Come ben sapete questa rubrica è uno spazio che dà voce ai protagonisti del tango, ballerini, insegnanti, musicalizadores, maestri, ed oggi  abbiamo pensato di parlarvi della “Tipica Victor” e del suo genio dietro le quinte, Elvino Vardaro, così poco presenzialista ai tempi come adesso… Ho scomodato Gianni Ninni, dj e cultore storico delle orchestre, il quale scartabellando tra il suo  archivio ci ha regalato uno scorcio di questa meravigliosa orchestra (personalmente la amo molto) e di uno dei suoi protagonistri, pilastri, geni, appunto Vardaro, violinista talentuoso al servizio delle grandi star della sua epoca, ma così poco visibile, per sua scelta… come si confà ai veri geni!!! Ma non vi anticipo nulla … 🙂

Ecco a voi dalle parole di Gianni Ninni:

https://youtu.be/JWK5C8jjpig

Gianni -“perché l’Orquesta Tipica Victor non è mai apparsa in pubblico?”

A metà degli anni venti, il Tango argentino stava diffondendosi e per questo tantissimi musicisti potevano emergere nelle tante orchestre che si esibivano nelle sale da ballo ed in qualsiasi altro posto idoneo.

Il loro talento ed il successo, accendeva sempre più l’interesse delle case discografiche che volevano accreditarsi i diritti per l’incisione e la distribuzione delle composizioni degli emergenti direttori di orchestre.  Una di queste era la nord americana RCA VICTOR

Quest’ultima pensò ed operò una soluzione che le permettesse di contrastare la diretta concorrente Nacional-Odeòn che nel frattempo conquistava un numero sempre maggiore di contratti con i musicisti.

La RCA Victor pesò bene di costituire un’orchestra che la rappresentasse e che non doveva esibirsi in pubblico, ma soltanto in sala di registrazione: il fine era quello di produrre brani unici e originali che avessero anche un’ottima qualità sonora perché proprio in quel periodo, stava cambiando la tecnologia di incisione con la quale meglio poteva essere apprezzata la musica e le voci.

Così la casa discografica si rivolse ad Adolfo Carabelli che nel 1925 formò l’Orchestra Tipica Victor; per ben vent’anni registrò negli studi della RCA, pur con continui cambiamenti delle configurazioni orchestrali.

Dopo poco, i dirigenti del marchio discografico, scoprirono il grande talento di un musicista: quando si parla della Tipica Victor, sicuramente si parla di Elvino Vardaro, colui che venne definito il genio del violino.

https://youtu.be/AHfVCjHCLk

Vardaro era un musicista e compositore dalle raffinate doti e la sua biografia ben si presta per poter scrivere la storia del tango…un “artista segreto”, attribuzione che gli venne data da un critico professionista; infatti egli era quasi un’ombra e quasi del tutto sconosciuto al pubblico. Lui ha suonato in tutte le orchestre, dalla guardia vieja ad Astor Piazzolla, non solo; al suo fianco nacquero i grandi maestri.

Astor Piazzolla infatti, sapendo tutto ciò, decise di portarlo con lui sui palchi e dovunque egli andasse, affinchè venisse scoperto e che attirasse l’attenzione di uditori professionisti che ascoltando le sue qualità musicali, potesse essere definito come il gran violino di Buenos Aires.

E’ interessante scoprire perché quel nome strano…Elvino! Suo padre volle che così fosse chiamato perché era un appassionato di musica lirica ed il personaggio dell’opera “La sonnambula”, di Vincenzo Bellini, che a lui tanto piaceva, si chiamava appunto Elvino.

In una famiglia di amanti della musica, Elvino non poteva che iniziare a studiare musica alla tenera età di 4 anni, quando tra il violino ed il bandoneon, scelse il violino. Intanto, all’età di tre anni, in seguito ad un incidente, perse la prima falange del pollice della mano destra, ma ciò non rappresentò nessun problema ai fini pratici.

I suoi insegnanti di musica furono: Fioravanti Brugni, George Peré e Doro Gorgetti.

Nel 1919, quando Elvino aveva appena 14 anni, debuttò al salone L’Argentina, ubicato nel barrio Rodriguez Pena, che nel 1946 ispirò i compositori Hector Varela e Carlos Waiss,appunto per scrivere il tango “Te espero en Rodriguez Pena”. Sul cartellone che pubblicizzava l’evento, era scritto: “Recital di violino del bambino Elvino Vardaro”. Due entrate. Temi: Mendelshon, Bach e Tchaikovski.

In quel periodo gli artisti si guadagnavano da vivere suonando nelle sale di cinema muto e Vardaro, tra questi, incontrò altri musicisti anche Rodolfo Biagi.

Nel 1922 suonò con l’orchestra Juan Maglio. In quella stessa epoca conobbe un giovane pianista con gli occhiali a vetro spesso…si chiamava Osvaldo Pugliese.

Nel 1923 fece parte dell’orchestra Roberto Firpo e nel 1926 Pedro Maffia lo convocò per integrare il suo sexteto insieme ad Alfredo di Franco, Osvaldo Pugliese, Francisco di Lorenzo ed Emilio Puglisi.

Dopo aver costituito nel 1929, un duo con Pugliese, nel 1933 creò il suo proprio sexteto, anche se non ebbe molta fortuna e popolarità, se non per la registrazione di “Tigre viejo”. Nel sexteto, oltre agli altri, vi era anche Anibal Troilo ed il 1° di aprile del 1933 debuttò nel Café Germinal. Nel 1938 entrò nella fila di violinisti dell’orchestra di Lucio Demare  il cui cantor era Juan Carlos Miranda. In quell’epoca, Vardaro era già stato riconosciuto come eccellente violinista, ma la fama non arrivò perché tra l’altro non la cercò.

Nella decade del ’40 decise di compiere escursioni nel jazz nella “Brighton Jazz”, ma l’esperienza non lo convinse affatto perché nella stessa decade avrebbe fatto parte della fila di violini nell’orchestra di Osvaldo Fresedo ed in quella Joaquin do Reyes e come se non bastasse, attraversando il Rio della Plata, formò la sua orchestra a Montevideo.

Nel 1953, la casa discografica Colombia, gli propone di formare un’orchestra per registrare alcuni brani tra i quali “Pico de oro” di Juan Carlos Cobian e subito dopo, nel 1955, Astor Piazzolla lo convoca per integrare il suo quinteto.

Non termina qui la sua carriera da musicista: nel 1957 si unisce ad Enrique Francini e poi a Fulvio Salamanca e sarebbe stato poi, uno degli ultimi violinisti di Carlos di Sarli.

Il critico Luis Adolfo Sierra disse di lui: “Di raffinamento perfetto, ebbe l’assoluto dominio dello strumento e delle risorse di esecuzione; con profonda conoscenza di tutti i segreti del meccanismo violinístico. Brillò sempre impeccabile destrezza nel maneggio dell’arco ed una duttile mano sinistra che gli permetteva di arrivare con naturalezza alle note più acute, il suo fraseggio l’abbelliva con l’associato di sottili “mordenti” e “appoggiature” di precise realizzazioni. Vibrato inconfondibile e romantico lirismo in tutte le sue interpretazioni. Rilevante personalità, il suo suono inconfondibile sottolineava sempre la sua partecipazione senza proporsi in qualunque delle tante file di violini che integrò. Senza avere preteso mai una bella figura personale, la sua presenza era notata sempre. Sia pur della scuola decareana, il suo stile violinístico fu completamente distinto da quello di Julio de Caro.”

Gianni Ninni per voi

la voce di una ballerina

Edwige