciò un allarme sugli strani traffici di migliaia di cani che prendevano la direzione della
Germania ed in particolare verso Colonia e la Sassonia. Migliaia di cani partiti dal centro sud Italia di cui non si ebbero più notizie.
Ma lo strano traffico non si è fermato ed ogni anno tende ad aumentare. Al traffico dei cani dei canili si sono aggiunti i cani rubati e quelli “esportati dopo essere stati raccolti tra i randagi”. Complessivamente i cani esportati in maniera regolare in questi ultimi trent’anni sono stati oltre 2 milioni mentre non è dato sapere quante sono le migliaia di cani esportati clandestinamente verso la Germania. In alcuni casi in cui è stato possibile fare controlli, i cani non sono stati più trovati. Organismi ufficiali hanno recuperato, in laboratori di vivisezione, animali di proprietà rubati. È dunque più che probabile che i nostri emigranti vengano usati per la vivisezione, e per i test chimici o farmaceutici.

Già nel 2009 l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) scriveva nel comunicato a sostegno della sua campagna: “Ti deporto a fare un giro”. La Lav (Lega Anti Vivisezione) nello stesso anno sosteneva che per testare tutte le sostanze chimiche da registrare in Europa secondo la legge, vengono sacrificati 54 milioni di animali. Michela Kuan, biologa responsabile Lav settore Vivisezione ha spiegato che nei test di tossicità per lo studio delle sostanze chimiche gli animali sono obbligati a ingoiare vernici, colle, pesticidi e disinfettanti, vengono inseriti in camerette contenenti vapori chimici che sono costretti a respirare, la loro pelle e i loro occhi vengono spalmati con i prodotti da testare per verificare il livello di corrosione, irritazione, arrossamento. E allora servono topi, ma pure cani e gatti in gran quantità.

Il comunicato dell’AIDAA sottolinea come il traffico si sia esteso nel tempo anche verso altre nazioni del centro nord Europa ed in Italia esistono appunto una trentina di associazioni che si 
occupano di trovare casa in Germania in maniera apparentemente legale, ma solo tre di loro presentano bilanci regolari come prevede la
normativa italiane per le associazioni e le Onlus, mentre delle altre poco o nulla si sa se non che il giro di affari complessivo in questi
trenta anni ha superato abbondantemente i 500 milioni di euro.

“Alle associazioni più o meno regolari si affiancano decine di gruppi e singoli che si occupano di esportazione di cani (e parlo di esportazione a ragion veduta) non controllata e spesso illegale, Dove finiscono questi cani? Cominciamo da quelli che trovano casa. Sono circa trecento mila i cani che hanno trovato casa passando dal portale tedesco: Happy End http://zergportal.de/baseportal/tiere/HappyEnd mentre degli altri non si hanno notizie. Non si trovano piu nei canili e di loro non ci sono tracce nelle anagrafe canine dei paesi dove sono stati inviati. Che fine hanno fatto? Semplicemente scomparsi come se non fossero mai esistiti” è dichiarato nella nota dell’associazione animalista.

Ovviamente un muro di silenzio che ogni tanto si rompe attraverso notizie che riportano il ritrovamento in laboratori di vivisezione in vari paesi europei di cani rubati di cui viene poi modificata l’identità (ultimo caso quello del laboratorio in Sassonia). La vicenda dei cani scomparsi è stata discussa, negli anni scorsi, anche in parlamento dove l’onorevole Mancuso presentò nel 2009 un interrogazione dove era scritto: «Sotto la falsa facciata delle adozioni di animali all’estero si nasconde in realtà una speculazione sulla pelle dei poveri animali che passano di mano in mano, sino in alcuni casi, a diventare cavie per i laboratori del nord Europa».

Vi sono poi anche delle testimonianze di poliziotti uno di loro  G.F. di Tortoreto, ha presentato un esposto alla Procura: lui ha visto. «Sorge
il sospetto – scrive il poliziotto – di traffici poco chiari. Sospetto avvalorato anche dal fatto che i cani vengono portati all’estero tramite intermediari tedeschi. Tra l’altro, gli animali, per lo più meticci, di taglia grande, sono in età avanzata, per cui non si comprende come tali possano essere adottati».

Insomma in un intreccio tra legalità ed illegalità, continua la dichiarazione dell’AIDAA, i milioni di cani finiti in Germania ed in altri paesi negli ultimi 30 anni sono per la maggior parte spariti nel nulla. Negli scorsi anni qualche cane fu ritrovato anche grazie al controllo delle associazioni di volontariato che come l’AIDAA monitorano i portali e incrociano i dati con le segnalazioni dei cani spariti dall’Italia. Ma si tratta di briciole rispetto al grosso del mercato dei cani scomparsi.

Ma dove sono finiti i cani di cui non si conosce piu la destinazione? Laboratori di vivisezione, scuoitati per farne pellicce e inserti di
pelliccia dopo magari essere stati a loro volta trasferiti dalla Germania all’est. Un mercato florente, in mano ad organizzazioni spesso
che hanno solo una facciata legale (ci sono anche quelle serie ma sono poche) gestite da intermediari tedeschi di cui si conosce a mala pena l’identità.

“Il traffico potrebbe se non essere fermato almeno limitato e per fare questo basterebbe fare i
controlli incrociati sui bilanci delle associazioni chiudendo quelle non in regola e chiedendo conto a coloro che le gestiscono della documentazione di trasferimento e incrociarla con quella dei canili da
cui partono i cani destinati all’estero, sarebbe facile, ma nonostante le mille denunce ancora non si è fatto niente o quasi perchè per questi signori si tratta in fondo solo di cani che se rimangono nei canili italiani costerebbero ai comuni tanti soldi, mentre cosi vengono comprati e destinati in gran parte poi alla tortura ed all’uccisione.” Dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA.

Zora, un’animalista svizzera in una dichiarazione alla stampa, fatta anni addietro, si sfogò dicendo che bisogna smetterla con la leggenda delle le adozioni all’estero. Se tutti gli animali che entrano dall’Italia avessero trovato una casa, a quest’ora ogni abitante della Svizzera dovrebbe avere almeno 15 cani e 30 gatti. Ha concluso l’attivista. Ma la Svizzera è il paese dove maggiormente al mondo si fa vivisezione e dove la produzione interna di pellicce di cani e di gatti non è vietata, Quindi dove possono finire mai i nostri animali?

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Simona Caruso

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